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sabato 28 maggio 2011

CRIMINE 2. Catturato a Genova Donato Fratto, lo ha tradito la passione per le moto

GENOVA. Il latitante Donato Fratto, appartenente alle cosche della ‘ndrangheta operanti in Germania e Svizzera, indagato per associazione di tipo mafioso, è stato catturato nel pomeriggio di ieri dai carabinieri dei Comandi provinciali di Reggio Calabria e Genova. I militari dell’Arma, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, relativa all’operazione “Il crimine 2”, naturale prosecuzione dell’attività “Il crimine”. Fratto, che è residente nel Cantone San Gallo in Svizzera, è stato catturato a seguito dell’attività investigativa svolta dai militari del Comando provinciale di Reggio Calabria che dall’8 marzo scorso erano sulle sue tracce. In particolare, l’azione dei carabinieri è stata concentrata sulle abitudini e sugli interessi del latitante. La sua passione per le motociclette, già nota agli investigatori, ha consentito di comprendere anche attraverso il monitoraggio di un sito specialistico dedicato ad appassionati di moto, che nel mese di maggio si sarebbe svolto in Sardegna un importante motoraduno. Per l’occasione, il latitante aveva anche inserito la sua foto in sella ad una fiammante motocicletta. Dall’analisi dei dati in possesso,. i carabinieri di Reggio Calabria e di Genova hanno monitorato, in corrispondenza dell’evento, tutti gli snodi principali dai quali occorre passare per giungere sull’isola. Quest’attività ha dato gli esiti sperati e nel pomeriggio di ieri al terminal del porto di Genova Fratto è stato catturato mentre a bordo della sua fiammante Honda Goldwind, insieme alla moglie, era in procinto di imbarcarsi sulla nave che sarebbe salpata di li a poco per la Sardegna. L’indagine “Il crimine”, coordinata dalle Dda di Milano e Reggio Calabria, conclusa il 13 luglio dello scorso anno, aveva portato all’emissione di 304 provvedimenti cautelari. Le investigazioni dell’Arma, hanno permesso di delineare l’esistenza della organizzazione ‘ndrangheta avente base strategica nella provincia di Reggio Calabria, con attive ramificazioni sia nel nord Italia, in particolare in Lombardia, sia all’estero, dove è stato replicato il modello organizzativo calabrese da parte di quelle articolazioni che risultano dipendenti dai vertici decisionali presenti nel territorio reggino. Nell’ambito dell’operazione “Il crimine”, Donato Fratto, benché residente in Svizzera, viene ritenuto un anello di collegamento fra il Locale di Frauenfeld, località del Cantone San Gallo, e i locali tedeschi di Singen e Radolfzell ed ha partecipato con regolarità alle riunioni del sabato a Radolfzell-Boringhen in Oshlestrabe 40. L’indagato è stato più volte intercettato mentre parlava con Bruno Nesci di giochi di potere interni alla ‘ndrangheta in occasione del rinnovo delle cariche di vertice dell’organizzazione nell’agosto e settembre del 2009 . inoltre lo stesso indagato preannunzia la visita di affiliati al Locale di Frauenfeld e si informa per sapere quanti affiliati abbia il Locale di Singen. Il ruolo di Fratto emerge anche in relazione agli accertati contrasti per i problemi afferenti gli equilibri tra i locali della Svizzera e della Germania. Il provvedimento “Il Crimine” ha permesso di delineare l’esistenza della organizzazione ‘ndrangheta avente base strategica nella provincia di Reggio Calabria, con attive ramificazioni sia nel nord Italia, in particolare in Lombardia, sia all’estero, dove è stato replicato il modello organizzativo calabrese da parte di quelle articolazioni che risultano dipendenti dai vertici decisionali presenti nel territorio reggino. L’attività ha offerto uno spaccato inedito della ‘ndrangheta, evidenziando l’esistenza di organismi (“provincia”, “mandamento” e “locali”), di gradi (sgarrista, santista, vangelo) e di ruoli (“cariche”), che rivelano un assetto mafioso basato su una struttura unitaria gerarchicamente organizzata, in cui le decisioni vengono assunte dal vertice provinciale di Reggio Calabria, nel rispetto rigoroso di regole e procedure, lasciando tuttavia alle dipendenti articolazioni esterne ampi margini di autonomia nella gestione delle attività criminali nel territorio ove operano. Le attività illecite sono riconducibili a tre filoni principali: il narcotraffico, il traffico di armi e il condizionamento della vita economico-imprenditoriale nel territorio di competenza. In sintesi, l’organizzazione ‘ndrangheta ricomprende un vertice, denominato “Provincia”, e ben tre mandamenti (Tirrenico, del Centro e Jonico), all’interno dei quali sono individuabili le “locali” di ‘ndrangheta, organizzate sempre su base territoriale. Le “locali” costituite fuori dal territorio della provincia di Reggio Calabria rispondono alla “Provincia” direttamente o attraverso “locali” di uno dei tre “mandamenti” reggini. Solo la Lombardia presenta la peculiarità che i suoi “locali” sono collocati in una struttura, assimilabile al “mandamento”, denominata “Lombardia”. Le oltre 340 persone arrestate in Italia e all’estero rispondono, dunque, a vario titolo dei reati di associazione di stampo mafioso., per aver fatto parte, con altre persone allo stato non ancora individuate, nonché con Giuseppe Pelle, Giovanni Ficara, Rocco Morabito cl. 60, Antonino Latella, Vincenzo, Antonino e Francesco Pesce, Carmelo Iamonte, Antonio Ursino (nei cui confronti si procede separatamente) e con Domenico Alvaro (deceduto) dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, del territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di locali, articolata in tre mandamenti e con organo di vertice denominato “Provincia”, associazione che si avvale della forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, allo scopo di:
- commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento latitanti, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi;
- acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione
;
- acquisire appalti pubblici e privati;
- ostacolare il libero esercizio del voto, procurare a sé e ad altri voti in occasione di competizioni elettorali, convogliando in tal modo le preferenze su candidati a loro vicini in cambio di future utilità;
- conseguire per sé e per altri vantaggi ingiusti.
Con le aggravanti di avere la disponibilità di armi per il conseguimento delle finalità dell’associazione e che le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, il profitto di delitti. L’altro aspetto che emerge dalle investigazioni riguarda le espressioni associative extranazionali. In Germania, segnatamente nelle città di Singen e di Francoforte, è attiva una struttura della ‘ndrangheta calabrese in cui è inserito Bruno Nesci, che in quella struttura definita Società ricopre un ruolo apicale. Nesci, inoltre fa capo a Domenico Oppedisano al quale riporta le vicende che riguardano il contesto criminale in cui è inserito. Di conseguenza, al fine di monitorare l’evoluzione delle dinamiche criminali che si svolgevano in Germania, procedendo in rogatoria con le autorità tedesche, lo sviluppo delle indagini consentiva di registrare una serie di conversazioni, che permettevano di ampliare le conoscenze investigative riguardo ad alcuni personaggi, di origine calabrese ma dimoranti in Germania, in stabile contatto con Nesci e con lui associati. Si è avuta conferma circa l’esistenza di due gruppi criminali uno facente capo a Bruno Nesci, l’altro facente capo ad un personaggio ancora identificato che nelle intercettazioni viene soprannominato “lo svizzero”. Tra il gruppo di Nesci e quello dello “svizzero” vi sarebbero degli attriti che attengono esclusivamente al predominio territoriale che una fazione vorrebbe esercitare sull’altra. In tale quadro Nesci si sentirebbe autorizzato ad agire in maniera autonoma essendo egli autorizzato ad esercitare la sua carica di capo società forte di un assenso ricevuto da Domenico Oppedisano; autorizzazione che con tutta evidenza è espressione del “crimine” al quale Nesci risponde (come fanno risaltare i contatti con Oppedisano).

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