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giovedì 1 dicembre 2011

SAN PIETRO DI CARIDA’. Due frantoi scaricavano i residui della molitura delle olive: sequestrati e due persone denunciate

SAN PIETRO DI CARIDA’. Con l’avvio della stagione della raccolta delle olive e dei processi di trasformazione, si ripropone, come ogni anno, il problema dello smaltimento illegale dei rifiuti derivanti dalla loro premitura. Nell’ambito di mirati e intensi controlli disposti dal Comando provinciale Cfs di Reggio Calabria sugli opifici oleari dislocati sul territorio della Provincia e in particolare per contrastare le frodi in campo agroalimentare e paesaggistico ambientale, il Comando Stazione di Laureana di Borrello, insieme al personale della Stazione di San Roberto, ha proceduto al sequestro di due frantoi dell’area tirrenica reggina ed alla denuncia dei due rispettivi titolari. Le persone deferite sono P. G., 82 anni, gestore dell’opificio oleario di località Piana e I. F., 53 anni, gestore dell’opificio di località Fiumarolo. Secondo il personale del Corpo forestale, nei due frantoi converge, per le operazioni di molitura, buona parte della produzione olivicola della zona. Le pattuglie dei Reparti di Laureana di Borrello e San Roberto, controllando l’attività di P. G., hanno notato un’anomalia allo scarico delle acque reflue. Opportune e approfondite indagini , hanno consentito di accertare che, sul piazzale antistante l’opificio, era stata costruita una canalina in cemento che a sua volta, tramite un tubo in pvc, convogliava e scaricava il percolato della sansa direttamente nel vallone antistante, senza che lo stesso subisse alcun trattamento. Anche le acque reflue impiegate per la pulitura delle olive, provenienti dalle vasche di lavaggio e decantazione, venivano convogliate e riversate direttamente nel vallone tramite un altro tubo in pvc. L’illecito è stato perpetrato grazie ad un rubinetto a saracinesca, occultata ad arte, che gli operai azionavano all’occorrenza. Da evidenziare che, i versanti del sopraccitato vallone sono ricoperti da una rigogliosa vegetazione costituita da specie tipiche della macchia mediterranea, e che il continuo e prolungato sversamento dei residui di lavorazione delle olive, ne avrebbe sicuramente inficiato l’equilibrio e la sopravvivenza. Nell’opificio di proprietà di I. F., il personale del Cfs ha invece notato sul piazzale antistante, un accumulo di sansa umida, il cui percolato si riversava direttamente su di un terreno limitrofo coltivato ad ulivi. Tale condizione ha portato ad un più approfondito controllo dell’attività svelando, anche in questa circostanza, uno scarico illecito delle acque di lavaggio delle olive, provenienti da tre vasche separate. Ogni singola vasca era dotata di saracinesca collegata a dei tubi che riversavano le acque reflue direttamente sul terreno antistante, fino a giungere nel vallone Fiumarolo. Entrambi i titolari erano sprovvisti delle autorizzazioni necessarie per quanto previsto dalla vigente normativa nel settore paesaggistico ambientale. In particolare, al termine delle operazioni gli agenti forestali hanno proceduto al sequestro di entrambi i frantoi, mentre agli indagati, deferiti alla competente Autorità giudiziaria in stato di libertà, sono stati contestati i reati di abbandono incontrollato di rifiuti liquidi per quanto disposto dalle misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nonché dalle misure urgenti di tutela ambientale; apertura, senza autorizzazione, di scarico di acque reflue; deturpamento delle bellezze naturali nonché realizzazione di scarico in area sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale. Al fine di favorire più efficaci controlli, in questo settore come in altri a difesa della salute dei cittadini e dell’ambiente, si fa invito a voler segnalare eventuali situazioni di potenziale pericolo al numero di pronto intervento 1515 del Corpo forestale dello Stato.

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