REGGIO CALABRIA. I carabinieri lo hanno arrestato mentre vagava nell'area portuale, forse alla ricerca di un contatto. E' finita così ieri la latitanza di Sebastiano Pelle, 57 anni, ricercato tra i trenta più pericolosi d'Italia, condannato definitivamente a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti. Pelle si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza. Non aveva documenti addosso e neppure borse, telefoni cellulari o contenitori. Alla cattura del latitante si è giunti al termine di complesse indagini condotte da un gruppo di lavoro dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Ros, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, a cui hanno partecipato i Cacciatori dello Squadrone eliportato di Vibo Valentia. In particolare, monitorando costantemente con Gps e pedinamenti gli spostamenti di alcuni soggetti ritenuti fiancheggiatori del latitante, l’attenzione degli investigatori si è concentrata in città, dove sono state accertate ricorrenti soste nei pressi della zona portuale. Da diverso tempo erano stati predisposti servizi di osservazione proprio all’interno del porto, dove si ipotizzava che potessero effettuarsi incontri al riparo da occhi indiscreti. Ieri sera, verificata la presenza sospetta di una persona che stazionava in un angolo buio della banchina, i carabinieri si sono avvicinati con discrezione e, una volta giunti a contatto visivo, hanno riconosciuto i tratti somatici del latitante che è stato immediatamente bloccato. Ai militari intervenuti, Pelle ha confermato la propria identità. L’arresto avvenuto in città conferma ancora una volta il forte legame dei latitanti con il territorio di influenza criminale, dal quale non possono allontanarsi per continuare ad esercitare la loro autorità e dove possono godere di protezione e sostegno logistico. Sebastiano Pelle, sebbene non sia mai stato condannato per associazione mafiosa, per legami parentali originari ed acquisiti, risulta legato alle cosche Pelle “Gambazza” (il padre Giuseppe è fratello di Antonio “Gambazza” classe ’32 ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’intera ‘ndrangheta) ed alla cosca Vottari “Frunzu”, in conseguenza del matrimonio con Caterina Vottari.

Risulta inoltre legato alla famiglia Romeo “Staccu” per via della moglie. Il provvedimento emesso nei confronti di Sebastiano Pelle scaturisce dall’Ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria - Ufficio del Giudice per indagini preliminari in data 29 aprile 1996, di cui è destinatario anche Giuseppe Giorgi, 50 anni, di San Luca, tuttora irreperibile ed anch’egli inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. ''Non è molto cambiato nei tratti somatici - ha detto il procuratore capo Giuseppe Pignatone - e l'importanza della sua cattura sottolinea la capacità e la volontà dello Stato di garantire la sicurezza dei territori e di rendere effettive le sentenze emesse che non devono restare solo sulla carta''. Per il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, delegato delle indagini sulla fascia ionica reggina, ''la cattura di Sebastiano Pelle è indicativa del fatto che il personaggio ricopra ruoli di primissimo piano organizzativo nella ndrangheta e nella cosca d'origine. “Non poteva non essere che nella provincia di Reggio - ha commentato Gratteri - anche se in questi anni le cosche di San Luca hanno subito durissimi colpi dallo Stato e sono state sottoposte a costanti controlli di polizia. Come emerge da molte indagini - ha proseguito Gratteri - la carica di 'crimine' è stata sottratta alle 'famiglie' sanluchesi ed attribuita a 'Mico' Oppedisano, a causa degli scontri sanguinosi dovuti alla faida all'interno del 'locale'”. Sebastiano Pelle è nipote del defunto boss Antonio Pelle detto 'gambazza' e non è mai stato inquisito per reati mafiosi. ''E' un arresto che corona un impegno investigativo accurato e prolungato - ha detto il generale Mario Parente, comandante del Ros - frutto dell'implementazione di delicati servizi investigativi''. Il tenente colonnello Marco Russo, comandante del Reparto Ros di Reggio Calabria, ha infatti parlato ''di pedinamenti e analisi di decodifica di risultanze di Gps, che hanno portato alla conclusione che il porto reggino era divenuto un luogo 'caldo' di particolare interesse investigativo, con automezzi che si muovevano in orari poco logici. Le analisi ci hanno dato ragione''.
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