REGGIO CALABRIA. I carabinieri del Comando provinciale e del Nucleo operativo ecologico di Reggio Calabria, hanno eseguito cinque misure cautelari personali di cui quattro agli arresti domiciliari nei confronti di: Antonio Giovanni Crinò, 52 anni, ingegnere, residente a Siderno, responsabile tecnico ditta Zetaemme sas di Bianco; Pietro Armando Crinò, 62 anni, sindaco di Casignana; Massimo Lafronte, 41 anni, architetto, residente a Bovalino; Giuseppe Saverio Zoccoli, 55 anni, classe 1956, di Sant’Agata del Bianco, socio dell’impresa Zetaemme sas di Bianco. I militari dell’Arma, hanno inoltre notificato a Stefano Tallarita, 40 anni, residente a Benestare, operaio della Zetaemme sas, l’obbligo di dimora. Nel corso dell’operazione “Black Garden” sono state eseguite due misure cautelari reali: una relativa al sequestro della discarica consortile di Casignana (del valore stimato di circa 10.000.000 euro), che è al servizio dei comuni della bassa locride; una relativa al sequestro della società “Zetaemme sas” (del valore stimato di circa 3.000.000 euro), che con i suoi 46 mezzi, oltre a gestire la discarica, si occupa del servizio di raccolta degli Rsu per i comuni della costa ionica reggina di Africo, Ardore, Brancaleone, Gioiosa Ionica e Sant’Ilario dello Ionio, nonché titolare di altri appalti pubblici e privati, nel campo della raccolta dei rifiuti ingombranti.
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| da sx capitano Minutoli, tenente colonnello Pieroni, tenente colonnello Caturano, procuratore Pignatone, colonnello Angelosanto, tentente colonnello De Liso, tenente Donvito |
Sono stati notificati quattro avvisi di garanzia, tra cui al sindaco di Gioiosa Ionica, Mario Mazza Mario, 55 anni, avvocato, e uno al direttore tecnico della Leonia spa (società mista che si occupa della raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria), Giorgio Stiriti, 42 anni. La misura emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, Antonino Laganà su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, scaturisce dalle indagini condotte dagli specialisti del Noe, al comando del capitano Paolo Minutoli, che hanno consentito di accertare a carico degli indagati, in concorso tra loro ed a vario titolo, responsabilità in ordine al reato di traffico illecito di rifiuti, in quanto, al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistente nel risparmio di denaro dovuto per un corretto smaltimento del percolato, per la ricopertura e la compattazione giornaliera dei rifiuti, nonché per le opere necessarie per una corretta manutenzione della discarica, mettevano in atto le seguenti operazioni illecite: abbancavano i rifiuti solidi urbani in aree della discarica consortile, non autorizzate e senza previo isolamento dal terreno con apposita geomembrana; sversavano il percolato prodotto dagli Rsu, nel vallone Rambotta; abbancavano rifiuti in quantità eccedenti ai limiti autorizzati; omettevano di provvedere alla copertura e compattazione giornaliera dei rifiuti; consentivano il conferimento di rifiuti anche pericolosi, non ammissibili in discarica; consentivano il conferimento di rifiuti a soggetti non autorizzati, il tutto, allestendo mezzi e attività continuative ed organizzate, per la gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti, potuti quantificare solo in parte.
Le indagini, condotte dai carabinieri, hanno permesso di accertare una illegalità diffusa nella gestione della discarica di Casignana. Nel corso delle indagini dell’Arma, portate a compimento anche con l’utilizzo di video-riprese, intercettazioni telefoniche ed ambientali, sono state accertate, oltre alle condotte sopra riportate, incendi dolosi di rifiuti all’interno delle aree di abbanco, posti in atto dagli stessi operai ed a causa dell’assenza di idonea recinzione, il pascolo di bovini ed ovini all’interno della stessa discarica ed in aree contaminate da percolato. Si è altresì accertato, che con accordi sottobanco, e con la compiacenza ora del sindaco di Casignana, ora del responsabile della Zetaemme, sarebbero entrati in discarica Rsu non autorizzati dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale in Calabria. la discarica, sequestrata è stata affidata in custodia all’Ufficio del Commissario, che ne dovrà curare, previa l’eliminazione delle carenze di impermeabilizzazione, la successiva gestione., mentre la Zetaemme, è stata affidata ad un curatore nominato dall’Ufficio del Gip.




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