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giovedì 6 ottobre 2011

OPERAZIONE “REGGIO NORD”. Le indagini dei carabinieri

REGGIO CALABRIA. L’operazione antimafia “Reggio Nord”, con il fermo disposto dalla Dda di dieci persone, ha riguardato - come ha riferito il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone - tre diversi aspetti: l'esistenza di un folta rete di protezione del latitante Domenico Condello, diventato capo dell'omonima cosca dopo la cattura del boss Pasquale Condello, il “Supreno”; la decisione di alcuni noti imprenditori cittadini di fare affari con la ‘ndrangheta, in questo caso con il latitante Condello tramite il cognato Bruno Antonino Tegano; l’attività di aggressione dei patrimoni mafiosi da parte della magistratura reggina. Contestualmente ai fermi, i carabinieri del Comando provinciale e del Ros hanno sequestrato beni per nove milioni di euro. Si tratta di tre società, di una ditta individuale, di terreni e immobili: “Grandi Alberghi srl”; “Welcom Investimenti Italia srl” (riconducibile all'imprenditore Pasquale Rappoccio); Katà sas di Morganti Robertino; dell'impresa individuale Crisalli Antonino. Per Pasquale Rappoccio, nel recente passato coinvolto in un'inchiesta sulla sanità di Locri, la Dda ha deciso di chiedere un provvedimento di custodia cautelare in carcere, mentre l'altro imprenditore coinvolto nell'indagine, Pietro Siclari, si trova già agli arresti. L'aspetto patrimoniale dell'indagine adesso passerà all'attenzione della Guardia di finanza per accertare eventuali collegamenti con altre attività economiche e imprenditori che, in questa prima parte, non figurano coinvolti. Le indagini si riferiscono al periodo compreso tra il 2009 e lo scorso anno, quando i gestori della discoteca "Il Limoneto", che gli imprenditori Rappoccio e Siclari si erano aggiudicati ad un asta giudiziaria, sono stati oggetto del tentativo di estorsione attraverso il ricevimento di una lettera anonima. A quel punto il terzetto - Francesco Belfiore, Robertino Morgante e Fabio Pasqualino Scopelliti, tutti e tre di Campo Calabro - si è messo in moto per risalire agli autori del tentativo di estorsione. Per scoprirlo hanno chiesto notizie ai rappresentanti delle varie cosche attraverso degli incontri che i carabinieri sono riusciti a ricostruire, nonostante Belfiore, Morgante e Scopelliti avessero preso delle precauzioni (chiudere i telefonini cellulari nel portabagagli delle loro autovetture) che si sono rivelate inadeguate. A quel punto i militari dell’Arma, sono venuti a capo dei contatti e ricostruito i particolari che poi hanno consentito di scrivere un'altra pagina dell’attività della 'ndrangheta che opera nella città della Fata Morgana e del suo hinterland.

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