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venerdì 23 settembre 2011

REGGIO CALABRIA. Nasce l’Associazione socio-culturale “Area Briganti”

REGGIO CALABRIA. Seduto sul suo cavallo si staglia da una verde collina una fiera figura avvolta dal suo scuro mantello. Ha uno sguardo truce ma nobile, abbronzato e incorniciato da una nera barba incolta, i lunghi capelli sono coperti da un sdrucito cappello a punta, intorno al collo sventola libero un foulard e sulla spalla destra imbraccia una lupara. Sta fermo, ogni tanto carezza il suo cavallo, attorno a sé i propri compagni di avventura e insieme guardano l’orizzonte per ammirare la propria terra, quella terra che gli ha dato i natali, le gioie e gli affetti, il lavoro e la famiglia. Quella terra che era stata invasa da un brutale nemico arrivato dal nord Italia ben accompagnato e protetto dalla massoneria inglese. Un nemico che in nome di una mistificata “libertà” umiliava la gente del Sud, chiudeva le fabbriche mortificandone una nascente industrializzazione, imbottiva di tasse i contadini per confiscargli i propri miseri beni, riempiva le carceri di dissidenti per svuotarli a suon di fucilate, ma soprattutto sgombrava i paesi con stragi o costringendo quella gente ad emigrare per riempire le fabbriche del nord italiano. Quell’uomo a cavallo sulla collina era un brigante, e con i suoi compagni, o meglio con i suoi fratelli formava una banda di ribelli scorrazzante per i boschi dell’Aspromonte. Questi uomini non accettarono quell’umiliazione per la propria terra e la propria gente così posarono chitarra e tamburo per cambiare musica, la musica della libertà, quella vera. Perché la libertà non è un prodotto magari da esportare con violenza, la libertà è un istinto, è un anelito d’amore verso la propria terra e la propria gente, verso la propria cultura e tradizione, verso la propria identità. Sconfitti militarmente dai savoiardi con una repressione sanguinosa e brutale, ancor di più sconfitti dalla storiografia, i briganti restano comunque vincitori morali di una guerra ancora viva. Era la guerra per il riscatto del proprio Popolo selvaggiamente aggredito dall’esercito piemontese e, soprattutto, aggredito dalla tirannide e menzognera ideologia liberale dei diritti dell'uomo che ha contrassegnato le pagine più scure della rivoluzione materialista del 1789 e dei suoi successivi sviluppi, sulla scia della quale la parola d'ordine è stata e rimane “niente libertà per i nemici della (loro)libertà”. Ed è ancora oggi, questa, una guerra ideale che vede contrapposta una concezione spirituale del mondo e della vita contro una visione barbara e materialistica. Una guerra in cui anche noi, come i briganti, ci sentiamo ribelli a questo mondo che ci sta riducendo a semplici lavoratori/consumatori, lobotomizzati, tutti uguali e medesimi al triste modello socio-culturale liberal-borghese, senza diritto di pensiero e sradicati dalle proprie identità. E proprio da queste, e dalla volontà di tornare ad essere consapevolmente ed orgogliosamente Popolo, che vogliamo muovere la nostra azione convinti che il soggetto rivoluzionario del XXI secolo saranno proprio i Popoli, così come lo furono il proletariato nel XIX secolo e le nazioni nel XX secolo. Non vogliamo, quindi, rappresentare un nuovo meridionalismo ma, piuttosto, il mito della Calabria e del Meridione quale elemento di storia, cultura e tradizione, per una mistica peculiare e determinante sia come termine di confronto fra passato e presente, sia come fattore di incitamento nella nostra lotta meta-politica decisa alla costruzione di un futuro migliore per la nostra amata terra, nella prospettiva di un’unità politica più ampia, nazionale ed europea. Per il mal pensanti chiariamo subito che noi non siamo un partito né tanto meno vogliamo fare politica. Non ci interessano le elezioni né ci interessa la becera e superata dicotomia destra e sinistra. Area Briganti è solo un’associazione socio-culturale, è una zona franca, un avamposto di libertà, un’officina sociale, un laboratorio di idee in cui si riunisce un’allegra banda di giovani e giovanili ribelli che hanno scelto come armi non-convenzionali della propria lotta gli strumenti meta-politici. Esperienze comunitarie in spirito solidaristico dove condividere e confrontare tanta cultura, tanta musica e tanto divertimento per promuovere un modello di società nuovo ed alternativo al modello unico imperante liberal-borghese che riduce tutto ad unico indifferenziato assoggettato alla suprema volontà del grande Capitale internazionale. Area Briganti all'individualismo oppone la solidarietà organica, la promozione dell'interesse collettivo, il recupero del senso di Comunità e la tutela del diritto alla specificità dei Popoli; al cosmopolitismo omogeneizzante che fa da sostrato all'internazionalismo ed alla globalizzazione oppone l'elogio delle identità plurali e della diversità culturale; al dominio dell'economia sulla politica oppone non solo il rovesciamento di questo rapporto ma anche il riconoscimento primario dei valori non-economici, spirituali e di "qualità della vita", il ogni campo e, si potrebbe aggiungere, al culto delle forme istituzionali oppone la sostanza della democrazia: il controllo popolare sul potere. Area Briganti è un fiume straripante di entusiasmo, fratellanza identitaria ed amore per la propria terra, un fiume che lancia la sua sfida alla modernità pronto ad accogliere senza esitazioni e distinzioni tutti i ribelli reggini che incontra lungo il suo ardimentoso scorrere in tutte le direzioni verso la libertà.

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