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mercoledì 2 febbraio 2011

OPERAZIONE CINQUE STELLE. Pignatone: «Confermata l’utilità del sequestro beni»

REGGIO CALABRIA. «E' una operazione che conferma l'utilità delle misure di prevenzione sui beni illeciti». A dirlo è stato il procuratore capo Giuseppe Pignatone, incontrando i giornalisti per illustrare l'operazione “Cinque Stelle” che ha portato al sequestro di un albergo del valore di 11 milioni. «Attraverso dei rapporti di parentela con un indagato - ha aggiunto il magistrato - le cosche Aquino-Agostino-Coluccio erano riuscite ad inserirsi nella vicenda». Gli indagati sono i fratelli Francesco, 53 anni, Vincenzo, 64 anni, Antonio, 58 anni e Domenico Condino, 61 anni e Bruno Verdiglione, 53 anni, tutti della Locride. «La struttura sequestrata - ha detto Pignatone - è stata realizzata con i finanziamenti percepiti in maniera fraudolenta dal Patto per la Locride. Alla Coninvest sono stati erogati contributi non dovuti per 4 milioni di euro». L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto, Nicola Gratteri, e dai sostituti Sara Ombra e Antonio De Bernardo. «Le indagini - ha detto Gratteri - hanno permesso di accertare che la parte privata non ha messo una lira nell'operazione e tutto è stato realizzato con i soli soldi pubblici». Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il generale di brigata Salvatore Patta, comandante provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro, ed il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio, colonnello Pasquale Angelosanto.

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