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giovedì 15 settembre 2011

REGGIO CALABRIA. I particolari dell'operazione "Metano a San Luca"

REGGIO CALABRIA. La cosca Mammoliti di San Luca, alias "fischiante" di San Luca, incideva direttamente nella gestione di lavori edili di rifacimento e restauro di parte dell'abitato del santuario di Polsi, svolti tramite ditte fittiziamente intestate a terzi. E' stata, inoltre perquisita l'impresa Metangas con sede a Rende (Cosenza) e notificata informazione di garanzia nei confronti di Edmondo Rinaldo Venneri, titolare dell'impresa, in ordine al reato di di subappalto non autorizzato ed eseguiti sequestri preventivi di alcuni camion e mezzi d'opera, per un valore totale di circa 800.000 euro. I carabinieri del Comando provinciale di Reggio hanno così eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto e contestuale decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia (procuratore capo Giuseppe Pignatone, procuratore aggiunto Nicola Gratteri, sostituto procuratore Federico Capano Perrone) nei confronti di 7 presunti appartenenti e/o contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Mammoliti, alias “fischiante”, di San Luca, indagati di associazione di tipo mafioso e intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza in appalti, rapina ed estorsione. Le persone arrestate sono: Antonio Cosmo, 64 anni; Francesco Cosmo, 52 anni; Giuseppe Cosmo, 34 anni; Giuseppe Cosmo, 24 anni; Domenico Mammoliti, 49 anni; Francesco Mammoliti 62 anni, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per altra causa. I carabinieri del Gruppo operativo di Locri, diretto dal colonnello Valerio Giardina e in particolare della Compagnia di Bianco, al comando del capitano Andrea Caputo della Stazione di San Luca, guidata dal maresciallo capo Vito Loiudice, hanno accertato che, su ordine di Francesco Mammoliti, dei soggetti non identificati si erano presentati presso il cantiere della Metangas e dietro la minaccia di un fucile si erano impossessati di un autocarro per poi renderlo inservibile dandolo alle fiamme. La strategia intimidatoria aveva sortito immediati risultati, infatti, da lì a breve erano stati assunti, per l’impiego nel cantiere della Metangas, diversi soggetti tutti provenienti da San Luca in gran parte contigui alla cosca Mammoliti “fischiante”. Successivamente, erano stati stipulati svariati contratti di fornitura di materiale e di nolo a freddo con ditte riconducibili agli indagati. Gli accertamenti hanno dimostrato che in realtà i “noli a freddo”, invece, erano veri e propri “noli a caldo” e che ciò nascondeva, di fatto, un subappalto non autorizzato dell’esecuzione delle opere di costruzione della rete di distribuzione del gas nel territorio del Comune di San Luca, realizzando così una gestione diretta della cosca Mammoliti di una grossa fetta dell’opera. Le attività investigative svolte hanno confermato che la cosca si era sostanzialmente impadronita dell’esecuzione delle opere appaltate dalla Metangas, emarginando il responsabile di cantiere e sostituendolo con Francesco Mammoliti, che era quello che impartiva le direttive in merito alle attività materiali da svolgere per la prosecuzione dei lavori. Sono state inoltre registrate delle conversazioni in cui il responsabile del cantiere si limitava a chiedere informazioni a Mammoliti al fine di aggiornare e mantenere regolare la documentazione dell’impresa appaltatrice. L’attività tecnica ha dimostrato che Francesco Mammoliti, pur essendo ristretto presso la propria abitazione poiché sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per aver violato le prescrizioni inerenti alla misura di prevenzione, fosse il reale proprietario e gestore dell’impresa intestata al nipote Stefano Mammoliti, impartiva ordini ed acquisiva commesse per conto della stessa e che, stanti i limiti impostigli dalla misura cautelare in corso, si serviva di Domenico Mammoliti quale suo “uomo sul territorio”. La realizzazione dell’intestazione fittizia dell’impresa aveva la finalità di eludere la normativa antimafia in materia di sequestro e confisca dei patrimoni illecitamente acquisiti. La caratura criminale di Francesco Mammoliti è stata già evidenziata in riferimento al processo “Fehida”, inerente la “faida di San Luca, scaturita dalla cosiddetta “strage di Natale” e che ha avuto il suo culmine nella “strage di Duinsburg”. Il Mammoliti, quale capo dell’omonima cosca, storicamente alleata dei “Nirta - Strangio”, era stato interpellato da Giuseppe Pelle classe 1960, alias “gambazza”, per mediare le posizioni dei due schieramenti contrapposti nella faida, ossia gli stessi “Nirta - Strangio” e i “Pelle - Vottari”.

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