REGGIO CALABRIA. Un'operazione congiunta dei carabinieri e della guardia di finanza, chiamata convenzionalmente “Ortro”, è stata eseguita con decreto d'urgenza, emesso dalla Dda reggina, per il sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 15 milioni di euro, nei confronti di cinque persone accusate di essere prestanome della cosca capeggiata da Pasquale Condello, detto ''il supremo'', una delle più potenti della Calabria. Ai cinque è stata anche notificata un'informazione di garanzia. Tra i beni sequestrati figurano quattro imprese, quattro punti vendita di ottica, un immobile e numerosi conti correnti. Le indagini, i cui risultati sono stati poi confermati dalle dichiarazioni rese dal boss divenuto collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, hanno consentito di accertare che le società e gli esercizi commerciali si sono avvalsi nel tempo dell'interesse delle cosche reggine per assicurarsi immediati incrementi delle vendite che hanno fruttato ingenti guadagni.

In particolare, è stato accertato che, attraverso “l’appoggio” delle famiglie Lo Giudice e Condello, l’attività imprenditoriale di Santo Cuzzola è cresciuta in maniera esponenziale, con l’apertura o l’implementazione di vari negozi in città, nonché unità secondarie in Villa San Giovanni, Melito Porto Salvo, Bovalino e Milano. A riprova del rapporto instaurato è stato rilevato che familiari del Condello sono stati stabilmente impiegati nelle attività commerciali di Cuzzola. E’ stato constatato anche che nell’aprile scorso le società del Cuzzola sono state poste in liquidazione ed i rami d’azienda ceduti in locazione a società e ditte individuali, gestite da congiunti e conoscenti dell’imprenditore. Di fatto, la locazione è risultata essere fittizia, poiché la direzione e la gestione delle attività è rimasta sotto l’egemonia del Cuzzola, dimostrando che la dissimulazione del patrimonio societario aveva la finalità di prevenire l’eventuale applicazione di misure ablative sui beni.
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