
SIDERNO. La Polizia ha sequestrato beni immobili per un valore di cinque milioni di euro appartenenti ad un presunto affiliato alla 'ndrangheta, Antonio Stefano (nella foto), 36 anni, imprenditore agricolo, sorvegliato speciale.

I beni sequestrati consistono in una villa di lusso con due dependance rispettivamente di 240 e 140 mq, un terreno di duemila metri quadri, conti correnti intestati allo Stefano, ai suoi familiari e alla propria azienda, un’autovettura Audi 3.0 V6 Tdi e una azienda agricola. In quest’ultima attività, specializzata nell’allevamento di razze equine e canine di alto pregio sono stati sequestrati 16 cavalli di razza araba e una quindicina di cani tra Rottweiler e Bulldog. Il sequestro è stato fatto dalla Divisione anticrimine della Questura, diretta dal primo dirigente Benedetto Sanna, in collaborazione con il personale del locale Commissariato, guidato dal vice questore aggiunto Stefano Dodaro. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su proposta del questore Carmelo Casabona. Antonio Stefano è indicato dalla Polizia come esponente di rilievo della ‘ndrangheta, legato al clan Coluccio, guidato dal boss Giuseppe Coluccio, 45 anni, arrestato in Canada negli anni scorsi dopo un lungo periodo di latitanza. Le indagini avrebbero evidenziato che Stefano rappresentava il collegamento tra la cosca guidata dal defunto suocero e quella riconducibile a Giuseppe Coluccio, che era riuscito a far giungere via mare, attraverso i porti venezuelani, un grosso carico di cocaina imbarcata in Colombia. L’imprenditore agricolo, inoltre, è stato condannato a quattro anni di reclusione per associazione mafiosa a conclusione del processo di primo grado scaturito dall'operazione “Nostromo”.

Il destinatario del provvedimento, tra l'altro, è il genero del defunto boss Vincenzo Macrì inteso “u baruni”, nipote di don Antonio, uno dei capi storici della criminalità organizzata calabrese, che per primo aveva instaurato rapporti con gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia, allacciando con persone emigrate da Siderno contatti non solo di natura commerciale, ma anche criminale. Proprio durante la sua reggenza era nato il cosiddetto “Siderno Group”, organizzazione delinquenziale operante in Canada e Australia, considerata una dipendenza della “cosca madre” di Siderno e progressivamente diventata una consorteria di prim’ordine nella scena internazionale. Con quest’ultima operazione, la Divisione Anticrimine ha compressivamente sequestrato alla ‘ndrangheta beni per un valore di circa 250 milioni di euro. «Un percorso – ha evidenziato il dottor Sanna – che stiamo seguendo con forte determinazione».

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