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venerdì 16 dicembre 2011

REGGIO CALABRIA. Operazione “Semiramide”: clan rumeni dietro il racket della prostituzione

la caserma "Fortunato Caccamo", sede del Comando provinciale dei carabinieri
REGGIO CALABRIA. E' stata denominata in codice "Semiramide" l'operazione dei carabinieri contro lo sfruttamento della prostituzione che alle prime luci dell'alba di oggi ha portato in carcere, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica, 8 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all'induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L'attività, secondo quanto reso noto durante una conferenza stampa, ha permesso di disarticolare diversi gruppi operanti in città che gestivano il fenomeno della prostituzione in strada di giovani provenienti dall'est Europa. Altre 7 persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere sono assenti dal territorio nazionale e pertanto sono state avviate le procedure di esecuzione del provvedimento all'estero. Il meretricio era esercitato nel pieno centro cittadino, in particolare sul Lungomare e aree limitrofe, e sarebbe stato oggetto di uno scontro fra bande rivali senza esclusione di colpi, compreso il ricorso alle denunce ai carabinieri per prevenire tentativi di invasione reciproca dei rispettivi "mercati". L'indagine è stata avviata nel 2009 a seguito di due arresti in flagranza di reato per sfruttamento della prostituzione operati dalla Compagnia nei confronti di due italiani. Le numerose giovani donne (18 - 20 anni) che si prostituivano sul Lungomare erano accompagnate da persone di nazionalità rumena, che le sorvegliavano in strada. I numerosi servizi di controllo del territorio sono stati integrati da attività d'intercettazione che hanno permesso di rivelare l'intero fenomeno e la fisionomia dei gruppi criminali operanti. Alle indagini ha collaborato una ragazza condotta in Italia dalla Romania e costretta a prostituirsi, violentata e segregata attraverso la sottrazione dei documenti d'identità per impedirne l'allontanamento. Le informazioni fornite dalla giovane hanno confermato le acquisizioni investigative. Il primo e più importante gruppo criminale individuato sarebbe quello riconducibile ai fratelli Radu con base operativa in Sicilia, a Licata. I Radu risultano già ricercati nell'operazione "Lenone" dei carabinieri di Licata, e furono tratti in arresto a Reggio dal Nucleo operativo e radiomobile mentre si accingevano a lasciare l'Italia per reati analoghi a quelli emersi nell'indagine di oggi. Il gruppo Radu ha continuato ad operare in quanto un altro fratello, residente in Inghilterra, ed una sorella che viveva in Sicilia hanno continuato a controllare le ragazze che si prostituivano a Reggio, percependo i relativi introiti in buona parte versati ai fratelli detenuti e utilizzati per le spese di difesa. Il Gruppo criminale era quindi attivo in Sicilia, Reggio ed Inghilterra.
da sx tenente colonnello Carlo Pieroni, procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza, colonnello Pasquale Angelosanto
L'arresto dei Radu, nonostante il costante interessamento dei loro fratelli nella gestione delle prostitute a Reggio, comportava l'emergere di altro gruppo criminale, quello facente capo ai fratelli Avram, già in Italia da diversi anni, impiegati come operai, e dediti allo sfruttamento di ragazze rumene che si prostituivano. I contrasti nati tra i due gruppi e i tentativi espansionistici degli Avram sono stati documentati da una serie di conversazioni registrate dagli inquirenti da cui emergono con evidenza le dinamiche di gestione delle ragazze da parte dei due distinti gruppi criminali in conflitto. Agli Avram erano legati altre persone tra cui un italiano, Rocco Reale, 25 anni, operaio della "Leonia", società mista che si occupa della raccolta dei rifiuti. Il giovane, che aveva iniziato a gestire in proprio una prostituta sotto il ricatto di ripagare un prestito in precedenza contratto, si era legato agli Avram chiedendo loro di poter allargare la propria influenza e controllare altre ragazze che vorrebbe poter far arrivare direttamente dalla Romania. Il ruolo del giovane, particolarmente violento nel mantenere sottomessa la ragazza da lui "gestita", è quello di referente locale del gruppo rispetto a cui si era proposto come uno che può avere "agganci" sul territorio, e di controllore delle ragazze che si prostituiscono negli orari notturni. In questo sarebbe stato agevolato dal suo impiego nella Leonia che lo portava ad essere presente sulle strade cittadine in orario notturno per i turni di servizio. L'indagine ha offerto uno spaccato della complessa realtà del fenomeno dello sfruttamento della prostituzione ed ha registrato una serie di tentativi da parte di diverse persone di "entrare nel mercato". Sarebbe, secondo quanto emerso, il caso del gruppo riconducibile a Gheroghe Pantaze, rumeno domiciliato a Rosarno o del gruppo dei rumeni Vasile Cristian Georgescu e Marius Nicolai. In queste dinamiche ha tentato di inserirsi anche Voda Rostas, personaggio violento con precedenti per rapina e, per ottenere tale risultato, il rumeno era arrivato ad aggredire fisicamente uno degli Avram tentando di estorcere 10.000 euro. Esecutori materiali dell'aggressione sarebbero stati il figlio di Rostas e un italiano. I due, di notte, avevano avvicinato due prostitute facenti capo agli Avram, minacciandole di consegnare i 10.000 euro. Le due giovani prostitute li hanno denunciati ed i carabinieri li hanno arrestati in flagranza. Secondo l'accusa sarebbero stati proprio gli Avram, sotto la pressione delle minacce dei Rostas a decidere di ricorrere all'intervento delle forze dell'ordine per liberarsi del nuovo scomodo invasore, autorizzando le ragazze a chiamare i carabinieri alla prima richiesta estorsiva. Alla conferenza stampa hanno partecipato il procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Pasquale Angelosanto, il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Carlo Pieroni, il comandante della compagnia, capitano Nicola De Tullio, il comandante del Nucleo operativo, tenente Domenico Di Biasio, il comandante della Stazione Reggio Principale, luogotenente Cosimo Sframeli.

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