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giovedì 17 novembre 2011

REGGIO CALABRIA. Nuova denuncia del Cfs per uccellagione

REGGIO CALABRIA. S. R., 40 anni, è stato bloccato dal Corpo forestale dello Stato in località Sorgente, mentre esercitava l’uccellagione. Il trasgressore, sorpreso dal personale della locale Stazione forestale, era nascosto in un sito da lui stesso approntato per la cattura dei volatili. L’appostamento, costituito da una fitta rete di siepi ed arbusti ad arte disposti per meglio nascondere la sagoma del bracconiere, si trovava ad opportuna distanza da una rete posizionata a terra, che veniva utilizzata per la cattura dell’avifauna. La rete, sorretta da due paletti in legno collegati ad una cordicella, veniva azionata all’occorrenza, mentre all’interno di essa, era stato posizionato un esemplare vivo di cardellino vincolato ad un’asticella in legno anch’essa manovrata con una cordicella proveniente dallo stesso nascondiglio. L’impiego di un esemplare vivo, in gergo denominato “zimbello” ha lo scopo di adescare i malcapitati cardellini che si trovavano nei dintorni dell’appostamento. In prossimità del luogo allestito per l’esercizio illecito dell’uccellagione, sono state riscontrate due gabbie contenenti in totale tre cardellini vivi utili al richiamo. Due dei tre esemplari ingabbiati, risultavano anch’essi imbrigliati e pronti a sostituire la “zimbello” che dopo un certo numero di sollecitazioni, causa il continuo maltrattamento che subisce, perde vitalità e viene all’uopo sostituito. Tutta l’attrezzatura impiegata è stata sottoposta a sequestro e custodita nei locali della caserma Forestale a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Gli esemplari di cardellino in possesso di S. R., nonostante i maltrattamenti subiti, erano in buone condizioni di salute, e dopo aver divincolato i due esemplari imbrigliati con lo spago, sono stati tutti rimessi in libertà come previsto nella normativa per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. All’uomo è contestato il reato di uccellagione, nonché il più grave reato previsto dal codice penale per maltrattamento degli animali, in quanto il trasgressore, senza necessità alcuna, sottoponeva gli esemplari di cardellino a comportamenti e fatiche insopportabili per le proprie caratteristiche etologiche al fine di catturare esemplari della sua stessa specie. E’ il secondo caso che viene scoperto in pochi giorni da parte del Comando provinciale del Cfs nella provincia dreggina. Come è noto, l’uccellagione, alimenta il mercato irregolare della vendita dei piccoli volatili e arreca grave danno all’ambiente e alla fauna selvatica. La stessa costituisce anche un’ingente fonte di guadagno illecito, considerato che sul mercato nero, un esemplare può raggiungere un ingente valore commerciale. Il capillare e continuo servizio di prevenzione e repressione degli illeciti compiuti durante l’attuale stagione venatoria, che impegna i Reparti del Cfs, è coordinato dal comandante provinciale, dottor Giorgio Maria Borrelli.

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