CARAFFA DEL BIANCO. Il greto della Fiumara La Verde, una dei più importanti corsi d’acqua della provincia di Reggio Calabria, era diventata una vera e propria cloaca a cielo aperto. Migliaia di litri di deiezioni maleodoranti provenienti da un allevamento industriale di maiali posto a suo stretto ridosso, infatti, venivano sversati in maniera del tutto illegale. Nel tempo, si era creata addirittura un’ampia pozza sotto un ponte che attraversa il greto della fiumara, dalla quale esalavano miasmi di ogni genere. A porre fine a tale grave situazione, sia per la salute pubblica che per l’ambiente, sono intervenuti gli uomini del Copro forestale dello Stato, nel corso dei servizi di prevenzione predisposti dal Comando Provinciale. In particolare, agenti del Comando Stazione di Brancaleone e Locri, coadiuvati da un equipaggio del Comando Stazione mobile in uso per tali servizi e da personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale dello stesso Comando. I fatti in sintesi. L’intervento di Polizia Giudiziaria ha riguardato un complesso aziendale di notevoli dimensioni posto in località “Chiuse-Distoli”, in agro di Caraffa del Bianco. La superficie interessata, infatti, è risultata pari a circa 6.000 metri quadrati, di cui circa 1.200 occupati da un capannone industriale, all’interno del quale, in 44 box, venivano allevati in maniera intensiva poco più di 300 maiali, del valore commerciale presunto non inferiore ai 250.000 euro. Attività industriale, quindi a tutti gli effetti, dalla quale sarebbero dovuti discendere stringenti obblighi per la gestione dei rifiuti provenienti, in prima battuta, dalle deiezioni organiche degli animali. Dagli accertamenti eseguiti, è stato evidenziato che lo smaltimento delle deiezioni, che la vigente normativa inquadra come rifiuti, avveniva senza alcun rispetto della norma. I box dove venivano allevati gli animali, infatti, venivano puliti con acqua corrente che, senza alcun trattamento, finiva direttamente nel greto della Fiumara La Verde attraverso un ingegnoso sistema di condotte, in parte celate alla vista ed in parte poste a cielo aperto. Da tale presunta condotta illecita evidenziata dagli uomini del CfS, i due soggetti traevano notevole profitto anche dalle mancate spese da sostenere per lo smaltimento regolare delle grandi quantità dei rifiuti liquidi prodotti dalla loro azienda. Per tali motivi venivano deferiti alla competente Autorità Giudiziaria, in stato di libertà ed in concorso tra di loro, due fratelli residenti ad Africo, M.G., di 30 anni, ed M.B., di 36 anni, rispettivamente conduttore e titolare dell’allevamento, e venivano poste sotto sequestro l’area nella quale erano stati sversati i rifiuti e il sistema di condotte attraverso le quali venivano smaltiti i rifiuti. Ai due soggetti venivano contestati reati inerenti lo smaltimento illecito di rifiuti, la violazione della normativa paesaggistico-ambientale, nonché violazioni del codice penale per aver prodotto esalazioni maleodoranti potenzialmente pericolose per la salute dell’uomo. I controlli effettuati nell’azienda hanno riguardato anche le modalità di allevamento dei maiali destinati al consumo umano, al fine di definire profili di eventuali condotte illecite anche nel settore agroalimentare. Sono in corso ulteriori indagini atte a verificare alcuni aspetti dell’intera vicenda che riguardano la materia urbanistico-edilizia e paesaggistica. Purtroppo tali comportamenti illeciti non sono infrequenti in provincia di Reggio Calabria. Per tale motivo, il Comando Provinciale ha inteso intensificare le attività di controllo del territorio finalizzate alla prevenzione generale ed alla repressione dei reati di più stretta competenza.


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