PIANA. Beni per un valore che si aggira ai 47 milioni di euro sono stati confiscati dal Centro operativo Dia di Reggio Calabria ad un noto imprenditore di Polistena: Salvatore Domenico Tassone, 63 anni. Il personale della Dia, infatti, ha dato esecuzione ad un decreto di confisca di beni emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, a seguito di una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata dal direttore della Dia, generale dei carabinieri Antonio Girone, nei confronti dell’imprenditore originario di Sorianello (VV), con attività nel settore della produzione di calcestruzzo e lavorazione inerti. Tassone, per quanto risulta agli inquirenti sarebbe in contatto con numerosi esponenti della criminalità organizzata locale, in particolare con le cosche “Longo – Versace” di Polistena, ma anche, per via di vincoli di parentela, con gli Alvaro di Sinopoli e gli Ierinò di Gioiosa Ionica. Nel dicembre del 1994, sulla superstrada Ionio-Tirreno, l’imprenditore mentre era insieme al figlio, rimase ferito da colpi di arma da fuoco, a seguito di un agguato di stampo mafioso. Le indagini non consentirono di pervenire all’identificazione degli autori né di individuare il movente ed i mandanti. Tassone è stato condannato ad 8 anni di reclusione dalla Corte di Assise di Palmi, ridotta a 7 anni e 4 mesi dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria, per l’omicidio ed il susseguente occultamento di cadavere di Pierino Rullo, il quale, nel 1993, era stato indagato - in ordine al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso-, insieme a Tassone, nel procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Palmi, per la costruzione della diga sul fiume “Metramo”(procedimento conclusosi con l’assoluzione dell’imprenditore). Salvatore Domenico Tassone ha gestito direttamente o indirettamente attraverso il coniuge ed i figli, diverse aziende operanti nel settore del movimento terra e lavorazione di materiali inerti, sino al luglio 2007 quando fu tratto in arresto, insieme ad altre 14 persone coinvolte nell’operazione “Arca - Labirinto“ che, compiuta in collaborazione dalla Squadra mobile e della Dia di Reggio Calabria, aveva accertato come le cosche mafiose del reggino e del vibonese avessero imposto il controllo sull’aggiudicazione degli appalti e subappalti dei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria nei tratti Mileto - Serre e Mileto – Rosarno, per lavori da oltre 100 milioni di euro, oltre che estorcere tangenti – mediante la cosidetta “assicurazione cantieri tranquilli” (3% dell’importo dei lavori). Tale somma, veniva poi recuperata illegalmente dalle stesse imprese sia con il sistema della sovrafatturazione (indicando importi maggiori rispetto ai lavori realmente effettuati) sia con la fornitura di materiale di scarsa qualità.

Al contempo si era accertato che la società “Costruzioni Generali srl” di Laura Tassone, figlia dell’imprenditore, pur essendo stata oggetto di informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura, aveva continuato a fornire materiale inerte ad altre imprese subappaltatrici operanti nei lavori di ammodernamento dell’A3. Nel procedimento penale scaturito dall’operazione Arca è stata emessa nei confronti di Tassone sentenza di condanna dal Gup del Tribunale di Reggio alla pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa nonché per aver costretto le ditte appaltatrici e subappaltatrici a rifornirsi di calcestruzzo ai prezzi da lui imposti. Il prosieguo degli accertamenti effettuati a cura di personale del Centro Operativo Dia di Reggio Calabria a seguito delle risultanze emerse dall’operazione “Arca”, sfociava nel corso del mese di luglio 2007, nel sequestro giudiziario, disposto dal Gip, del patrimonio dell’azienda gestita dal Tassone. Parallelamente si è proceduto ad effettuare una laboriosa e complessa serie di accertamenti patrimoniali volti a verificare, in chiave di proposizione di misure di prevenzione le modalità di acquisizione dell’intero ingentissimo patrimonio societario e personale riconducibile al medesimo. L’attività svolta è stata riassunta in una corposa ed esaustiva proposta di misura di prevenzione, a firma del direttore della Dia Antonio Girone e recepita dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale reggino che nel luglio 2007, maggio 2008 e dicembre 2009, ha emesso appositi decreti di sequestro ai sensi della legge antimafia, sottolineando come tali beni risultassero essere il frutto e il reimpiego di attività illecite. Il Tribunale ha, infatti, ravvisato la sussistenza di una tipica “impresa mafiosa”, che si impone sul mercato con la forza dell’intimidazione e dell’imposizione del dominio sul territorio e la conseguente estromissione delle imprese che non godono di pari entrature criminali, alterando – anzi azzerando - così il meccanismo del libero mercato. In particolare la difesa del Tassone non è riuscita a giustificare la legittima provenienza dei capitali iniziali posti a base dei futuri investimenti. Con l’odierno provvedimento la Sezione misure di prevenzione, a conclusione del contraddittorio instaurato tra pm e difesa, ha sottolineato come “la pericolosità qualificata del Tassone si è costantemente manifestata a partire dagli anni ’80 nell’essersi avvalso della finalità della cosca mafiosa di appartenenza per accaparrarsi il controllo delle attività inerenti la movimentazione dei materiali inerti….va, pertanto disposta la confisca di tutti i beni…trattandosi di beni frutto e reimpiego delle attività rientranti nel programma criminoso del sodalizio criminale di cui il proposto risulta attivo partecipante”.
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