ROSARNO. Un'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata nel carcere di Opera a Milano, dove è detenuto, a Rocco Pesce, 54 anni, indicato come il capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, in relazione alla lettera di minacce inviata il 26 agosto al sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. Nel provvedimento restrittivo, emesso dal gip di Reggio Calabria Domenico Santoro su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino Giarritta e del sostituto procuratore Rosario Ferracane, si contesta a Pesce il reato di minacce nei confronti di un corpo politico o amministrativo per impedirne o per turbarne l'attività. Le immediate indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, hanno accertato “l’effettività delle minacce” con cui l’articolazione della ‘ndrangheta denominata cosca Pesce tenta di esercitare la propria forza intimidatrice nei confronti delle Istituzioni Pubbliche, per cercare di riaffermare la capacità di controllo del “suo territorio”, specie in momenti in cui questo risulta contrastato dalla decisa azione delle stesse Istituzioni. Rocco Pesce sta scontando nel carcere di Opera una condanna all'ergastolo per omicidio, associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti è anche destinatario di provvedimento cautelare nell’operazione “All Inside”, eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Il boss è soprannominato "il pirata", oltre che per la caratteristica benda che porta sull'occhio destro, anche per la sua spigliatezza e sbrigatività nel portare a termine le più complicate e spericolate operazioni delittuose. I carabinieri del Comando provinciale e del Reparto anticrimine del Ros di Reggio Calabria stanno eseguendo anche alcune perquisizioni domiciliari nei confronti di alcuni familiari di Rocco Pesce e associati alla omonima consorteria mafiosa, che avrebbero fornito un contributo alla realizzazione della minaccia al sindaco della cittadina della Piana. «L’attenzione dell’Arma alle manifestazioni della criminalità diffusa e alle espressioni dell’associazionismo mafioso nel territorio di Rosarno – ha detto il colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale dei carabinieri - è stata sempre massima, come dimostrano i numerosi arresti per reati predatori, operati nel corso dei servizi di controllo del territorio, e per i delitti di ‘ndrangheta, tra cui l’esecuzione delle operazioni All Inside dell’aprile e del novembre dello scorso anno contro la cosca Pesce, che ne ha consentito la disarticolazione militare con l’arresto di oltre settanta associati (molti dei quali oggi a giudizio innanzi al Tribunale di Palmi), il recente arresto del 9 agosto scorso del latitante Francesco Pesce, reggente della cosca mafiosa, e l’odierna esecuzione dell’ordinanza nei confronti di Rocco Pesce, per le minacce rivolte al sindaco, dottoressa Elisabetta Tripodi, e alla Giunta municipale di Rosarno. La minaccia epistolare, oggetto della misura cautelare emessa dal gip nei confronti di Rocco Pesce, e i fatti in essa richiamati, chiariti dalla rapida ed efficace attività di indagine svolta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale, rappresentano in tutta la loro evidenza l’importanza che hanno – nel contrasto alla ‘ndrangheta – la denuncia delle intimidazioni e la collaborazione dei pubblici amministratori con le forze di polizia e la magistratura».Informazioni personali
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lunedì 5 settembre 2011
ROSARNO. Minacce al sindaco: Arrestato il boss Rocco Pesce detto “il pirata”
ROSARNO. Un'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata nel carcere di Opera a Milano, dove è detenuto, a Rocco Pesce, 54 anni, indicato come il capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, in relazione alla lettera di minacce inviata il 26 agosto al sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. Nel provvedimento restrittivo, emesso dal gip di Reggio Calabria Domenico Santoro su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino Giarritta e del sostituto procuratore Rosario Ferracane, si contesta a Pesce il reato di minacce nei confronti di un corpo politico o amministrativo per impedirne o per turbarne l'attività. Le immediate indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, hanno accertato “l’effettività delle minacce” con cui l’articolazione della ‘ndrangheta denominata cosca Pesce tenta di esercitare la propria forza intimidatrice nei confronti delle Istituzioni Pubbliche, per cercare di riaffermare la capacità di controllo del “suo territorio”, specie in momenti in cui questo risulta contrastato dalla decisa azione delle stesse Istituzioni. Rocco Pesce sta scontando nel carcere di Opera una condanna all'ergastolo per omicidio, associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti è anche destinatario di provvedimento cautelare nell’operazione “All Inside”, eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Il boss è soprannominato "il pirata", oltre che per la caratteristica benda che porta sull'occhio destro, anche per la sua spigliatezza e sbrigatività nel portare a termine le più complicate e spericolate operazioni delittuose. I carabinieri del Comando provinciale e del Reparto anticrimine del Ros di Reggio Calabria stanno eseguendo anche alcune perquisizioni domiciliari nei confronti di alcuni familiari di Rocco Pesce e associati alla omonima consorteria mafiosa, che avrebbero fornito un contributo alla realizzazione della minaccia al sindaco della cittadina della Piana. «L’attenzione dell’Arma alle manifestazioni della criminalità diffusa e alle espressioni dell’associazionismo mafioso nel territorio di Rosarno – ha detto il colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale dei carabinieri - è stata sempre massima, come dimostrano i numerosi arresti per reati predatori, operati nel corso dei servizi di controllo del territorio, e per i delitti di ‘ndrangheta, tra cui l’esecuzione delle operazioni All Inside dell’aprile e del novembre dello scorso anno contro la cosca Pesce, che ne ha consentito la disarticolazione militare con l’arresto di oltre settanta associati (molti dei quali oggi a giudizio innanzi al Tribunale di Palmi), il recente arresto del 9 agosto scorso del latitante Francesco Pesce, reggente della cosca mafiosa, e l’odierna esecuzione dell’ordinanza nei confronti di Rocco Pesce, per le minacce rivolte al sindaco, dottoressa Elisabetta Tripodi, e alla Giunta municipale di Rosarno. La minaccia epistolare, oggetto della misura cautelare emessa dal gip nei confronti di Rocco Pesce, e i fatti in essa richiamati, chiariti dalla rapida ed efficace attività di indagine svolta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale, rappresentano in tutta la loro evidenza l’importanza che hanno – nel contrasto alla ‘ndrangheta – la denuncia delle intimidazioni e la collaborazione dei pubblici amministratori con le forze di polizia e la magistratura».
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