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venerdì 1 luglio 2011

REGGIO CALABRIA. Tombini sfondati sul lungomare Falcomatà

REGGIO CALABRIA. Lungomare. Un piccolo pezzo di Paradiso, nei caldi pomeriggi assolati cullati dalla brezza dello Stretto e dalla sua magica visuale, affollato da bambini sui pattini, in bicicletta, pedoni che passeggiano, ragazzi che fanno footing. Ma ecco l’intoppo a questo idillico quadretto: alcune mattonelle prospicienti le ringhiere della via Marina alta sono “saltate”. Ridotte in frantumi, lasciano intravedere dei “fossi”, probabilmente tombini di scolo o punti di passaggio della rete elettrica. L’ubicazione delle mattonelle è la stessa: si trovano tutte a poche centinaia di metri di distanza. Evidente la pericolosità sia per i passanti, che per gli sportivi, che per i bambini. Sotto gli occhi di tutti, nell’interesse di nessuno. Questa situazione perdura da almeno due mesi. Perché aspettare che accada qualcosa prima di prendere provvedimenti? L’associazione Ladyterranea ha intervistato dei passanti che confessano di aver notato, in extremis, il piccolo “fosso” e di aver rischiato la caduta, soprattutto alla sera. Quanto costerebbe mandare due operai a cementare i tombini (quattro in tutto)? E quanti soldi si sprecherebbero se, malauguratamente, qualcuno inciampasse e intenterebbe causa, come previsto dalla legge, al Comune? Ma come al solito, sembra che il conto non sia il nostro. “Fate la segnalazione ai Carabinieri ma non infangate la città” questo il suggerimento di un Consigliere Comunale, incontrato per caso in via Marina mentre ci apprestavamo a fotografare i tombini in questione. A questo punto la domanda sorge spontanea, e la rivolgiamo accoratamente a tutti i cittadini: se segnalare un problema non preso in considerazione da chi di dovere significhi infangare la città o mostrare un’appartenenza politica di contestazione od opposizione, allora siamo tutti perduti. La risposta che avrei voluto sentire da un rappresentante della cittadinanza era diversa. Non “copriamoci gli occhi perché dobbiamo promuovere la città”, ma “grazie del sollecito, dobbiamo risolvere un problema”. Il rinnovamento, tanto auspicato, ci proietta nel futuro sempre da cittadini ciechi. Ed allora sembra di sentire intonare una vecchia filastrocca che fa al caso nostro: “sono una povera cieca, son caduta nel fosso…alzarmi non posso, aiutatemi voi…”.
Serena Cara
vicepresidente
Associazione Ladyterranea

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