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giovedì 10 marzo 2011

REGGIO CALABRIA. Conferenza al Laboratorio di Anatomia Archeostauaria del Convitto nazionale “Campanella” sui tesori del Museo

REGGIO CALABRIA. Si è svolta presso l’Aula Magna del Convitto nazionale “Tommaso Campanella”, la conferenza culturale “I Tesori del Museo di Reggio Calabria”. Relatore d’eccezione il dottor Pasquale Dapoto direttore del Laboratorio di restauro del Museo della Magna Grecia. La dirigente del Convitto nazionale, professoressa Vera Zito, ha accolto e ringraziato Pasquale Dapoto per il contributo culturale offerto agli alunni del Laboratorio di Anatomia Archeostatuaria diretto dai professori Maria Crucitti, Rachele Liotta, Francesco Raso e Riccardo Partinico e si è detta molto soddisfatta per il concretizzarsi del progetto “L’Identità Perduta”. Tale progetto, approvato dal collegio dei docenti all’inizio dell’anno scolastico, è finalizzato ad educare gli alunni ad osservare in maniera diversa e più approfondita le opere d’Arte, di interpretarne la storia, la cultura e l’identità ed ad esprimere proprie considerazioni in ambito scientifico, tecnico ed artistico. La conferenza è iniziata con la presentazione delle opere più importanti custodite dal Museo di Reggio Calabria, con la spiegazione della nuova scienza “Anatomia Archeostatuaria” ideata dal professor Riccardo Partinico e con la visione di documenti e foto dei Bronzi di Riace, dal ritrovamento al restauro. In anteprima “mondiale”, gli alunni del Laboratorio di Anatomia Archeostatuaria del Convitto nazionale di Stato “Campanella” hanno potuto conoscere gli esiti delle ricerche compiute in questi ultimi anni dal dottor Dapoto e dalla sua equipe sui Bronzi di Riace. In particolare, hanno potuto osservare le prime foto dei Bronzi di Riace effettuate dal loro interno e conoscere le problematiche tecniche relative alla loro conservazione. Il drottor Pasquale Dapoto ha illustrato agli alunni le “lastre” effettuate con attrezzature sofisticatissime sulle due statue. Sono documenti di eccezionale importanza storica ed archeologica che chiariscono, definitivamente e scientificamente, la tecnica di costruzione “a cera persa”. Durante la visione delle foto, si sono potuti osservare anche i segni dei chiodi, a testa quadrata, utilizzati dagli artisti per mantenere ferma la struttura durante la sua costruzione. Alcuni di questi chiodi risultano ancora presenti nel corpo delle statue. Si sono potute osservare le diverse forme di cera che sono servite per costruire le parti del corpo. Nelle lastre emergono anche le fratture delle lamine di bronzo, in particolare sulla punta del naso del “Giovane” e su una parte di “barba”. Tali fratture, se non “curate” potrebbero compromettere la stabilità della “barba”. Adesso si conosce anche la percentuale esatta della lega utilizzata per la costruzione delle due statue; una statua di ottima fattura, l’altra meno. All’interno delle due statue, al termine del restauro, sarà inserito un prodotto chimico che le preserverà dalla corrosione. Anche esternamente, sarà “spennellato” un prodotto che non altererà il colore del bronzo e le preserverà dagli agenti corrosivi esterni. Il dottor Dapoto e gli alunni del Laboratorio di Anatomia Archeostatuaria si sono dati appuntamento presso il Laboratorio di restauro presso Palazzo Campanella, prima del “rientro” dei Bronzi di Riace al Museo, previsto a fine marzo, per concludere gli studi relativi al programma dell’anno scolastico in corso.

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