REGGIO CALABRIA. È stato molto importante il contributo fornito da un imprenditore che si è ribellato alle regole del pizzo, per consentire ai carabinieri del Comando provinciale di arrestare tre persone contigue alla criminalità organizzata, in ottemperanza ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dai sostituti procuratori Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino della Direzione distrettuale antimafia reggina per il reato di tentata estorsione aggravata dall’aver favorito un’organizzazioen mafiosa. I fermati sono: Gennaro Gennarini, 40 anni, pluripregiudicato per numerosi reati ed anche per associazione di tipo mafioso, contiguo, anche per legami di parentela con la cosca “Ficara Latella”, per essere il cognato di Giuseppe Ficara (cl.66) e Vincenzo Ficara (cl. 69) di cui ha favorito al latitanza, nonché genero di Giovanni Ficara (cl. 44) inteso il gioielliere; nipote di Pasquale (cl.52) Giacomo (cl.56) e Antonino Latella (cl.49); Vincenzo Nettuno, 32 anni, pregiudicato per vari reati ed anche per associazione di tipo mafioso, contiguo alla cosca dei “Ficareddi”, per essere il fratello di Letterio Nettuno (cl.75) appartenente alla cosca dei “Ficareddi”; Terenzio Minniti, 27 anni, incensurato, ma ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca “Ficareddi”, per esser stato più volte controllato con suoi affiliati.

Le indagini hanno tratto spunto dalla denuncia del titolare di una sala giochi on-line del quartiere Pellaro che, esasperato dalle ormai continue vessazioni e minacce cui era costretto a sottostare, ha collaborato pienamente con i carabinieri e la Dda, collegando tutti i numerosi episodi criminali cui era stato vittima dal 1993, consentendo di accertare che i mandanti erano tutti riconducibili alle cosche cittadine della ‘ndrangheta. Al culmine della spirale di violenza, lo scorso mese di febbraio l’imprenditore era stato anche vittima di un tentativo di omicidio, non andato a buon fine solo per un caso fortuito in quanto i proiettili esplosi contro di lui si erano fermati sulla carrozzeria dell’autovettura su cui viaggiava. Nel corso delle conseguenti attività di indagine, è stato accertato il tentativo di estorsione di cui al provvedimento odierno, posto in essere dai soggetti fermati che, lo scorso mese di marzo, presentandosi come parenti mandati da storici appartenenti a cosche di ‘ndrangheta del capoluogo, hanno tentato di imporre all’imprenditore l’utilizzo di un particolare software illegale per il gioco del poker on-line. Al diniego manifestato, i tre hanno minacciato gravi ripercussioni da parte della ‘ndrangheta per il mancato rispetto del dictat imposto.

I militari dell’Arma, sono in possesso dei filmati di alcuni incontri con l’imprenditore. Le indagini hanno consentito di ricostruire sia i legami con le cosche “Ficara –Latella” e “Ficareddi”, operanti nella zona sud della città, sia l’attività criminale posta in essere dai tre e dedita all’acquisizione diretta ed indiretta di diverse sale scommesse. I tre fermati, secondo gli investigatori, oltre ad imporre all’imprenditore l’uso del software, dal quale ottenevano forti guadagni da reimpiegare nel sostegno delle organizzazioni criminali, gli avrebbero intimato di diffonderlo in città, facendolo usare ad altre sale giochi. Per tale ragione dalle prime ore di questa mattina sono state compiute numerose perquisizioni in sale scommesse che si ritiene possano aver subito la stessa imposizione. L’odierno episodio assume un particolare valore in quanto registra un’ulteriore piena collaborazione tra le Istituzioni e gli imprenditori vittime della criminalità organizzata e pertanto rappresenta la conferma del cambiamento in atto in città.

Questa collaborazione, unitamente alle ulteriori e nuove auspicate dagli inquirenti, consentirebbero di fare luce, con maggiore completezza, su un fenomeno criminale in rapida diffusione che vede le cosche sempre più interessate all’acquisizione di un settore imprenditoriale che consente oltre a cospicui introiti, anche la possibilità di facile ricilaggio dei proventi illeciti. I particolari dell’operazione, chiamata convenzionalmente “Azzardo”, sono stati esposti dal procuratore capo Giuseppe Pignatone nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il comandante provinciale colonnello Pasquale Angelosanto, il comandante del Nucleo operativo maggiore Gianluca Vitagliano, il comandante della Compagnia cittadina capitano Nicola De Tullio e il vice comandante della Stazione di “Reggio – Pellaro”, maresciallo Giuseppe Amato.
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