REGGIO CALABRIA. Il civile comportamento di un reggino, il signor Francesco Surace, 46 anni, di professione meccanico, ha permesso di salvare un giovane esemplare di falco pecchiaiolo. Il rapace, dopo essere stato certamente preso di mira da qualche ignoto bracconiere, ha trovato rifugio tra i cespugli di un sentiero a pochi metri dalla strada che si snoda nella parte collinare della frazione Armo. Ed è proprio in quella zona che è stato notato dal signor Surace, il quale, alla guida della propria autovettura stava transitando per quella strada. La sorte dell’adorno sarebbe stata sicuramente segnata, non riuscendo ancora ad alzarsi in volo a seguito delle sue malandate condizioni e, probabilmente, sarebbe rimasto vittima di qualche predatore notturno. Per sua fortuna, il lodevole intervento del meccanico, ha permesso ancora una volta di salvaguardare questa specie protetta. Surace, dopo essere riuscito a catturare il volatile, senza procurargli ulteriori ferite, si è recato negli uffici della Questura con il rapace. Del rinvenimento, è stato immediatamente informato il Nucleo reggino dei Rangers d’Italia, l’associazione di volontariato la cui vigile e costante presenza sul territorio, in materia di ambiente e protezione civile, è ormai ben nota a tutte le istituzioni provinciali. I rangers hanno così preso in custodia il falco pecchiaiolo e successivamente, nella loro sede altro personale addetto, ha accertato le reali condizioni del falco, prestandogli le prime necessarie cure. L’adorno è stato quindi trasportato nel Centro recupero animali selvatici di Messina, dove è stato consegnato al dottor Fabio Grosso, responsabile dei veterinari del Centro. Un plauso va certamente rivolto al signor Francesco Surace, il quale, evidenziando grande sensibilità e forte senso si responsabilità civile, ha consentito il felice epilogo dell’episodio che non rimane il solo, unico ed isolato in questo periodo di migrazione. Purtroppo, è ancora radicata la barbara e incivile usanza di uccidere questi esemplari, per poi impagliarli ed esibirli come trofei di caccia, a dispetto delle leggi vigenti che ne tutelano la specie. In questo contesto illegale, che si manifesta principalmente e solitamente ogni anno nel mese di maggio, quando i rapaci attraversano lo Stretto, l’attività di controllo compiuta dai Rangers d’Italia, aumenta notevolmente. I servizi svolti dalle unità di controllo e avvistamento, scoraggiano i cacciatori di frodo e tutte quelle persone che sparano a questi magnifici rapaci, per il solo gusto di ucciderli.
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