REGGIO CALABRIA. I carabinieri del Comando provinciale hanno eseguito due provvedimenti di fermo emessi dalla Dda nei confronti di Santo Crucitti imprenditore edile e capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta e Mario Salvatore Chilà, indicato dagli investigatori come il luogotenente di Santo Crucitti, entrambi di 48 anni. Secondo l’accusa, il gruppo criminale coinvolto nell'indagine, che ha portato ai due fermi, ha il controllo delle attività illecite nei quartieri Condera e Pietrastorta, nella zona alta della città. La cosca Crucitti, gravita nell'orbita del gruppo De Stefano-Tegano, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel contesto criminale reggino. I fermi sono stati eseguiti nella serata di ieri: Santo Crucitti è stato bloccato a Scilla; Mario Salvatore Chilà nel centro commerciale “Porto Bolaro” di San Gregorio. A carico dei due fermati dell'operazione "Raccordo", viene ipotizzato il reato di associazione mafiosa. "Santo Crucitti e Mario Salvatore Chilà - si legge del provvedimento di fermo del pm - con altre persone ancora da individuare, avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà avrebbero conseguito alcuni importanti vantaggi". In particolare "patrimoniali dalle attività economiche che si svolgevano sul territorio, o attraverso la partecipazione alle stesse, ovvero con la riscossione di somme di danaro a titolo di compendio estorsivo". I fatti addebitati soprattutto a Santo Crucitti partono dal 2005, considerato che per l'attività precedente, il presunto boss, nel febbraio dello scorso anno, è stato condannato in primo grado a sei anni di carcere sempre per reati associativi. Ad incastrarlo nuovamente sono state le recenti dichiarazioni dei pentiti Lo Giudice e Moio e, ovviamente, l'attività investigativa dei carabinieri. Tra i gravi indizi che hanno portato al provvedimento di fermo figurano quelli relativi all'acquisizione, "direttamente o indirettamente, della gestione e del controllo di attività economiche nei più svariati settori"; l'affermazione del "controllo egemonico sul territorio, realizzato anche attraverso accordi tra organizzazioni analoghe". Altro scopo è quello di mettere in atto "delitti contro il patrimonio, contro la vita e l'incolumità individuale e in materia di armi e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità". L’indagine ha riguardato anche le intimidazioni messe in atto ai danni di esponenti della società civile Santo Crucitti, e Mario Salvatore Chilà, sono accusati di avere tentato di ostacolare i tentativi di esponenti della società civile di creare associazioni socio culturali per lo sviluppo del territorio e la presa di coscienza nella lotta alla mafia. Durante l'esecuzione dei provvedimenti di fermo sono state eseguite anche della perquisizioni domiciliari con l'acquisizione di materiale ritenuto interessante: titoli protestati, assegni comprovanti la gestione diretta nel settore dell'edilizia e dell'intermediazione. Alcuni di questi atti comproverebbero che Crucitti interveniva in aiuto di imprenditori in difficoltà, i quali, poi, non potendo onorare il debito, correvano il rischio di perdere l'attività. Nell’abitazione di Crucitti, i carabinieri hanno trovato una lettera anonima con cui “un amico vero”, lo informava dell’esistenza di una nuova indagine a suo carico. Informazioni personali
- Pino d'Amico
- SCILLA, Reggio Calabria, Italy
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lunedì 11 aprile 2011
REGGIO CALABRIA. Due esponenti di vertice delle 'ndrine fermati per estorsionee
REGGIO CALABRIA. I carabinieri del Comando provinciale hanno eseguito due provvedimenti di fermo emessi dalla Dda nei confronti di Santo Crucitti imprenditore edile e capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta e Mario Salvatore Chilà, indicato dagli investigatori come il luogotenente di Santo Crucitti, entrambi di 48 anni. Secondo l’accusa, il gruppo criminale coinvolto nell'indagine, che ha portato ai due fermi, ha il controllo delle attività illecite nei quartieri Condera e Pietrastorta, nella zona alta della città. La cosca Crucitti, gravita nell'orbita del gruppo De Stefano-Tegano, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel contesto criminale reggino. I fermi sono stati eseguiti nella serata di ieri: Santo Crucitti è stato bloccato a Scilla; Mario Salvatore Chilà nel centro commerciale “Porto Bolaro” di San Gregorio. A carico dei due fermati dell'operazione "Raccordo", viene ipotizzato il reato di associazione mafiosa. "Santo Crucitti e Mario Salvatore Chilà - si legge del provvedimento di fermo del pm - con altre persone ancora da individuare, avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà avrebbero conseguito alcuni importanti vantaggi". In particolare "patrimoniali dalle attività economiche che si svolgevano sul territorio, o attraverso la partecipazione alle stesse, ovvero con la riscossione di somme di danaro a titolo di compendio estorsivo". I fatti addebitati soprattutto a Santo Crucitti partono dal 2005, considerato che per l'attività precedente, il presunto boss, nel febbraio dello scorso anno, è stato condannato in primo grado a sei anni di carcere sempre per reati associativi. Ad incastrarlo nuovamente sono state le recenti dichiarazioni dei pentiti Lo Giudice e Moio e, ovviamente, l'attività investigativa dei carabinieri. Tra i gravi indizi che hanno portato al provvedimento di fermo figurano quelli relativi all'acquisizione, "direttamente o indirettamente, della gestione e del controllo di attività economiche nei più svariati settori"; l'affermazione del "controllo egemonico sul territorio, realizzato anche attraverso accordi tra organizzazioni analoghe". Altro scopo è quello di mettere in atto "delitti contro il patrimonio, contro la vita e l'incolumità individuale e in materia di armi e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità". L’indagine ha riguardato anche le intimidazioni messe in atto ai danni di esponenti della società civile Santo Crucitti, e Mario Salvatore Chilà, sono accusati di avere tentato di ostacolare i tentativi di esponenti della società civile di creare associazioni socio culturali per lo sviluppo del territorio e la presa di coscienza nella lotta alla mafia. Durante l'esecuzione dei provvedimenti di fermo sono state eseguite anche della perquisizioni domiciliari con l'acquisizione di materiale ritenuto interessante: titoli protestati, assegni comprovanti la gestione diretta nel settore dell'edilizia e dell'intermediazione. Alcuni di questi atti comproverebbero che Crucitti interveniva in aiuto di imprenditori in difficoltà, i quali, poi, non potendo onorare il debito, correvano il rischio di perdere l'attività. Nell’abitazione di Crucitti, i carabinieri hanno trovato una lettera anonima con cui “un amico vero”, lo informava dell’esistenza di una nuova indagine a suo carico.
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