TORINO. Catturato dalla polizia di Stato il boss della ‘ndrangheta Giorgio Demasi (nella foto), alias “ù mungianisi”, 59 anni, di Marina di Gioiosa Jonica. Demasi era ricercato dal luglio dello scorso anno, poiché sfuggito alla cattura del provvedimento restrittivo emesso nei suoi confronti e scaturito nella nota operazione antimafia denominata “Crimine”. Seguendo gli spostamenti di uno dei suoi fiancheggiatori, il cugino Rocco Demasi,la Squadra mobile ha organizzato servizi di pedinamento ed appostamento. Alle ore 21 del giorno di Pasqua, in conseguenza della frenetica attività investigativa, è stato accertato che Rocco Demasi, a bordo della propria autovettura Alfa Romeo 159, giunto in piazza Eugenio Montale, ha prelevato un individuo immediatamente riconosciuto nel latitante Giorgio Demasi. A tal punto, in virtù di una completa sinergia investigativa tra il personale reggino e quello torinese, è scattato il blitz.Giunti all’altezza del civico 15 di corso Emilia, gli agenti hanno “blindato” la 159, procedendo così all’immediato arresto del ricercato che, pur possedendo un documento di identità contraffatto ed intestato a terza persona, ha riferito subito agli investigatori di essere Giorgio Demasi. Significativa l’esclamazione del ricercato nell’attimo stesso in cui le autovetture civetta si sono affiancate all’Alfa Romeo 159, costringendo il conducente ad arrestare la marcia. A questo punto, il ricercato, resosi conto di ciò che stava accadendo ha proferito testualmente: “…n’ dattaccaru…”, ossia: “ci stanno arrestando”. Il personale della Polstato ha tratto in arresto, per il reato di favoreggiamento personale, anche il cugino Rocco Demasi. Gli arrestati sono stati successivamente condotti presso gli Uffici della Squadra mobile di Torino per gli atti di rito e di seguito associati alla locale Casa circondariale di Torino “Lo Russo e Cutugno”. Il ricercato della locride, membro della cosiddetta “Provincia” della ‘ndrangheta reggina, ai vertici del locale di Gioiosa Jonica, era stato colpito dal provvedimento di Fermo di indiziato di delitto, emesso il 9 luglio 2010 poiché ritenuto responsabile del reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, insieme ad altri coindagati, tra cui Giuseppe Commisso detto il “mastro”.LOCALE DI GIOIOSA IONICA
Giorgio Demasi, in concorso con Antonio Ursino (nei confronti del quale si procede separatamente), secondo gli inquirenti sarebbero capi e organizzatori del sodalizio mafioso. In tale veste, l’arrestato avrebbe diretto e organizzato il clan, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati a lui subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione curando rapporti con le altri articolazioni dell’ associazioni, dirimendo contrasti interni ed esterni al sodalizio, del locale di Gioiosa Ionica. Sotto questo aspetto, sono da ritenersi di grande rilevanza investigativa le numerose conversazioni ambientali registrate all’interno della lavanderia “Ape Green”, tra Demasi e Giuseppe Commisso, esponente di spicco dell’omonima famiglia sidernese, dove i due discutevano in ordine agli assetti della ‘ndrangheta della Provincia di Reggio Calabria ed in particolare sui “locali” esistenti nella piana di Gioia Tauro.Titolare del negozio di abbigliamento “Sposa Chic” di viale delle Rimembranze a Gioiosa Jonica, Giorgio Demasi, è stato più volte arrestato per il reato di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, rapina, furto, porto abusivo di armi da fuoco. In passato, è rimasto coinvolto in numerose importanti operazioni di Polizia, tra cui: “Sant’Ambrogio” e “Zagara” (scaturita dalle dichiarazioni del boss Vittorio Jerinò) in cui Demasi era stato individuato tra i promotori ed organizzatori dei gruppi criminali facenti capo alla famiglia Ursino. Le indagini condotte dalla Polizia di Stato ed in particolare dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato di Siderno, diretti rispettivamente dal primo dirigente Renato Cortese e dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto della Dda reggina Antonio De Bernardo, erano state avviate nei giorni immediatamente successivi alla sottrazione del Demasi al provvedimento di fermo emesso nei suoi confronti, periodo in cui gli investigatori reggini hanno esercitato una costante attività di ricerca, che hanno indotto il ricercato ad allontanarsi dalla locride per trovare rifugio a Torino. Le attività di ricerca sono state concentrate nel capoluogo piemontese dove, con la collaborazione attiva dagli uomini dalla Squadra mobile torinese, il latitante è stato localizzato proprio alla vigilia di Pasqua.
Giorgio Demasi, in concorso con Antonio Ursino (nei confronti del quale si procede separatamente), secondo gli inquirenti sarebbero capi e organizzatori del sodalizio mafioso. In tale veste, l’arrestato avrebbe diretto e organizzato il clan, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati a lui subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione curando rapporti con le altri articolazioni dell’ associazioni, dirimendo contrasti interni ed esterni al sodalizio, del locale di Gioiosa Ionica. Sotto questo aspetto, sono da ritenersi di grande rilevanza investigativa le numerose conversazioni ambientali registrate all’interno della lavanderia “Ape Green”, tra Demasi e Giuseppe Commisso, esponente di spicco dell’omonima famiglia sidernese, dove i due discutevano in ordine agli assetti della ‘ndrangheta della Provincia di Reggio Calabria ed in particolare sui “locali” esistenti nella piana di Gioia Tauro.Titolare del negozio di abbigliamento “Sposa Chic” di viale delle Rimembranze a Gioiosa Jonica, Giorgio Demasi, è stato più volte arrestato per il reato di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, rapina, furto, porto abusivo di armi da fuoco. In passato, è rimasto coinvolto in numerose importanti operazioni di Polizia, tra cui: “Sant’Ambrogio” e “Zagara” (scaturita dalle dichiarazioni del boss Vittorio Jerinò) in cui Demasi era stato individuato tra i promotori ed organizzatori dei gruppi criminali facenti capo alla famiglia Ursino. Le indagini condotte dalla Polizia di Stato ed in particolare dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato di Siderno, diretti rispettivamente dal primo dirigente Renato Cortese e dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro e coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto della Dda reggina Antonio De Bernardo, erano state avviate nei giorni immediatamente successivi alla sottrazione del Demasi al provvedimento di fermo emesso nei suoi confronti, periodo in cui gli investigatori reggini hanno esercitato una costante attività di ricerca, che hanno indotto il ricercato ad allontanarsi dalla locride per trovare rifugio a Torino. Le attività di ricerca sono state concentrate nel capoluogo piemontese dove, con la collaborazione attiva dagli uomini dalla Squadra mobile torinese, il latitante è stato localizzato proprio alla vigilia di Pasqua.

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