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mercoledì 11 gennaio 2012

BELLU LAVURU 2. Pignatone: “Le imprese si accordano con gli emissari delle ‘ndrine”

da sx procuratore Giuseppe Pignatone, colonnello Pasquale Angelosanto, tenente colonnello Carlo Pieroni
REGGIO CALABRIA. ''Le imprese, prima di installare il campo base di inizio dei lavori, si accordano con gli emissari delle cosche della ‘ndrangheta''. Per il procuratore capo Giuseppe Pignatone, il meccanismo è noto da tempo e lo ha spiegato incontrando i giornalisti nella caserma “Fortunato Caccamo”, sede del Comando provinciale dei carabinieri, per illustrare i particolari dell'operazione “Bellu lavuru 2”. ''Tengo a precisare - ha aggiunto - che le responsabilità dei singoli responsabili locali di Condotte d'Acqua non coinvolgono direttamente i vertici della società''. Dirigenti che, è emerso dalle indagini, avevano incontri conviviali con i vertici delle cosche. ''Il risultato di tale condotta - ha sottolineato Pignatone - è che l'esigenza di favorire le cosche si è risolta in una elevata soglia di approssimazione dell'esecuzione dei lavori, scadenti di qualità, come sottoscritto da una perizia''. L'inchiesta ha anche rilevato ''l'assenza di controllo da parte dell'Anas, in particolare le omissioni plurime del direttore dei lavori, Vincenzo Capozza, anche quando ha rilevato inadempienze da parte della società appaltatrice''. L'irresponsabile gestione dell'appalto, per gli inquirenti, ha determinato il crollo della galleria ''Sant'Antonino'' di Palizzi, perchè realizzata in difformità al contratto d'appalto. ''E' una situazione, questa - ha sostenuto Pignatone - denunciata peraltro anche da Confindustria nazionale con dirigenti locali di imprese nazionali che si piegano a logiche mafiose a discapito della qualità e della sicurezza delle infrastrutture''. Il procuratore ha poi reso noto che l'Anas, nella vicenda, è parte lesa. Le indagini, condotte dagli investigatori del colonnello Pasquale Angelosanto, sono state coordinate dal sostituto procuratore antimafia, Giuseppe Lombardo.

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