REGGIO CALABRIA. Non solo “imponeva” le proprie apparecchiature nei locali della città, ma si guardava bene dal dichiarare i propri guadagni al fisco. Infatti, Campolo Gioacchino, manomettendo gli apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco di abilità, in modo tale che non trasmettessero le informazioni all’Amministrazione dei Monopoli di Stato, era riuscito a nascondere al fisco proventi per oltre 7.700.000 euro. Così, dopo le note operazioni “Geremia” e “Les Diables”, che hanno portato all’arresto dell’imprenditore e alla disarticolazione dell’intero impero economico illecitamente accumulato dal noto “re dei videopoker”, la Guardia di Finanza, al termine di complessi accertamenti di natura tributaria, ha constatato anche l’ingente frode fiscale perpetrata. L’operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nelle persone del procuratore capo Giuseppe Pignatone e del sostituto procuratore Beatrice Ronchi, dopo la condanna a 18 anni di carcere e dopo i sequestri del patrimonio, integra la pretesa “risarcitoria” dello Stato nei confronti del Campolo. Informazioni personali
- Pino d'Amico
- SCILLA, Reggio Calabria, Italy
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lunedì 17 ottobre 2011
REGGIO CALABRIA. Gioacchino Campolo era riuscito a nascondere al fisco proventi per oltre 7.700.000 euro
REGGIO CALABRIA. Non solo “imponeva” le proprie apparecchiature nei locali della città, ma si guardava bene dal dichiarare i propri guadagni al fisco. Infatti, Campolo Gioacchino, manomettendo gli apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco di abilità, in modo tale che non trasmettessero le informazioni all’Amministrazione dei Monopoli di Stato, era riuscito a nascondere al fisco proventi per oltre 7.700.000 euro. Così, dopo le note operazioni “Geremia” e “Les Diables”, che hanno portato all’arresto dell’imprenditore e alla disarticolazione dell’intero impero economico illecitamente accumulato dal noto “re dei videopoker”, la Guardia di Finanza, al termine di complessi accertamenti di natura tributaria, ha constatato anche l’ingente frode fiscale perpetrata. L’operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nelle persone del procuratore capo Giuseppe Pignatone e del sostituto procuratore Beatrice Ronchi, dopo la condanna a 18 anni di carcere e dopo i sequestri del patrimonio, integra la pretesa “risarcitoria” dello Stato nei confronti del Campolo.
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