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giovedì 3 marzo 2011

AMANTEA. Nasce il Comitato pro referendum “2 Si per l’acqua bene comune”

AMANTEA (CS). Venerdì 4 marzo, sarà costituito ufficialmente il comitato referendario "2 Si per l'Acqua Bene Comune". L’atto avverrà presso il Comitato “Natale De Grazia”, che condivide la condivide la sede con l’Auser, al primo piano del Centro commerciale Ge.Fa. di via Della Libertà. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua e per i quali hanno firmato un milione e mezzo di cittadini. Con essi si chiede l’abrogazione delle leggi approvate dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni in Italia e che consentono la privatizzazione dell’acqua trasformandola da bene comune, offerto gratuitamente dalla natura a tutti gli esseri viventi, in una “merce” sulla quale garantire ai privati considerevoli profitti. Il Comitato De Grazia, promotore dell’iniziativa ritiene che “l’acqua, come l’aria e la luce, è un bene di tutti ed a nessuno deve essere consentito di appropriarsene per farla diventare un bene privato con il quale ricavare profitti; il profitto può avere legittimazione solo in quanto in un bene prodotto viene incorporato lavoro materiale od intellettuale che trasformano materie prime in beni di consumo; l’acqua non è un bene prodotto dall’uomo ma dato all’uomo; perciò chi la fa diventare una “merce” per ricavarne profitti viola innanzitutto il diritto naturale che viene prima e si colloca al di sopra dei diritti positivi e delle leggi degli Stati. Così è sempre stato nella storia dell’umanità. Da quando è iniziata la costruzione degli acquedotti, dall’antica Babilonia fino ai giorni nostri, ai cittadini è stato fatto pagare soltanto il costo vivo del servizio, mai un plus-valore cioè un profitto; affidando ai privati, o alle così dette “società miste” la gestione del servizio idrico si garantirà agli speculatori un plus-valore (profitto) determinato liberamente dal gestore, in base al principio della “remuneratività del capitale” che essendo un “valore di mercato” nessuno può controllare, generando così tariffe discrezionali, magari concordate ma sempre più alte, fissate su parametri decisi dal gestore medesimo e “comunicate” agli enti pubblici (Comuni) che devono esigere il pagamento; è fin troppo facile prevedere un aumento continuo ed incontrollato delle tariffe, per come si è già verificato in alcune parti d’Italia dove la privatizzazione è già avvenuta”.

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