ROSARNO. Francesco Giovinazzo, l'uomo di 31 anni assassinato questa mattina nella masseria di famiglia in contrada Carozzo, era scampato una prima volta alla morte nel 2002. Genero di Giuseppe Pesce (oggi deceduto) chiamato ''pecora'', viene ritenuto dagli investigatori uomo di fiducia del figlio di quest'ultimo Antonino Pesce, 29 anni, che nel periodo di detenzione del padre godeva di considerazione all'interno della cosca omonima. Giovinazzo e Antonino Pesce risultano essere stati coinvolti insieme nella rapina a un furgoncino di tappeti persiani, in seguito alla quale, venne ucciso Francesco D'Agostino. Sempre insieme, il primo settembre 2002 si resero protagonisti di un tentato duplice omicidio. Proprio in seguito a questo episodio, nell'ottobre successivo, Giovinazzo subì un attentato da parte di esponenti della cosca Bellocco, al quale riuscì a sopravvivere soltanto grazie al giubbotto antiproiettile che cautelativamente indossava.

Della sua appartenenza alla cosca ha parlato di recente anche Giuseppina Pesce, la figlia del boss diventata collaboratrice di giustizia (e poi uscita dal programma rifiutandosi di continuare la collaborazione). Secondo l’ex collaboratrice, Giovinazzo era stato accolto nella famiglia Pesce, proprio a seguito dell’attentato subito, conseguente ad una lite avuto con uno dei Bellocco. Il corpo senza vita di Francesco Giovinazzo è stato rinvenuto intorno alle ore 8 di stamani da S. P., cognato della vittima che ha subito informato i carabinieri della locale Tenenza. Il cadavere è stato trovato all’interno dell’abitazione di campagna della propria famiglia. I carabinieri della Tenenza e della Compagnia di Gioia Tauro giunti sul posto hanno costatato che il malcapitato bracciante agricolo era stato attinto da più colpi di pistola calibro 9x21. Sul luogo dell’omicidio hanno operato gli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche di Reggio Calabria. Al momento, gli investigatori dell’Arma non escludono nessuna pista investigativa.
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