MOTTA SAN GIOVANNI. A Capo d’Armi, una persona è stata denunciata dal personale dei reparti dipendenti dal Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato. Nella corso del costante e capillare controllo del territorio e dell’attività venatoria, R. C., 53 anni, è stato sorpreso dagli agenti forestali della Stazione di Bagaladi, nell’atto di esercitare l’attività di uccellagione. L’uomo è stato notato dal Cfs, mentre, guardingamente, era appostato in un nascondiglio costituito da rami secchi e frasche costruito per l’occasione. In mano teneva la cordicella che, collegata alla rete posizionata a terra, asserviva la cattura dei volatili che malauguratamente si posavano all’interno di essa. Al fine di adescare i malcapitati cardellini che si trovavano nei dintorni dell’appostamento, il bracconiere, tirava all’occorrenza una sottile cordicella alla cui estremità era legato un esemplare vivo della stessa specie, costringendolo ripetutamente al movimento per attirare i propri simili. In prossimità del luogo allestito per l’esercizio illecito dell’uccellagione, sono state trovate anche diverse gabbie contenenti cardellini vivi utili al richiamo. Tutta l’attrezzatura, impiegata è stata sottoposta a sequestro e custodita nei locali della caserma forestale di Bagaladi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. I 20 esemplari di cardellino in possesso di R. C., in buone condizioni di salute, sono stati tutti rimessi in libertà come previsto nella normativa per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Per il bracconiere, oltre alla contestazione mossa per il reato di uccellagione, è stato ipotizzato anche il reato di furto venatorio, in quanto il soggetto è sprovvisto di licenza di caccia, per come da giurisprudenza ormai consolidata. L’uccellagione, che alimenta il mercato irregolare della vendita dei piccoli volatili e arreca grave danno all’ambiente e alla fauna selvatica, costituisce anche un’ingente fonte di guadagno illecito. Basti pensare che sul mercato nero, un esemplare può raggiungere il valore commerciale di alcune centinaia di euro.Informazioni personali
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martedì 8 novembre 2011
MOTTA SAN GIOVANNI. Sorpreso dal Cfs mentre esercita l’uccellagione con le reti
MOTTA SAN GIOVANNI. A Capo d’Armi, una persona è stata denunciata dal personale dei reparti dipendenti dal Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato. Nella corso del costante e capillare controllo del territorio e dell’attività venatoria, R. C., 53 anni, è stato sorpreso dagli agenti forestali della Stazione di Bagaladi, nell’atto di esercitare l’attività di uccellagione. L’uomo è stato notato dal Cfs, mentre, guardingamente, era appostato in un nascondiglio costituito da rami secchi e frasche costruito per l’occasione. In mano teneva la cordicella che, collegata alla rete posizionata a terra, asserviva la cattura dei volatili che malauguratamente si posavano all’interno di essa. Al fine di adescare i malcapitati cardellini che si trovavano nei dintorni dell’appostamento, il bracconiere, tirava all’occorrenza una sottile cordicella alla cui estremità era legato un esemplare vivo della stessa specie, costringendolo ripetutamente al movimento per attirare i propri simili. In prossimità del luogo allestito per l’esercizio illecito dell’uccellagione, sono state trovate anche diverse gabbie contenenti cardellini vivi utili al richiamo. Tutta l’attrezzatura, impiegata è stata sottoposta a sequestro e custodita nei locali della caserma forestale di Bagaladi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. I 20 esemplari di cardellino in possesso di R. C., in buone condizioni di salute, sono stati tutti rimessi in libertà come previsto nella normativa per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Per il bracconiere, oltre alla contestazione mossa per il reato di uccellagione, è stato ipotizzato anche il reato di furto venatorio, in quanto il soggetto è sprovvisto di licenza di caccia, per come da giurisprudenza ormai consolidata. L’uccellagione, che alimenta il mercato irregolare della vendita dei piccoli volatili e arreca grave danno all’ambiente e alla fauna selvatica, costituisce anche un’ingente fonte di guadagno illecito. Basti pensare che sul mercato nero, un esemplare può raggiungere il valore commerciale di alcune centinaia di euro.
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