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giovedì 28 aprile 2011

REGGIO CALABRIA. Al via i controlli del Cfs contro la caccia all'Adorno

REGGIO CALABRIA. Partiranno tra qualche giorno i controlli specifici contro i bracconieri che praticano la caccia all'adorno. Il rafforzamento dei servizi vede impegnato il personale del Corpo forestale dello Stato sullo stretto nella prevenzione e repressione del fenomeno del bracconaggio durante il flusso migratorio di volatili dall'Africa al Nord Europa. Il Cfs, attraverso una nota stampa conferma l’avvio del servizio, smentendo il pericolo paventato da alcune associazioni ambientaliste e animaliste in ordine allo soppressione dello stesso. Quest'anno non è prevista la tradizionale operazione "Adorno" Nucleo operativo antibracconaggio. L'attività di contrasto alla caccia illegale che avviene a danno di migliaia di rapaci in migrazione, sarà portata a termine da personale del Comando regionale del Cfs e delle Stazioni territoriali, con l'ausilio di elicotteri del Corpo. Quest'anno, il Cfs, garantisce il servizio ma non la tradizionale "operazione Adorno", presente nella provincia reggina dalla degli anni '80 nel periodo primaverile. I controlli, che non coinvolgono il Noa ma personale del Cfs regionale, sarà per prevenire o reprimere il bracconaggio ai danni dell'avifauna migratrice in generale. In particolare il Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus), localmente chiamato "adorno", totalmente innocuo perché insettivoro e quindi di notevole utilità anche per le colture agricole, è stato oggetto per molti anni di una indiscriminata eliminazione a causa di credenze popolari che legavano il suo abbattimento alla buona sorte per il "cacciatore". Le pattuglie del Corpo forestale dello Stato, che presidiano e controllano il territorio (dall'Aspromonte al litorale costiero), non solo effettuano un'efficace attività di prevenzione e di repressione del fenomeno di abbattimento dei rapaci sullo Stretto, ma, attraverso il recupero di molti soggetti, indirettamente forniscono anche una possibilità a tutti quegli esemplari che, sia perché provati dalle fatiche di una traversata di migliaia di chilometri, sia perché ancora giovani e poco esperti, sia perché ostacolati da usanze barbare e deprecabili, con le proprie forze non riuscirebbero a raggiungere i siti di nidificazione.

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