ROSARNO. L'operazione congiunta Guardia di finanza - carabinieri si è conclusa con il sequestro di beni per un valore di 190 milioni di euro riconducibili alla cosca della 'ndrangheta dei Pesce. I finanzieri del Gico di Reggio Calabria, coadiuvati dallo Scico di Roma e in collaborazione con i carabinieri, hanno operato in Calabria, Lombardia, Campania ed a Roma per sequestrare 40 imprese, con tutto il patrimonio aziendale, operanti principalmente nel settore dei trasporti, in quello agrumicolo e nel commercio. A queste vanno aggiunte 44 abitazioni, 4 ville, 12 autorimesse, oltre a 60 terreni, 56 autoveicoli e 108 autocarri. Il sequestro, che secondo gli investigatori ha completamente annientato la potenza economica della pericolosa consorteria, è stato disposto dal Tribunale di Reggio - Sezione Misure di Prevenzione, sulla base di una richiesta formulata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, e dal sostituto Cerreti. Nell'operazione sono state sequestrate anche due squadre di calcio che militano nello stesso campionato interregionale, attraverso le quali il clan contava di aumentare il proprio consenso sul territorio.Sono il Cittanova Interpiana e il Sapri, compagini inserite nel girone I di serie D. Le due formazioni, attualmente, occupano posizioni di centro classifica. Aumentare il proprio consenso sul territorio. Era questo il motivo che ha spinto Francesco e Marcello Pesce, accomunati da una grande passione per il calcio, a controllare, direttamente o indirettamente, le due squadre di calcio. E' quanto emerge dall'operazione All Clean, "oggi possiamo dire, con soddisfazione, che Rosarno è veramente libera" dicono gli investigatori. Francesco, secondo l'accusa, attraverso due prestanomi, Domenico Varrà, già arrestato e Vincenzo Condomiti, controllava prima la squadra di calcio del Rosarno e dal campionato 2010/2011, dopo la fusione, quella del Cittanova Interpiana
(nella foto).

Marcello, invece, quale socio occulto, era nella compagine della Sapri Calcio. Nell'operazione All Clean, i finanzieri hanno eseguito 145 accertamenti economico - patrimoniali, di cui 70 a carico di persone fisiche e 75 nei confronti di persone giuridiche, partendo dai nuclei familiari riconducibili a Antonino Pesce, 58 anni, detto "Testuni", detenuto; Giuseppe Pesce (57), "Pecora", deceduto; Francesco Pesce (33), "Ciccio Testuni", latitante; Vincenzo Pesce (52), "ù pacciu e/o u 'mbriacuni", detenuto; Marcello Pesce (47), "ù Ballerinu", latitante; Domenico Leotta (51), "ù Longu", latitante; Roberto Matalone (34), genero di Antonino Pesce, latitante; Maria Grazia Messina (69), suocera di Antonino Pesce, detenuta; Domenico Varrà (57), "mister", detenuto; i fratelli Rocco (50) e Franco Rao (47) "ù Puffo/ù Nano", nipoti del defunto boss Peppe Pesce. Ulteriore slancio alle indagini è venuto dalle dichiarazioni di Giuseppina Pesce, figlia di Salvatore detto "u Babbu", dalla quale i finanzieri hanno ricevuto notizie utili a cristallizzare il quadro indiziario. Cinque giorni fa, le dichiarazioni di Giuseppina hanno consentito l'arresto della madre Angela Ferraro e della sorella Marina, di 48 e 29 anni. Proprio sabato scorso, però, Giuseppina Pesce ha fatto sapere tramite il proprio legale, di avere interrotto la collaborazione con i magistrati della Dda di Reggio Calabria. Il sequestro di oggi nasce dall'approfondimento patrimoniale delle indagini che avevano portato a due operazioni, denominate All Inside, condotte ad aprile ed a novembre dello scorso anno, nel corso delle quali erano stati arrestati, rispettivamente 40 e 24 presunti affiliati alla cosca Pesce. Due mesi fa, la Dda di Reggio Calabria ha chiuso le indagini emettendo 80 avvisi di conclusione indagini. L'inchiesta si basa proprio sulle dichiarazioni di Giuseppina Pesce. Nei giorni scorsi, il ministero dell'Interno ha fatto sapere che si costituirà parte civile, nella persona del prefetto Giancarlo Trevisone, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, nel procedimento contro gli affiliati alla cosca Pesce. Nell'ambito dell'inchiesta All Inside, i carabinieri, nel febbraio scorso, avevano perquisito la sede della squadra di calcio Interpiana, sequestrata oggi. Tra i beni sequestrati figurano anche 20 ditte individuali, due aree di servizio a Rosarno, un complesso sportivo composto da tre campi da calcio e relative strutture sportive.