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lunedì 14 marzo 2011

ROGHUDI. Tenta di rubare una forma di formaggio, pestata a sangue da due fratelli incensurati

ROGHUDI. Ha tentato di rubare una forma di formaggio e per questo è stata pestata a sangue dal titolare del negozio e dal fratello. E' la vicenda scoperta dai carabinieri, che hanno arrestato i due responsabili del pestaggio di una trentanovenne residente a Montebello Jonico. In manette sono finiti due fratelli incensurati, Santoro e Leone Pangallo, di 56 e 45 anni, titolari del negozio in cui la donna è stata sorpresa mentre avrebbe tentato di compiere il furto. Il fatto di cui si sono resi responsabili i due è accaduto il 24 novembre scorso a Roghudi, un centro a pochi chilometri da Reggio Calabria. La donna, dopo un primo ricovero pressoil “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, vista la gravità delle ferite, è stata trasferita nel reparto di neurochirurgia degli OspedaliRiuniti della città capoluogo, dove è stata ricoverata nel con prognosi riservata.
La vittima, infatti, colpita con una spranga, ha riportato numerose ferite al viso, fratture craniche e allo zigomo, stato di shock. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, guidati dal capitano Onofrio Panebianco, comandante della Compagnia di Melito di Porto Salvo e dal maresciallo Davide Micale, comandante della Stazione di Saline Joniche, la donna non ha rivelato in un primo momento il pestaggio subito, per paura di possibili ritorsioni, riferendo di essere rimasta vittima di un incidente stradale. Le indagini hanno consentito di ricostruire i fatti. La vittima sarebbe stata sorpresa all’interno del negozio “Ortofrutta di Pangallo Leone” e pestata sul posto. Poi, gli aggressori hanno portato la donna, con la Fiat Panda di quest’ultima, a Melito Porto Salvo, abbandonandola in via Berlinguer. La malcapitata, invece di raggiungere il vicino nosocomio, si è diretta verso casa. Ridotta a mal partito, durante il percorso la donna ha urtato diverse autovetture parcheggiate e cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani.
Nel corso dell’attività investigativa, i militari dell’Arma, hanno trovato, nella disponibilità di Santoro Leone, una pistola calibro 7, 65 con colpo in canna 12 cartucce nel serbatoio. L’arma era stata rubata nel 1983 ad un anziano di Reggio Calabria. I risultati investigativi, confortati nella ricostruzione degli eventi anche dalle dichiarazioni della vittima che, dopo essere stata reticente sulle circostanze dei fatti, giorni dopo ha confermato completamente quanto si andava accertando, ha consentito di porre all’attenzione del sostituto procuratore della Repubblica Francesco Tripodi, una considerevole mole di circostanziate fonti di prova che, sono state condivise completamente dal gip Adriana Trapani, che ha emesso la misura cautelare nei confronti dei fratelli Pangallo.

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