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giovedì 19 maggio 2011

PIANA. I beni confiscati dalla Dia di Reggio Calabria

PIANA. L’odierna confisca è una delle più rilevanti nel settore misure di prevenzione messo a segno dalla Dia di Reggio Calabria, diretta dal colonnello della Guardia di finanza Francesco Falbo (nella foto), che testimonia il sempre più alto e sofisticato livello di efficienza raggiunto nell’individuare ed aggredire i patrimoni illeciti della ‘ndrangheta, applicando anche le nuove normative in materia. Il dettaglio, il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca: del patrimonio aziendale di cinque società operanti nel settore edilizio e della produzione di inerti e sbancamento terra; di numerose costruzioni ad uso civile ed industriale, ubicate a Polistena, Giffone, Cinquefrondi, Sorianello, Oppido Mamertina e Gioiosa Jonica; di 86 appezzamenti di terreno di varia natura per un’estensione complessiva di circa 700 ettari, ubicati per la maggior parte nel comprensorio della fascia aspromontana dei Comuni di Cinquefrondi e Giffone, di due autovetture Mercedes, di grossa cilindrata; disponibilità finanziarie depositate in istituti di credito di pertinenza delle società in sequestro pari a 2 milioni di euro; disponibilità finanziarie del soggetto e dei suoi familiari conviventi quantificati in circa 4 milioni ed ottocentomila euro. Il patrimonio sottoposto a confisca è valutabile in circa 47 milioni di euro. Le imprese confiscate sono: la “Costruzioni Generali srl di Tassone Laura”; la “Edil-Moviter snc”; la “Facep srl”; la “Sud Appalti sas”; quota della “Pregranulati snc”. Sono state, inoltre, confiscate: tre cave utilizzate per l’estrazione e la lavorazione di materiale inerte, ubicate in località Pagliamarcato di Giffone, Quarantana di Oppido Mamertina e San Leonardo di Palmi; una vasta area recintata adibita a deposito, sita in località San Giovanni di Polistena. Hanno formato inoltre oggetto di confisca, gli impianti fissi e mobili per la frantumazione degli inerti, numerosi escavatori e altri mezzi pesanti nella disponibilità delle società sequestrate. Con il provvedimento in questione il Tribunale ha altresì disposto nei confronti di Salvatore Domenico Tassone, la misura della sorveglianza speciale di quattro anni avendone accertata la pericolosità sociale.

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