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giovedì 17 novembre 2011

REGGIO CALABRIA. Il poliziotto offrì materiale a Fallara, Congiustra e ai Marcianò

il procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e il colonnello Pasquale Angelosanto
REGGIO CALABRIA. Il poliziotto arrestato stamani dai carabinieri del Comando provinciale, insieme alla moglie e ad un odontotecnico, aveva inviato delle lettere anonime a Orsola Fallara, la dirigente dell'ufficio tributi del Comune di Reggio che si è suicidata nel dicembre scorso, facendole credere che stava per essere emesso nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nelle lettere, fatte arrivare a Paolo Fallara prima del suicidio della sorella, i tre si dichiaravano disponibili, in cambio di 30 mila euro, a consegnare all'interessata copia del provvedimento cautelare e dell'informativa su cui si basava e di farle sapere in anticipo il momento dell'arresto. 
Antonio Consolato Franco
Paolo Fallara, però, si rivolse ai carabinieri che nel corso di un appostamento nella zona di Gambarie, località dove doveva avvenire una prima consegna di 13 mila euro, fermarono il vice sovrintendente della polizia Antonino Consolato Franco e Angelo Belgio. Franco si giustificò dicendo che attendeva un informatore per ottenere notizie per la cattura di latitanti. Una giustificazione che non convinse i carabinieri, visto che il poliziotto, all'epoca, prestava servizio al Nucleo operativo di protezione. La moglie di Franco, Roza Bruzzese, impiegata nel negozio di telefonia ''Top Line Service'' di via Nicola Furnari, di proprietà dei nipoti di Paolo Fallara, aveva attivato sim card intestate a soggetti diversi dai reali utilizzatori, agevolando il marito. La donna, inoltre, aveva fatto pressioni su una collega per attivare altre schede. Alcune schede, secondo l'accusa, sarebbero state fornite anche da M. M., romena di 40 anni, anche lei impiegata nel settore della telefonia. Oltre che alla Fallara, i tre hanno tentato di truffare anche alcuni familiari di Alessandro e Giuseppe Marciano, padre e figlio, condannati all'ergastolo in appello per l'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005, prospettando loro documenti comprovanti l'estraneità dei due in cambio di 10 mila euro. Franco, infine, fece pervenire Mario Congiusta, padre del commerciante Gianluca ucciso a Siderno, una lettera anonima in cui sosteneva falsamente che esisteva materiale idoneo a dimostrare la colpevolezza di una famiglia e di conseguenza l'innocenza di Tommaso Costa, in relazione all'omicidio del figlio. Costa è stato condannato all'ergastolo in primo grado nel dicembre scorso. Nella lettera si diceva che se Congiusta non avesse pagato 50 mila euro, il materiale sarebbe stato consegnato ai Costa.

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