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mercoledì 13 luglio 2011

SANT'EUFEMIA d'ASPROMONTE. Rapina in gioielleria, altri tre giovani in manette

SANT'EUFEMIA d'ASPROMONTE. Nella mattinata odierna i carabinieri della Compagnia di Villa San Giovanni hanno tratto in arresto Giuseppe Romano, 25 anni, Giuseppe Bonforte, 19 anni, Domenicoantonio Romano, 21 anni tutti di Sinopoli, in esecuzione di una ordinanza custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi Fulvio Accurso, ritenuti responsabili di aver organizzato e commissionato la rapina a mano armata alla gioielleria “Due P” di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Le attività d’indagine, condotte dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia villese e della Stazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, coordinate dal sostituto procuratore Giulia Pantano erano partite nelle fasi immediatamente successive alla rapina a mano armata avvenuta nel pomeriggio del 19 aprile scorso. Obiettivo dei malviventi la gioielleria “DueP” sita nel centro della cittadina aspromontana; tre individui con il volto coperto da passamontagna ed armati di fucile e pistole, avevano fatto irruzione all’interno dell’esercizio e, minacciando proprietari e clienti presenti all’interno, si erano impossessati di numerosi gioielli e preziosi e si erano dileguati a bordo di autovettura, risultata successivamente rubata e rinvenuta a pochi chilometri di distanza. Le attività investigative, partite dalla fase di sopralluogo sulla scena del reato nell’immediatezze dell’evento criminoso, hanno consentito di raccogliere inconfutabili elementi di reità nei confronti dell’intero gruppo armato composto da Gabriele Foti tratto in arresto il 24 maggio, del diciasettenne A. L., arrestato il 4 giugno e di Ali Samine arrestato il 6 giugno, supportati anche da accertamenti tecnici del Raggruppamento investigazioni scientifiche di Messina. Gli inquirenti hanno così ricostruito l’intero gruppo armato autore della rapina e le modalità operative di consumazione del reato. In particolare i tre hanno fatto irruzione all’interno dell’esercizio armati e con il volto travisato da passamontagna; Foti impugnava una pistola verosimilmente calibro 7.65 e Samine era armato di fucile a canne mozzate parallele. Dopo aver minacciato proprietari e clienti, si impossessavano di preziosi e gioielli del valore di circa 15.000 euro, e fuggivano a bordo di una Fiat Panda risultata rubata a Reggio Calabria il giorno precedente, rinvenuta poco tempo dopo dai carabinieri nel territorio di Sinopoli. In fase di esecuzione della prima misura coercitiva emessa dall’Autorità giudiziaria i carabinieri hanno eseguito perquisizioni delegate a carico degli indagati raccogliendo ulteriori elementi per delineare le modalità di consumazione della rapina. Le attività investigative, dopo gli arresti dei tre autori materiali, sono proseguite per l’individuazione di basisti e mandanti. I carabinieri hanno individuato nei fratelli Giuseppe e Domenicantonio Romano ed in Giuseppe Bonforte, i contatti locali, ossia gli organizzatori ed i basisti della rapina che hanno avuto un ruolo determinante nel fornire supporto logistico e operativo al gruppo. I tre arrestati, pur non prendendo materialmente parte all’esecuzione della rapina, hanno partecipato organizzando e commissionando la stessa e garantendo poi la fuga agli autori materiali. In particolare hanno fornito le armi e l’autovettura utilizzata per la consumazione del reato rubata in Reggio Calabria il 18 aprile e hanno trattenuto le armi e l’intera refurtiva al termine della rapina. Un ruolo, quello degli odierni arrestati, da ritenere di ancor maggiore gravità rispetto a quello rivestito dagli esecutori materiali. Hanno saputo programmare ed organizzare la rapina, reperendo uomini e mezzi, commissionandola ed affidando il lavoro sporco a persone non originarie del posto più difficilmente conosciuti alle forze dell’ordine, incensurate e come tali lontane da qualsiasi sospetto. Un più alto profilo criminale, di chi ha preferito tenere le “mani pulite”, correre meno rischi senza però rinunciare a trattenere il bottino del colpo. Gravissimi i reati contestati all’intero gruppo: rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi comuni da sparo ovvero pistola semiautomatica verosimilmente calibro 7.65 e fucile a canne parallele mozzate, ricettazione, in quanto acquistava o comunque riceveva l’autovettura utilizzata nella rapina risultata oggetto di furto. Fra le varie aggravanti, anche quella, contestata ai sensi delle norme di recente emanazione (c.d. “pacchetto sicurezza”) di aver commesso i fatti avvalendosi della partecipazione di un soggetto minorenne.

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