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lunedì 25 luglio 2011

REGGIO CALABRIA. La maxi confisca agli Alvaro di Cosoleto

REGGIO CALABRIA. Tra i beni confiscati agli appartenenti alla famiglia Alvaro – ramo di Cosoleto, figurano 15 tra imprese e ditte individuali operanti, principalmente, nel settore dei servizi e della ristorazione, tra cui i noti locali romani, tra “Café de Paris” e il ristorante “George’s”. Nel provvedimento emesso dal locale Tribunale – sezione Misure di prevenzione, presieduto da Olga Tarzia, su richiesta della Procura, sono presenti inoltre un immobile di pregio, sito a Roma in via Budapest, dotato di una piscina per piano, 4 autovetture di lusso oltre a rapporti bancari, postali, assicurativi e denaro contante. Il tutto per un valore complessivo di 200 milioni di euro. L’attività che prende avvio dalla nota operazione “Café de Paris” del luglio del 2009, condotta nella sua prima fase, allo scopo di sfruttare al meglio alcune convergenze investigative, in collaborazione con i carabinieri del Ros Centrale di Roma, vede ora interessati, sotto il diretto coordinamento del Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, e del sostituto Sara. Ombra, i finanzieri del Gico di Reggio Calabria e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma. Nei due anni trascorsi dal sequestro, ai finanzieri sono state affidate, dalla Procura reggina, numerose deleghe d’indagine volte a rafforzare il quadro probatorio disegnato all’epoca. È stato, così, possibile fronteggiare le numerose eccezioni e deduzioni presentate dal nutrito collegio difensivo cui i due soggetti principali dell’indagine, Vincenzo Alvaro (cl. ’64) e Damiano Villari hanno affidato le loro speranze di rientrare in possesso dell’ingente patrimonio illecitamente acquisito. Per arrivare al brillante risultato, cristallizzato nei provvedimenti oggi emessi dal Tribunale reggino, la Procura e le Fiamme Gialle, nell’arco degli ultimi ventiquattro mesi, hanno sviluppato specifiche indagini tecniche, investigazioni finanziarie e bancarie, nonché informazioni tratte da segnalazioni di operazioni sospette, provenienti dagli intermediari finanziari. Quanto ai due soggetti principali dell’indagine va ricordato come: Vicenzo Alvaro, sia, tutt’ora, un esponente di spicco della omonima cosca più nota come “Testazzi” o “Cudalonga” - egemone in Cosoleto e comuni limitrofi e con importanti ramificazioni nella Capitale. Quest’ultimo, infatti, si è rivelato la mente “operativa” dell’omonima cosca nella capitale, sin da quando, nel 2001, trasferitosi a Roma per scontare il periodo di sorveglianza speciale cui era stato condannato, si faceva assumere come “aiuto cuoco”, pur investendo illeciti ingenti proventi nell’acquisto di numerosi esercizi commerciali, operativi nel settore della ristorazione. A questo proposito il Tribunale ha evidenziato l’esistenza di “un vero e proprio sistema occulto di accaparramento e gestione di attività economiche nella città di Roma facente capo a Vincenzo Alvaro; Damiano Villari, inizialmente soltanto prestanome dell’Alvaro, con il passare del tempo, abbia assunto un ruolo di maggiore rilievo nell’ambito delle strategie economiche della cosca. Anche Villari ha raggiunto la capitale da circa un decennio, provenendo da un piccolo comune della fascia aspromontana tirrenica del reggino, ove svolgeva il mestiere di barbiere, ed era a sua volta privo di qualsiasi ulteriore ricchezza o mezzo di sostentamento. Va, anche, sottolineato come Vincenzo Alvaro, attraverso la moglie, sia strettamente legato al ramo sinopolese della famiglia anch’esso in forte difficoltà dopo la scomparsa del capostipite Domenico Alvaro (cl.’24) e l’arresto, ad opera della Polstato di Reggio Calabria, avvenuto proprio in questi giorni, di Cosimo Alvaro. I dettagli delle indagini che hanno portato alla confisca sono stati espoti dal procuratore capo Pignatone, dal comandante provinciale colonnello Alberto Reda e dai tenente colonello Luca Albertario (Scico Roma), Claudio Petrozziello (polizia tributaria Reggio) e Gerardo Mastrodomenico (Gico Reggio).

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