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giovedì 24 marzo 2011

REGGIO CALABRIA. Gli alunni del Convitto “Campanella” studiano i Bronzi di Riace

REGGIO CALABRIA. Gli alunni del Convitto nazionale Tommaso Campanella”, diretto dalla dirigente scolastico professoressa Vera Zito, si sono recati presso il Laboratorio di Restauro sito nel Palazzo del Consiglio regionale della Calabria per osservare ed analizzare i Bronzi di Riace al termine del loro restauro e per verificare, anche, quanto il dottor Pasquale Dapoto ed il professor Riccardo Partinico avevano loro spiegato qualche settimana addietro nell’Aula Magna dello stesso Convitto nell’ambito della conferenza “I Tesori del Museo della Magna Grecia”. Da precisare che il “Collegio dei Docenti” all’inizio dell’anno scolastico, su proposta della preside Vera Zito ha costituito il “Laboratorio di Anatomia Archeostatuaria” affidando la referenza al professor Partinico, coadiuvato dai professori Maria Crucitti, Rachele Liotta e Francesco Raso. Scopo del Laboratorio è quello di educare gli alunni ad osservare in maniera diversa e più approfondita le opere d’arte, di interpretarne la storia, la cultura e l’identità ed ad esprimere proprie considerazioni in ambito scientifico, tecnico ed artistico. Lo scorso 10 marzo, gli alunni avevano potuto conoscere gli esiti delle ricerche compiute in questi ultimi anni dal dottor Dapoto e dalla sua equipe sui Bronzi di Riace. In particolare, hanno potuto osservare le prime foto dei Bronzi di Riace effettuate dal loro interno e conoscere le problematiche tecniche relative alla loro conservazione e la loro tecnica di costruzione “a cera persa” svelata in tutti i suoi particolari. Lo scorso 23 marzo, gli alunni del Laboratorio di Anatomia Archeostatuaria, accompagnati dai professori Raffaella Conti, Maria Crucitti, Rachele Lotta, Nico Ieracitano e Riccardo Partinico, hanno potuto conoscere “il cammino dei guerrieri”. Il ritrovamento, i restauri del 1981 e del 2011 ed, infine, l’analisi interpretativa, secondo la quale il personaggio rappresentato dalla statua A andava a cavallo, quello della statua B, invece, era un Oplita, che entrambi presentavano alterazioni alla colonna vertebrale e che utilizzavano una particolare impugnatura bellica. Nell’ambito della stessa visita, alcuni allievi hanno colto alcuni spunti forniti dal professor Partinico per realizzare la ricostruzione “virtuale” del corpo del “Filosofo”, partendo dall’analisi interpretativa della testa e della mano sinistra che sembrerebbe mantenere una penna nell’atto di scrivere.

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