REGGIO CALABRIA. I carabinieri della Compagnia, diretta dal capitano Nicola De Tullio, hanno tratto in arresto Giuseppe Antonio Cozzupoli, 52 anni, con precedenti penali per stupefacenti e già sorvegliato speciale, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta del sostituto procuratore Francesco Tripodi. L’uomo è accusato di cessione di sostanze stupefacenti. L’arresto scaturisce dalle indagini relative all’omicidio di Vincenzo Calarco, 37 anni, appuntato in congedo della Guardia di finanza ucciso a colpi di pistola dal cognato Giuseppe Antonio Schepisi, 36 anni, rappresentate di bevande, il 26 novembre dello scorso anno. Giuseppe Schepisi, quella stessa mattina si presentò presso il Comando provinciale dei carabinieri di via Aschenez consegnando un revolver calibro 357 ancora carico e confessando l’omicidio del cognato. L’immediato intervento dei militari dell’Arma in via Ferruccio ha permesso di accertare la veridicità di quanto confessato dall’uomo: i militari trovarono la porta ancora aperta e il corpo di Calarco riverso sul letto attinto mortalmente da almeno quattro colpi di pistola. Il racconto di Schepisi, fatto nell’immediatezza ai carabinieri e nel pomeriggio dello stesso giorno al sostituto procuratore Tripodi, riferiva di una lite avuta con Calarco la sera precedente presso l’abitazione del comune amico Giuseppe Antonio Cozzupoli. Il rappresentante di bevande parlò di uno scherzo di cattivo gusto orchestrato dal cognato e che offendeva l’onore della propria moglie. Ne sarebbe derivata un’accesissima discussione e Calarco lo minacciò di morte mostrandogli 3 proiettili di pistola. A quel punto, secondo il racconto, il finanziere in congedo costrinse il cognato a fare un giro in macchina utilizzando l’auto di quest’ultimo. Girarono per tutta la notte giungendo sino a Rosarno. Da quel momento nasce un giallo che finora le indagini non sono riuscite a chiarire: dopo una breve sosta all’autogrill i due ripartirono ma si fermarono poco dopo avendo notato un’auto ferma sulla carreggiata che chiedeva soccorso. Schepisi riferì di essere stato immediatamente assalito da uno degli uomini fermi in strada il quale si era introdotto in auto nel tentativo di prelevare dal vano portaoggetti il denaro dell’incasso che lo Schepisi custodiva. Quest’ultimo, riuscì tuttavia a scappare con l’auto lasciando a terra il cognato e, dopo essersi allontanato richiese l’intervento di una pattuglia della polizia stradale cui riferì l’accaduto. Una seconda pattuglia fu immediatamente inviata sul luogo del fatto, ma lì non vi era neppure Calarco che fu rintracciato successivamente. L’ex finanziere, riferì che non era avvenuto nulla se non che suo cognato lo aveva abbandonato in autostrada fuggendo. Schepisi tornò a casa, mentre Calarco chiamò la sua compagna che lo prelevò e lo portò a Reggio ormai alle prime luci dell’alba. Il rappresentante di bevande, ossessionato dalle minacce della sera precedente e del trambusto della nottata rispetto al quale si potevano prospettare conseguenze negative per lui in relazione alla versione fornita dal cognato alla polizia stradale, dopo aver avuto un breve incontro con i suoi familiari, si recò armato della sua pistola 357 magnum regolarmente detenuta, presso l’abitazione dove Vincenzo Calarco stava dormendo. Lì lo freddò con quattro colpi di pistola. Giuseppe Antonio Schepisi non ha mai chiarito le reali motivazioni del fatale gesto, né i reali contorni del litigio avvenuto a casa di Cozzupoli la sera antecedente l’omicidio, se non con versioni che secondo il gip non appaiono totalmente credibili, mantenendo sempre un atteggiamento reticente in ordine alle reali responsabilità del Cozzupoli, ammettendo tuttavia di avere paura dello stesso. Il magistrato ha inteso approfondire proprio questi aspetti e attraverso accertamenti medico legali ha potuto stabilire che sia Calarco sia Schepisi non solo erano assuntori abituali di cocaina, ma ne avrebbero fatto uso proprio la sera precedente il fatidico gesto. La ricostruzione dei fatti ha determinato la convinzione del gip cristallizzata nell’ordinanza di custodia che sia stato proprio Giuseppe Antonio Cozzupoli a cedere lo stupefacente ai due cognati nel corso della nottata che ha preceduto il delitto. Cozzupoli è ora ristretto presso la Casa circondariale di via San Pietro. Informazioni personali
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giovedì 20 ottobre 2011
REGGIO CALABRIA. Omicidio Calarco: un arresto per cessione di cocaina
REGGIO CALABRIA. I carabinieri della Compagnia, diretta dal capitano Nicola De Tullio, hanno tratto in arresto Giuseppe Antonio Cozzupoli, 52 anni, con precedenti penali per stupefacenti e già sorvegliato speciale, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta del sostituto procuratore Francesco Tripodi. L’uomo è accusato di cessione di sostanze stupefacenti. L’arresto scaturisce dalle indagini relative all’omicidio di Vincenzo Calarco, 37 anni, appuntato in congedo della Guardia di finanza ucciso a colpi di pistola dal cognato Giuseppe Antonio Schepisi, 36 anni, rappresentate di bevande, il 26 novembre dello scorso anno. Giuseppe Schepisi, quella stessa mattina si presentò presso il Comando provinciale dei carabinieri di via Aschenez consegnando un revolver calibro 357 ancora carico e confessando l’omicidio del cognato. L’immediato intervento dei militari dell’Arma in via Ferruccio ha permesso di accertare la veridicità di quanto confessato dall’uomo: i militari trovarono la porta ancora aperta e il corpo di Calarco riverso sul letto attinto mortalmente da almeno quattro colpi di pistola. Il racconto di Schepisi, fatto nell’immediatezza ai carabinieri e nel pomeriggio dello stesso giorno al sostituto procuratore Tripodi, riferiva di una lite avuta con Calarco la sera precedente presso l’abitazione del comune amico Giuseppe Antonio Cozzupoli. Il rappresentante di bevande parlò di uno scherzo di cattivo gusto orchestrato dal cognato e che offendeva l’onore della propria moglie. Ne sarebbe derivata un’accesissima discussione e Calarco lo minacciò di morte mostrandogli 3 proiettili di pistola. A quel punto, secondo il racconto, il finanziere in congedo costrinse il cognato a fare un giro in macchina utilizzando l’auto di quest’ultimo. Girarono per tutta la notte giungendo sino a Rosarno. Da quel momento nasce un giallo che finora le indagini non sono riuscite a chiarire: dopo una breve sosta all’autogrill i due ripartirono ma si fermarono poco dopo avendo notato un’auto ferma sulla carreggiata che chiedeva soccorso. Schepisi riferì di essere stato immediatamente assalito da uno degli uomini fermi in strada il quale si era introdotto in auto nel tentativo di prelevare dal vano portaoggetti il denaro dell’incasso che lo Schepisi custodiva. Quest’ultimo, riuscì tuttavia a scappare con l’auto lasciando a terra il cognato e, dopo essersi allontanato richiese l’intervento di una pattuglia della polizia stradale cui riferì l’accaduto. Una seconda pattuglia fu immediatamente inviata sul luogo del fatto, ma lì non vi era neppure Calarco che fu rintracciato successivamente. L’ex finanziere, riferì che non era avvenuto nulla se non che suo cognato lo aveva abbandonato in autostrada fuggendo. Schepisi tornò a casa, mentre Calarco chiamò la sua compagna che lo prelevò e lo portò a Reggio ormai alle prime luci dell’alba. Il rappresentante di bevande, ossessionato dalle minacce della sera precedente e del trambusto della nottata rispetto al quale si potevano prospettare conseguenze negative per lui in relazione alla versione fornita dal cognato alla polizia stradale, dopo aver avuto un breve incontro con i suoi familiari, si recò armato della sua pistola 357 magnum regolarmente detenuta, presso l’abitazione dove Vincenzo Calarco stava dormendo. Lì lo freddò con quattro colpi di pistola. Giuseppe Antonio Schepisi non ha mai chiarito le reali motivazioni del fatale gesto, né i reali contorni del litigio avvenuto a casa di Cozzupoli la sera antecedente l’omicidio, se non con versioni che secondo il gip non appaiono totalmente credibili, mantenendo sempre un atteggiamento reticente in ordine alle reali responsabilità del Cozzupoli, ammettendo tuttavia di avere paura dello stesso. Il magistrato ha inteso approfondire proprio questi aspetti e attraverso accertamenti medico legali ha potuto stabilire che sia Calarco sia Schepisi non solo erano assuntori abituali di cocaina, ma ne avrebbero fatto uso proprio la sera precedente il fatidico gesto. La ricostruzione dei fatti ha determinato la convinzione del gip cristallizzata nell’ordinanza di custodia che sia stato proprio Giuseppe Antonio Cozzupoli a cedere lo stupefacente ai due cognati nel corso della nottata che ha preceduto il delitto. Cozzupoli è ora ristretto presso la Casa circondariale di via San Pietro.
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