REGGIO CALABRIA. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - nelle persone del procuratore capo Giuseppe Pignatone, dei procuratori aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri e sostituti procuratori Marialuisa Miranda e Gianni Musarò - ed emessa dal locale gip Domenico Santoro, nei confronti di 45 indagati per associazione finalizzata al traffico internazionale di cocaina, con l’aggravante mafiosa. Altre 10 persone sono indagate a piede libero. Gli interventi hanno interessato la Calabria, la Sicilia, il Lazio e la Lombardia; 5 trafficanti localizzati in Spagna ed Olanda sono stati raggiunti da un mandato di arresto europeo. E’ stato inoltre richiesto l’arresto a fini estradizionali di ulteriori 3 soggetti, già localizzati in Colombia, Venezuela e Stati Uniti. I provvedimenti restrittivi costituiscono la terza fase dell’operazione Il Crimine, che aveva unificato le indagini dirette dalle Procure Distrettuali di Reggio Calabria e Milano raggiungendo soprattutto gli esponenti di vertice delle principali cosche calabresi della ‘ndrangheta, nonché delle rispettive proiezioni nel nord Italia. In particolare, coronano una vasta indagine del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta ed il narcotraffico internazionale, già concretizzatasi in due interventi del settembre 2008 e del luglio 2010. La prima fase, avviata nel febbraio 2008, in collaborazione con la Dea, l’Fbi e l’Ice, in direzione di una struttura transnazionale dedita al traffico di cocaina, metamfetamine e cannabis tra il Sud America, il Nord America e l’Europa, aveva documentato le proiezioni statunitensi della cosca Aquino – Coluccio che, attraverso una componente radicata a New York (USA), si riforniva di narcotico e dal Cartello del Golfo e dalle squadre di mercenari paramilitari dette Los Zetas, egemoni in Messico.
In data 16 settembre 2008, nell’ambito di una maxi – operazione condotta tra gli Stati Uniti, l’Italia ed il Messico, venivano eseguiti 166 provvedimenti di arresto, richiesti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e dalle Autorità giudiziarie di diversi Paesi statunitensi, nell’ambito dei rispettivi e collegati procedimenti penali. Le attività investigative condotte dal Ros in collaborazione con la Dea e le forze di polizia canadesi, consentivano altresì di localizzare ed arrestare:- in data 07.08.2008, a Toronto (Canada), il latitante Giuseppe Coluccio, già inserito nel c.d. elenco dei primi 30;
- in data 10.05.2009, a Roccella Jonica, il latitante Salvatore Coluccio, anch’egli inserito nell’elenco dei primi 30, individuato dai Cacciatori di Calabria in un bunker ricavato nella sua abitazione, all’interno del comprensorio dell’Hotel Kennedy.
La prosecuzione delle indagini documentava una serie di riunioni tra esponenti di spicco dei locali della provincia di Reggio Calabria con rappresentanti della ‘ndrangheta di Toronto. I carabinieri riuscivano anche a raccogliere, da quelle che gli interventi presentavano come innocue riunioni conviviali (le cosiddette “ghirate”), rilevanti elementi sulle causali dell’allora reggente della “Lombardia”, Carmelo Novella, ucciso il 14.07.2008, a San Vittore Olona (MI), per aver tentato di emanciparsi dalla “Provincia” reggina. 13 appartenenti ai Locali di Marina di Gioiosa Jonica e Grotteria venivano così raggiunti da un provvedimento di fermo disposto dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Il Crimine” del 13 luglio 2010, dando un contributo e all’individuazione di alcuni locali di ‘ndrangheta e a ricostruire le causali dell’omicidio dell’allora capo della Lombardia, Carmelo Novella, che aveva tentato di emanciparsi dalla “Provincia” reggina. La più recente fase investigativa condotta in collaborazione con la Dea statunitense e la Dcsa, ha delineato compiutamente la struttura del cartello calabrese implicato nel narcotraffico, costituito tra le ‘ndrine Jerinò di Gioiosa Jonica, Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, Bruzzese di Grotteria, Pesce di Rosarno e Commisso di Siderno, cui erano collegati alcuni rappresentanti della Cosa Nostra siciliana, recentemente rientrati in Italia dopo un lungo esilio negli Stati Uniti, determinato dalla guerra di mafia degli anni ’70 - ’80.
Proprio negli Stati Uniti si erano peraltro coagulati gli interessi delle componenti siciliane e calabresi, rappresentati oltreoceano dall’indagato Vincenzo Roccisano, broker degli Jerinò, degli Aquino e dei Commisso. Interrotti i rapporti con i fornitori messicani, il cartello di cosche indagato aveva consolidato i rapporti con un’altra organizzazione fornitrice colombiana di cui, oltre che nel Paese di origine, venivano individuate cellule in Venezuela, Spagna ed Olanda. Grazie alla proficua cooperazione instaurata con le Autorità spagnole ed olandesi, era così possibile procedere al sequestro:
- in data 22.05.2008, presso l’aeroporto olandese di Schipol, di 44 kg. di cocaina provenienti dal Suriname all’interno di un container aereo;
Proprio negli Stati Uniti si erano peraltro coagulati gli interessi delle componenti siciliane e calabresi, rappresentati oltreoceano dall’indagato Vincenzo Roccisano, broker degli Jerinò, degli Aquino e dei Commisso. Interrotti i rapporti con i fornitori messicani, il cartello di cosche indagato aveva consolidato i rapporti con un’altra organizzazione fornitrice colombiana di cui, oltre che nel Paese di origine, venivano individuate cellule in Venezuela, Spagna ed Olanda. Grazie alla proficua cooperazione instaurata con le Autorità spagnole ed olandesi, era così possibile procedere al sequestro:- in data 23.06.2008, presso il porto spagnolo di Valencia, di 76 kg. di cocaina occultati all’interno di un container;
- in data 3.02.2009, presso il porto olandese di Rotterdam, di kg. 183 di cocaina, occultati all’interno di un container per trasporto marittimo, proveniente dal Suriname.
Le perdite subite inducevano il cartello calabrese a ricercare un nuovo canale commerciale per le importazioni del narcotico dal Sud America. Grazie all’analisi incrociata di più attività d’indagine (Solare, Maestro e Patriarca coordinate dalla Dda di Reggio Calabria e Hera da quella di Milano), si riusciva a comprendere come, in un quadro più ampio, le varie cosche della provincia di Reggio Calabria – e non solo – con ruoli diversi, ma rimanendo inquadrate in un ambito d’azione unitario della ‘ndrangheta, partecipassero alla fase di acquisto, importazione e smistamento della sostanza stupefacente. Grazie alla preziosa collaborazione dell’Agenzia delle Dogane, veniva accertato il canale commerciale utilizzato dalla società Diamante Fruit srl di Acireale, il cui amministratore, Luigi Grasso, risultava collegato alla cosca Pesce di Rosarno, per conto della quale operava all’interno del porto di Gioia Tauro. L’indagine comprovava, ancora una volta, la centralità della famiglia Pesce negli affari legati, in generale, al porto di Gioia Tauro e nello specifico all’importazione di sostanze stupefacenti. È stato dimostrato che proprio i Pesce, avvalendosi anche del gruppo Sigilli di Taurianova, avevano garantito l’ingresso e lo stoccaggio della droga sia per conto di altre famiglie di ‘ndrangheta che per conto di altri gruppi criminali anche stranieri (albanesi), trattenendo, a titolo di provvigione, parte del carico.
Dopo un primo sequestro presso l’autosalone “Autopiù di Antonio Loccisano & C. sas”, sito a Gioiosa Jonica, con l’arresto, nel settembre 2009, di Francesco Vinci e la denuncia in stato di irreperibilità di Antonio Loccisano, organico al locale di Gioiosa Jonica ed appartenente alla ‘ndrina Jerinò, i carabinieri mantenevano un costante monitoraggio dell’importazione della frutta, con l’ausilio dell’Ufficio Centrale dell’Agenzia delle Dogane, intercettando numerosi container giunti nel porto di Gioia Tauro e sequestrando, con interventi apparentemente casuali:
- in data 14.10.2009, kg. 196 di cocaina destinata al gruppo di Vincenzo Pesce che, su disposizione di Domenico Oppedisano, capo crimine e rappresentante di vertice della Provincia, avrebbe dovuto destinarne parte al gruppo di Pasquale Varca, indagato dal Ros nella richiamata indagine Hera;
- in data 17.10.2009, kg. 74 di cocaina destinata al consorzio di cosche rappresentato dal broker Vincenzo Roccisano;
- in data 4.11.2009, kg. 140 di cocaina;- in data 18.11.2009, kg. 30 di cocaina;
- in data 24.11.2009, kg. 32 di cocaina;
- in data 8.04.2010, kg. 32 di cocaina.
Gli ultimi 4 carichi sequestrati erano destinati alla cosca Pesce di Rosarno, tanto che Vincenzo Roccisano, temendo per la sua incolumità, si trasferiva a Toronto, sotto la protezione di esponenti delle famiglie Coluccio – Commisso, da anni radicate in quel Paese e, successivamente, a New York, dove, su attivazione dell’Arma, in data 23.02.2010 veniva tratto in arresto da personale della Dea, per violazione della legge sull’immigrazione. L’attuale provvedimento restrittivo sarà pertanto accompagnato dalla richiesta di estradizione in Italia. Nel complesso, l’indagine ha riprovato il ruolo della ‘ndrangheta nel traffico internazionale di cocaina e la capacità di costituire veri e propri cartelli tra numerose cosche per finanziare molteplici importazioni di narcotico, da distribuire quindi in tutto il territorio nazionale. Confermata pure la capacità delle cosche locali (Pesce, Piromalli, Molè e Bellocco) di avvalersi di “centri di servizio” e società commerciali compiacenti per il controllo dei flussi illegali, anche a favore di cosche collegate. La cooperazione internazionale con gli Stati Uniti ed il Canada, ed in particolare il comprensorio di Toronto, ha evidenziato ulteriormente la capacità della ‘ndrangheta di riprodurre all'estero le sue strutture ordinative, supportando la latitanza degli affiliati ed offrendo notevoli opportunità di reimpiego dei narcoproventi. Particolarmente proficua è risultata la collaborazione con gli organismi di polizia olandesi e spagnoli che, grazie al costante supporto della Dcsa e della Procura Nazionale Antimafia, ha consentito importanti riscontri sul campo. Infine, le indagini antidroga si sono ancora una volta dimostrate uno strumento particolarmente efficace per incidere sulle strutture ‘ndranghetiste più qualificate, di cui sono stati documentati gli assetti e le dinamiche interne, ivi compresa una scissione del locale di Gioiosa Jonica, con la nomina a capo società dell’indagato Rocco Aquino. I particolari dell’operazione sono stati illustrati dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dai carabinieri. Alla conferenza stampa hanno partecipato il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, il comandante del Ros e i rappresentanti della Dcsa, dell’Agenzia delle Dogane e degli organismi investigativi statunitensi, olandesi e spagnoli.

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