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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.

venerdì 30 aprile 2010

Il processo per l’omicidio Fortugno parte con la richiesta di rimessione territoriale

REGGIO CALABRIA. Potrebbe essere celebrato in altra sede giudiziaria, il processo d'Appello contro esecutori e mandanti dell'omicidio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre 2005. Stamani, infatti, nel corso della prima udienza, l’avvocato Rosario Scarfò, ha avanzato un'istanza di rimessione territoriale. L’articolata richiesta si compone di 21 punti elencano le varie vicende: dagli attentati agli ospedali di Locri e Siderno, alle ripetute minacce recapitate all’onorevole Maria Grazia Laganà Fortugno, sino a giungere alle armi ritrovate all’interno di un’autovettura parcheggiata in via Ravagnese. Quindi, secondo il legale non ci sarebbero ''le condizioni per un giudizio sereno''. I giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Rosalia Gaeta consigliere), con propria ordinanza, hanno ordinato l’immediata trasmissione della richiesta di rimessione alla Corte di Cassazione che avrà 45 giorni di tempo per decidere. La Corte inoltre, su richiesta del sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo, ha sospeso i termini di custodia cautelare nei confronti di tutti gli imputati detenuti. In primo grado la Corte d'Assise di Locri ha inflitto quattro ergastoli (Alessandro - nella foto - e Giuseppe Marcianò, padre e figlio come mandanti, Ritorto e Audino come esecutori materiali) e ventiquattro anni di carcere (Audino 12 anni, Carmelo Dessì 8 anni, Antonio Dessì 4 anni). Oggi, in aula, erano presenti la vedova di Fortugno, il deputato del Pd Maria Grazia Laganà. Il processo è stato aggiornato all’udienza del 18 maggio.

Rinvenuto spiaggiato a Calamizzi un esemplare di Zifio

REGGIO CALABRIA. Rinvenuto esemplare di cetaceo spiaggiato in località Calamizzi. Nel corso della mattinata odierna, una pattuglia di militari della Guardia Costiera reggina, ha trovato un esemplare morto di zifio (ziphius cavistris), un cetaceo di grandi dimensioni noto anche con il nome di balena dal becco d’oca a causa della forma della testa. Il cetaceo si è spiaggiato in località Calamizzi all’altezza di via Galvani. Sul posto sono intervenuti, oltre ai militari della Capitaneria di porto – Guardia Costiera, anche un medico veterinario del servizio Asp ed un biologo, per il riconoscimento dell’esemplare. A causa delle dimensioni del grande delfino, circa 4 metri di lunghezza per circa 2 tonnellate di peso, è stato necessario l’intervento di mezzi meccanici per la rimozione ed il successivo smaltimento presso ditta specializzata. Sconosciute le cause della morte anche se il cetaceo presentava alcuni segni di lacerazione sulla pinna caudale ed abrasioni acute sul corpo.

Carabinieri. Brevi di cronaca

MONASTERACE. Ignoti, durante la notte, hanno rotto il parabrezza dell’autovettura Fiat Panda di A. G. 50 anni, operaio comunale. I vandali hanno lanciato alcuni sassi centrando il parabrezza Indagano i carabinieri della locale Stazione.
LOCRI. Un ladro, introdottosi all’interno della gioielleria di G. M., 66 anni, approfittando di una momentanea distrazione della commessa, ha asportato da una vetrina per esposizione lasciata occasionalmente aperta, una statuetta in vetro Swarowski del valore di circa 700 euro. Le indagini sono state avviate dai militari dell’Arma della Stazione.
CITTANOVA. Ladri non identificati, entrati nel corso della notte all’interno della scuola media “Luigi Chitti” hanno asportato da due distributori automatici la somma contante di 50 euro. Non contenti, i malviventi hanno forzato altri due distributori ubicati nella scuola elementare “Domenico Malvaso”. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione.
REGGIO CALABRIA. Un ordigno bellico da esercitazione tipo bomba da mortaio è stato trovato all’interno di un garage condominiale del quartiere Archi Cep. La bomba da mortaio di fabbricazione italiana anno 1968, è stata rinvenuta nel corso pulizie straordinarie nello spazio antistante condominio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione Reggio-Archi e l’artificiere del Nucleo antisabotaggio della polizia di Stato, il quale ha accertato che l’ordino, riposto tra un mucchio di rifiuti da tempo accatastati, era inoffensivo.
GIOIA TAURO. I carabinieri della Stazione hanno tratto in arresto G. S., 20 anni, meccanico, colto nella flagranza del reato di furto di energia elettrica. Il giovane, infatti, utilizzando morsetti perforanti installati nel contatore, alimentava l’impianto elettrico della propria abitazione.
CONDOFURI. I militari dell’Arma della locale Stazione, hanno arrestato C. M., 26 anni, il quale si era reso irreperibile dal 15 aprile. In quella data C. M., si era sottratto alla cattura nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Parola d’onore”.

Evade dai domiciliari, arrestato dalla Polstato

REGGIO CALABRIA. Nell’ambito dell’attività di controllo del territorio e di prevenzione dei reati sviluppata dalla Questura attraverso la Squadra volante, un equipaggio dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, diretto dal vice questore aggiunto Gerlando Costa e coordinato dal commissario capo Enrico Palermo, ha tratto in arresto Giacomo Adamo, 42 anni, pregiudicato per spaccio di sostanze stupefacenti, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. In particolare, il Suem 118, ha richiesto l’intervento degli operatori della polizia di Stato in via Pasquale Andiloro presso la famiglia dell’arrestato colto con una lametta in mano nel tentativo di suicidarsi all’esterno del portone di casa. Solo l’immediato intervento della “Volante” ha evitato che la situazione degenerasse. Gli agenti hanno immobilizzato Giacomo Adamo e lo hanno accompagnato in Questura per le formalità di rito.

Cadi. L’ultimo sforzo che vale una stagione

REGGIO CALABRIA. L’atto finale, quello decisivo è in programma domani pomeriggio, a Vico Equense dove a scendere in campo saranno il Gragnano e la Cadi Reggio. Si parte dal 4-1 inflitto dagli amaranto ai campani nella gara di andata disputata in riva allo Stretto, ma ci sarà di sicuro da stringere i denti nel return-match. Limitare i danni o magari affrontare a viso duro gli assalti dei padroni di casa, quale sarà la tattica adottata da mister Emo che per l’ennesima volta sarà costretto (causa squalifica) a guidare i suoi ragazzi dalla tribuna? Magari una via di mezzo, certo è che occorrerà sfruttare, così come accaduto nella gara di sette giorni addietro, ogni minimo spazio concesso dai gialloblè. Tre reti di vantaggio da difendere, non poche ma nemmeno tante in un partita di futsal così come l’esperienza insegna. Gragnano complesso molto tecnico, ricco di sudamericani che possono trovare la via del gol in men che non si dica, una volta abbassato il ritmo, proprio quello che dovrà evitare di fare la Cadi. Ieri pomeriggio al Botteghelle seduta di allenamento con tutto il gruppo al completo ed a disposizione del mister e del preparatore atletico Rositani. Ha recuperato Raffaele Vadalà che sarà della partita, così come è assicurata la presenza di Davide Oliveri. I ragazzi hanno sostenuto anche una partitella prima della conclusione del lavoro giornaliero. Stamattina la rifinitura, prima della partenza alla volta di Castellammare di Stabia, ove il gruppo composto da venti persone, pernotterà prima del match che vale un campionato. Le novità in organico, quindi, rispetto alla gara di andata sono rappresentate dal già citato recupero di Vadalà e da quello di Labate, anch’esso assente nell’ultimo impegno svolto dalla squadra amaranto. Il presidente Fabio De Pasquale, ancora una volta, si accomoderà in panchina in modo da soffrire e nel contempo sostenere i suoi uomini ancora da più vicino. In partenza nella giornata di domani con destinazione Vico Equense, anche un pullman di sostenitori amaranto. Per la gran parte di tifosi della Cadi che resterà a casa, sono previsti un paio di collegamenti di Radio Touring con il palazzetto campano. Fischio di inizio all’orario consueto, ovvero alle 16.
Antonio Virduci
ufficio stampa Cadi Antincendi Reggio
www.realreggio.it/

Pino Arlacchi (Idv). «1° Maggio a Rosarno: occasione per rilanciare la trasformazione culturale della Calabria»

«La festa del 1° maggio che quest’anno si celebra a Rosarno assume molti significati e non solo alla luce degli ultimi fatti di cronaca. Da anni – sostiene in una nota l’eurodeputato Pino Arlacchi - il mercato del lavoro è controllato dal potere mafioso e per anni amministratori locali, sindacati, uffici del lavoro non si sono posti il problema di indagare sul rispetto delle leggi da parte delle imprese mafiose, di opporsi all’egemonia dei datori di lavoro che hanno sfruttato la manovalanza locale, riducendo in schiavitù non solo gli extracomunitari di Rosarno, ma anche tutte le altre vittime del caporalato, i lavoratori stagionali costretti ad accontentarsi di niente, pur di non morire di fame. Rosarno – prosegue l’eurodeputato –è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno incancrenito e che si estende anche ad altre zone del Mezzogiorno. Se la Calabria occupa ancora oggi gli ultimi posti in Italia per reddito, qualità della vita e occupazione è perché le infiltrazioni mafiose continuano a inquinare e a controllare larga parte della vita economica e politica del territorio, potendo contare sull’omertà e su rapporti clientelari. La festa del 1° maggio – conclude Arlacchi – deve essere quindi un’occasione per rilanciare il concetto di “trasformazione culturale” della Regione, per far sì che in Calabria, come anche in altre regioni, ci siano persone messe nelle condizioni di vivere realmente e con serenità il proprio “diritto al lavoro”. Perché questo avvenga, cittadini, associazioni e istituzioni devono promuovere insieme un progetto di ricostruzione del territorio, combattendo concretamente e in ogni modo tutte le forme di malgoverno, di compromesso e di mediazione mafiosa all’interno delle relazioni socio-economiche».

Concluso il corso di educazione e tutela ambientale

REGGIO CALABRIA. Imparare sin da bambini a tutelare l’ambiente ed il territorio. Con questo obiettivo, nei giorni scorsi, si è concluso il corso di “educazione ambientale” organizzato dalla scuola materna “Scarabocchiando” di Pentimele diretta da Maria Crucitti, in collaborazione con la Polizia Provinciale di Reggio Calabria diretta da Domenico Crupi. L’educazione ambientale è ormai entrata nell’attualità dei programmi di molte scuole e, pertanto, le istituzioni preposte devono stabilire proficui rapporti di interscambio e di collaborazione. In questa ottica l’Amministrazione provinciale presieduta dall’avvocato Giuseppe Morabito, sin dalla data del suo insediamento, ha promosso iniziative nelle quali ha visto coinvolte tantissime realtà scolastiche di ogni ordine e grado della Provincia, con l’obiettivo della sensibilizzazione, l’induzione alla coscienza ed alla critica formativa. I formatori della polizia provinciale, unitamente alle insegnanti referenti, sono intervenuti, presso la sede della Polizia provinciale, con lezioni mirate alla conoscenza delle norme elementari di comportamento in materia di tutela ambientale. I bambini (nella foto), hanno mostrato grande entusiasmo e molte sono state le domande rivolte ai relatori. Grande soddisfazione delle insegnanti, per la riuscita di questo importante progetto, che vede impegnate le istituzioni, nella consapevolezza di trasferire nei più piccoli stimoli innovativi come base di comportamento.

La grande soddisfazione di Legambiente per la confisca definitiva ecomostro di Punta Pellaro

REGGIO CALABRIA. «La definitiva confisca dell’ecomostro di Punta Pellaro è un grande risultato nella battaglia contro l’abusivismo che deturpa tanti luoghi incantevoli del nostro Paese, in particolare del Sud. Le ragioni e la tenacia dell’avvocato generale dello Stato di Reggio Calabria, Francesco Scuderi, da una parte e di Legambiente e Lipu dall’altra, alla fine sono state premiate». Così Sebastiano Venneri vicepresidente di Legambiente commenta la sentenza della terza sezione della Corte Suprema di Cassazione del 22 aprile, che annulla, senza rinvio, la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria e ordina la nuova definitiva confisca delle aree e delle opere del complesso di circa 42 appartamenti “per villeggiatura” realizzati da privati a Punta Pellaro, sul litorale sud di Reggio Calabria a meno di dieci metri dalla battigia, praticamente sul mare, in un tratto di costa di particolare bellezza e in zona di vincolo paesaggistico. Legambiente ricorda che le opere erano già state sottoposte a sequestro preventivo il 14 luglio del 2000 e che il processo avviato circa dieci anni fa, sulla base di un esposto di Legambiente e Lipu, successivamente costituitesi parte civile, aveva in un primo momento ( 22 gennaio 2007) portato a una sentenza di condanna in primo grado e al sequestro del villaggio. Successivamente però, a conclusione del processo di secondo grado, la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva disposto clamorosamente (28 aprile 2009), la revoca della confisca dell’area di cantiere e delle opere edilizie. «La decisione della Cassazione – aggiunge Nuccio Barillà (nella foto) di Legambiente Calabria - anche se ancora non se ne conosce la motivazione, dimostra che il progetto originario era stato stravolto con “adeguamenti” e alterazione degli indici di fabbricazione mentre la destinazione d’uso era passata da residence turistico a una pluralità parcellizzata di unità abitative destinate a residenza privata». Chiusa positivamente la vicenda giudiziaria e ritornato il complesso edilizio nella disponibilità pubblica, Legambiente - che rivolge un plauso particolare al dottor Scuderi - ne chiede la demolizione per liberare l’area ad un progetto alternativo ecocompatibile e di utilità pubblica.

Omicidio Mammone. Assolti in appello i due imputati

REGGIO CALABRIA. Ilario Mammone, 45 anni, di Natile di Careri e Francesco Franco, 34 anni, di Caulonia, imputati dell’omicidio di Giuseppe Mammone, sono stati assolti dalla gravissima accusa per non aver commesso il fatto. Nel primo pomeriggio di ieri, i giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello (Fortunato Amodeo presidente, Rosalia Gaeta consigliere) hanno emesso il verdetto che ribalta totalmente la sentenza della Corte di Assise di Locri. L’organo giudicante, ha quindi accolto l’articolata tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Calderazzo e Gervasi, i quali hanno smontato punto per punto il castello accusatorio. Di tutt’altro parere è stato il sostituto procuratore generale Francesco Mollace che, a conclusione della requisitoria, ha sollecitato la Corte a confermare il verdetto di condanna. La vicenda che ha coinvolto i due imputati risale al 19 giugno del 2002, quando di Giuseppe Mammone svanì nel nulla. La denunzia della scomparsa dell’uomo fu presentata ai carabinieri di Caulonia il 28 aprile del 2003 da Maria Mammone convivente dello scomparso e sorella dell’imputato Ilario Mammone. Il corpo dell’uomo, che secondo l’accusa sarebbe stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, non è stato mai ritrovato.

giovedì 29 aprile 2010

Ecco i nuovi bus dell’Atam

REGGIO CALABRIA. Il piano di rinnovamento e potenziamento del parco macchine dell’Azienda trasporti per l’Area Metropolitana procede come da programma. Sono arrivati nel deposito di viale Calabria, i nuovi bus Iveco-Omniabus-Irisbus. I mezzi pubblici cittadini hanno la livrea amaranto, colore simbolo di Reggio Calabria che da tempo è stato adottato dall’Atam.

Sequestra e aggredisce la convivente ucraina. Arrestato

REGGIO CALABRIA. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno tratto in arresto con l’accusa di sequestro di persona e lesioni aggravate nei confronti della convivente, M. C., 37 anni, pregiudicato originario di Vibo Valentia e residente in città, a Reggio Calabria. Erano da poco passate le 22 quando è giunta alla centrale operativa dell’Arma la richiesta di aiuto di una donna ucraina che riferiva di essere stata picchiata selvaggiamente dal proprio convivente. L’immediato intervento di una gazzella ha permesso di soccorrere la donna nella zona di via Sbarre Centrali. L’ucraina, ha immediatamente riferito di essere riuscita a sfuggire al proprio convivente che l’aveva rinchiusa in casa dalla sera precedente picchiandola e minacciandola con un bastone e con una bottiglia. Il controllo presso l’abitazione indicata dalla donna ha permesso di verificare che tutti i locali erano messi a soqquadro. All’interno della casa, i carabinieri hanno rinvenuto il bastone, la bottiglia ed un coltello indicati dalla donna quali armi utilizzate dal convivente che, accompagnato in caserma, è stato successivamente dichiarato in arresto con le pesanti accuse di sequestro di persona e lesioni aggravate. Sul corpo della donna , ancora in stato di shock, la guardia medica, chiamata dai militari, ha potuto constatare la presenza di diverse ferite alla testa e sulle braccia, nonché evidenti segni di bruciature da sigarette. La donna ha dunque formalmente denunciato tutte le violenze subite ed ha raccontato come proprio la sera precedente l’uomo, nuovamente in preda alle sue ire, dopo aver chiuso la porta di casa a chiave ed averla quindi segregata in casa ha cominciato a minacciarla e picchiarla con un bastone ed una bottiglia. Dopo un intero giorno di violenze la donna, approfittando di un momento di distrazione dell’uomo, è riuscita a scappare in strada e richiedere l’intervento dei carabinieri. M. C., è stato associato presso la Casa circondariale di via San Pietro.

Rosarno. Catturato il latitante Salvatore Ascone

ROSARNO. Arresto il catturando Salvatore Ascone, 52 anni, pluripregiudicato, nullafacente, affiliato alla cosca mafiosa “Bellocco”. Ricercato dal giugno del 2008, è stato sorpreso dai carabinieri intorno alle ore 13 di oggi all’interno della propria abitazione di via Plutarco. Ascone, era destinatario del provvedimento di esecuzione pene concorrenti emesso dalla procura della Repubblica di Palmi ufficio, in quanto giudicato responsabile dei reati di ricettazione, violazione dei sigilli, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, commessi in Calabria tra il 2001 ed il 2007 e condannato alla pena di 4 anni, 10 mesi e 22 giorni di reclusione ed al pagamento di 23.900 euro di multa. Il latitante aveva probabilmente assistito alla tumulazione della salma del fratello (deceduto per cause naturali) avvenuta nella mattinata.

Il questore ringrazia i reggini per le manifestazioni di solidarietà

REGGIO CALABRIA. «Voglio ringraziare e rendere merito pubblicamente a tutte quelle persone che sono sotto la questura, con alto senso civile, per solidarizzare con gli uomini e le donne della polizia di Stato e con i magistrati che hanno raggiunto l'obiettivo di consegnare alla giustizia un pericoloso capomafia latitante come Giovanni Tegano». Ha esordito così il questore Carmelo Casabona, in apertura del breve incontro con la stampa convocato proprio per ringraziare i reggini onesti dopo le manifestazione organizzata come reazione agli applausi che erano stati rivolti al boss Giovanni Tegano. «Noi - ha aggiunto Casabona - continueremo, con rinnovata e costante consapevolezza, a svolgere il nostro lavoro e a stare vicini alle persone perbene di Reggio Calabria, che sono la stragrande maggioranza. Si tratta, come è evidente, di un impegno duro contro un'agguerrita criminalità organizzata, che comporta spesso sacrifici anche di natura familiare, ma la strada segnata è questa e per questa via sarà possibile acquisire sempre più sicurezza e legalità democratica». Il dottor Casabona ha ringraziato anche i rappresentanti degli organi di stampa reggini. «Voglio sottolineare che anche voi state facendo un bel lavoro. – ha detto ai giornalisti – Non servono grandi titoli e parolone. Occorre una costante riflessione che accompagni i reggini onesti. E voi state facendo proprio questo». Il questore, dopo avere reso noto che la Festa della Polizia si terrà il 15 maggio in piazza Duomo, ha auspicato una presenza massiccia di cittadini come avviene già da anni. Il dottor Casabona ha poi ringraziato ''il governo per la sempre alta attenzione verso Reggio''. L'esecutivo, in occasione della manifestazione del 15 maggio, sarà rappresentato dal sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma.

Carabinieri. Brevi di cronaca

ROSARNO. I carabinieri della Tenenza, nel corso di servizi di controllo del territorio, hanno arrestato il cittadino polacco F. W. A., 58 anni, bracciante agricolo, colto nella fragranza del reato di evasione dagli arresti domiciliari dove era sottoposto.
SAN LUCA. Ignoti, introdottisi all’interno del’auditorium comunale hanno causato numerosi danni. I carabinieri della Stazione, riferiscono che è in corso l’inventario per capire se è stato asportato materiale didattico.
SAN GIORGIO MORGETO. I militari dell’Arma della locale Stazione nel corso di servizi di controllo del territorio, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, quattro bulgari perché sorpresi mentre con una Fiat Punto di proprietà effettuavano la raccolta e il trasporto di rifiuti da materiale ferroso. Gli arrestati sono: P. A. S., 50 anni; R. D. S., 50 anni; A. I. I., 31 anni; D. V. S., 45 anni.
COSOLETO. Intorno alle ore 00:30, nella frazione Sitizano, ignoti hanno incendiato l’autovettura Fiat Panda di proprietà di N. A., 52 anni.
CAMPO CALABRO. Intorno alle ore 04:30, in via Timpanari, sconosciuti hanno dato alle fiamme la moto ape Piaggio di proprietà di N. P., 66 anni, agricoltore.

Siderno. Meditavano di darsi alla latitanza arrestati dalla Polstato

SIDERNO. Tre giovani originari della Locride sono stati arrestati dal personale del locale Commissariato, in collaborazione con le squadra mobili di Verona e Como, in esecuzione dell’ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere emessa dalla 2ª Sezione penale della Corte d’Appello di Reggio Calabria su richiesta della Procura generale del Capoluogo. Gli agenti del dottor Luigi Silipo hanno fatto scattare le manette ai polsi di: Damiano Leotta, 30 anni, residente a Stilo di fatto domiciliato a San Fermo della Battaglia in provincia di Como; Denis Alfarano, 28 anni, residente in contrada Caldarella di Stilo; nr.48; Mauro Papandrea, 32 anni, residente a Riace Marina e domiciliato a San Pietro in Cariano in provincia di Verona. Damiano Leotta e Denis Alfarano sono stati condannati in primo e secondo grado alla pena di anni 12 di reclusione, mentre Mauro Papandrea, a 9 anni. I tre giovani, infatti, sono stati riconosciuti colpevoli di concorso in tentato omicidio nei confronti di un ispettore e tre agenti del Commissariato di Siderno. I fatti risalgono al 26 novembre 2004, quando i poliziotti, venuti a conoscenza di un omicidio che i tre stavano per compiere, hanno bloccato l’auto su cui viaggiavano armati Leotta e Alfarano. A questo punto, i due giovani hanno esploso numerosi colpi di fucile caricato a pallettoni all’indirizzo del personale della Polstato. Seppure feriti, gli agenti della polizia di Stato sono riusciti a scongiurare il progetto omicidiario che i tre avevano intenzione di realizzare. L’esecuzione dell’ordinanza eseguita ieri è frutto dell’attività svolta dal personale del locale Commissariato che ha permesso di appurare come i tre, in prossimità del giudizio di Cassazione in programma il prossimo 4 maggio, potessero concretamente darsi alla fuga se condannati in via definitiva. La segnalazione depositata presso la Procura generale di Reggio Calabria, ha trovato concorde il procuratore generale Salvatore Di Landro e il sostituto Fulvio Rizzo, che hanno inoltrato la conseguente richiesta d’arresto alla Corte d’Appello. Recependo interamente le motivazioni addotte nella richiesta, la 2ª sezione penale, presieduta dalla dottoressa Natina Pratticò, ha emesso il provvedimento restrittivo con il quale si ripristina la custodia cautelare. Espletate le formalità di rito gli arrestati sono stati condotto rispettivamente presso le Case circondariali di Locri, Como e Verona.

Gioia Tauro. Ordinanze della Capitaneria per una stagione balneare sicura

GIOIA TAURO. L’imminente stagione balneare comporta, indiscutibilmente, una più intensa attività di vigilanza da parte del Corpo delle Capitanerie di porto finalizzata alla salvaguardia della vita umana in mare in concomitanza ad un capillare controllo circa il rispetto della normativa in materia. La locale Capitaneria di porto, diretta dal capitano di fregata Giuseppe Andronaco, si è prontamente attivata, attraverso l’emanazione di importanti ordinanze, per garantire, sia al diportista occasionale sia agli assidui frequentatori del litorale gioiese, un’informazione precisa ed ampiamente diffusa volta ad assicurare la sicurezza in mare ed uniformità di disposizioni. A tal proposito sono stati puntualmente indicati, nelle ordinanze, i limiti e le distanze, ai fini della sicurezza della navigazione, cui attenersi affinchè la “circolazione marittima” venga effettuata con prudenza e cautela per la salvaguardia della vita umana in mare. Alcuni esempi sono:
- 100 metri da impianti di acquacoltura;
- 300 metri da unità navali, segnalamenti marittimi, galleggianti che segnalano la presenza di operatori subacquei;
- 100 metri dalle scogliere a picco sul mare.
A cornice di quanto detto è, inoltre, in corso di emanazione l’ordinanza balneare con le importanti disposizioni per i gestori delle strutture stagionali e per i fruitori dei servizi stessi ai quali sarà distribuito anche un valido “vademecum” di utile supporto durante l’estate ormai alle porte. I titolari degli stabilimenti balneari, per i quali la Capitaneria di porto di Gioia Tauro si attiverà a breve, avranno un “documento di controllo” per mezzo del quale potranno, costantemente, verificare l’osservanza delle disposizioni in materia. L’Autorità marittima di Gioia Tauro porrà in essere tutti gli interventi atti a garantire sia la costante sicurezza in mare, sia un continuo rispetto dell’ambiente per mezzo di controlli mirati e frequenti sì da rappresentare valido ed indiscusso punto di riferimento per i numerosi fruitori del mare.
Ordinanze scaricabili dal sito mediterraneoline.it

Asp 5. Quattro avvisi di garanzia per funzionari e amministratori

REGGIO CALABRIA. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza al termine di una prima fase di indagini delegate dalla procura della Repubblica sulla base delle segnalazioni trasmesse dalla Commissione straordinaria presso l’Asp 5 cessata dall’incarico nel marzo scorso, ha notificato quattro avvisi di garanzia con contestuale invito a comparire dinanzi al pm nei confronti di funzionari ed amministratori dell’azienda in carica tra il 2006 e il 2008. A tutti viene contestato il reato di abuso in atti di ufficio aggravato dall’ingente entità del danno, con l’accusa di avere consapevolmente, nell’ambito dei rispettivi ruoli, coperto ed assecondato il formarsi di ingenti debiti fuori bilancio nel settore dei rapporti con le strutture sanitarie private accreditate. È stato accertato il costante progressivo sfondamento dei budgets contrattuali massimi annuali da parte delle strutture (laboratori di analisi, radiologia, fisiokinesiterapia in particolare), che, a fronte del mancato pagamento delle prestazioni fatturate in eccesso, facevano sistematico ricorso ai decreti ingiuntivi, tutti emessi dal Tar o dal Tribunale e non opposti dall’azienda, con il formarsi di titoli esecutivi ed imponenti ulteriori spese per la successiva esecuzione forzata. Il fenomeno ha investito con particolare ampiezza le strutture dell’ex Asl 11 di Reggio Calabria. Accertamenti sono in corso anche in ordine alla gestione dei pignoramenti ed al comportamento dell’ex tesoriere Banco di Napoli. È emersa anche la sostanziale soppressione dei controlli sulle prestazioni fatturate dalle predette strutture, l’intervento di uno degli indagati per rimuovere un funzionario impegnato nelle ispezioni, la formazione di un “sistema” che ha determinato l’assegnazione incontrollata di somme per svariati milioni di euro, fenomeno non rappresentato nei bilanci dell’azienda. In precedenza le Fiamme Gialle hanno posto sotto sequestro, su disposizione della Procura, la documentazione presentata dalle strutture tra il 2006 e il 2008 ritrovata “accantonata alla rinfusa all’interno di uno scantinato e parte sulle verande poste al secondo piano… parzialmente macerata dalle intemperie” dell’edificio che ospita gli uffici di Palazzo “Tibi”. Il Servizio ispettivo e di monitoraggio ricostituito ed operativo solo dall’estate 2009 ha svolto una imponente attività volta all’effettivo riprestino di un apparato di controlli che ha portato all’emergere di risparmi stimati – a pochi mesi dall’avvio del nuovo corso - in circa un milione e mezzo di euro. Sui dati comunicati dalla Commissione alla procura della Repubblica le indagini sono ancora in corso.

Polstato. Brevi di cronaca

REGGIO CALABRIA. Ieri, in via Sbarre Inferiori, in una zona soggetta al transito di persone, il personale dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, diretto dal vice questore aggiunto Gerlando Costa, nell’ambito dei servizi predisposti volti a tutelare anche la sicurezza in senso lato, finalizzata ad assicurare una qualità della vita migliore, anche dal punto di vista della sicurezza strutturale di alcuni stabili pericolanti presenti nel capoluogo, ha rilevato la mancanza dei requisiti di sicurezza di uno stabile, denunciando in stato di libertà il proprietario, responsabile di omissione di lavori in edifici che minacciano rovina ed omessa collocazione di segnali da riparo.
REGGIO CALABRIA. Il personale dell’Upgsp ha denunciato in stato di libertà tre cittadine rumene responsabili di impiego di minore nell’accattonaggio. Le stesse sono state anche denunciate amministrativamente per inosservanza all’ordinanza sul contrasto alla prostituzione.

Operazione Bellezza. Pene confermate per i due imputati

REGGIO CALABRIA. Pressoché confermata in appello la pena per i due imputati nel processo con rito ordinario scaturito dall’operazione Bellezza. I giudici della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello (Bruno Finocchiaro presidente e Franco Greco consigliere) pur riformando parzialmente il verdetto di primo grado, dichiarando il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato di esplosione non autorizzata di colpi di arma da fuoco, nei confronti di Giuseppe Lucisano, 27 anni, di Africo, hanno confermato di fatto la pesante condanna per il giovane africese. Si è trattato infatti di un provvedimento dovuto che, però non cambia la sentenza della Corte di Assise: il reato prescritto, infatti, prevede la pena dell’arresto sino ad un mese. In primo grado, Giuseppe Lucisano era stato condannato a otto anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di eroina; a due anni, sei mesi e 500 euro di multa per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, detenzione e porto abusivo di armi; a 22 anni per l’omicidio di Antonio Giorgi. Confermata integralmente la pena per il secondo imputato, Redentore Pacienza, 55 anni, originario di Altomonte in provincia di Cosenza, il quale è stato condannato a sei anni di carcere e 18 mila euro di multa per detenzione di eroina. Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado.

mercoledì 28 aprile 2010

Carabinieri. Brevi di cronaca

SAN GIORGIO MORGETO. I carabinieri della locale Stazione nel corso del controllo del territorio, hanno arrestato in flagranza di reato G. G., 56 anni, operaio. L’uomo è stato sorpreso mentre effettuava con l’autocarro Fiat Iveco di proprietà della ditta “Rent service sud, attività non autorizzata di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi, costituiti da materiale edile di risulta. E’ stato inoltre denunciato in stato di libertà per la stessa violazione anche un altro operaio, G. G. C., 50 anni. L’autocarro è stato sottoposto a sequestro preventivo.
TAURIANOVA. Nei giorni scorsi, ignoti, introdottisi all’ interno del plesso scolastico sede del 1° circolo didattico, hanno danneggiato due distributori automatici e si sono appropriati del denaro contenuto. I distributori automatici appartengono ad una ditta di Rizziconi.
MELICUCCO. La scorsa notte, sconosciuti, dopo aver forzato la serranda metallica di una sala giochi – centro scommesse, di proprietà di D. G., 47 anni, hanno rubato il denaro contenuto in otto macchine videogiochi e in due apparecchi cambia – banconote. Il danno ammonta a circa 8.500 euro.
ROSARNO. I carabinieri della locale Tenenza, sono intervenuti nell’area industriale di Gioia Tauro, presso una azienda attiva nella gestione degli impianti di depurazione e servizio idrico integrato nelle aree industriali di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno, dove ignoti, dopo essersi introdotti all’interno del cantiere ubicato nella 3ª area industriale di Rosarno, hanno asportato circa 300 metri di recinzione costituita da pannelli metallici zincati, nonchè i pozzetti della rete idrica fognante, pozzetti, pali e plafoniere dell’illuminazione pubblica.
REGGIO CALABRIA. Intorno alle ore 22 di ieri, nella frazione Terreti, un incendio di natura accidentale si è sviluppato all’interno della camera da letto dell’abitazione di G. A., 37 anni. Le fiamme hanno interessato solo il letto matrimoniale ed hanno provocato l’annerimento delle pareti interne. Sul posto hanno operato i carabinieri della Stazione Reggio-Ortì.
GIFFONE. I carabinieri della locale Stazione, in ottemperanza all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, hanno tratto in arresto B. P., 47 anni, bracciante agricolo, con precedenti di polizia, condannato ad espiare la pena di 4 anni e 11 mesi di reclusione per truffa e ricettazione.
SAN FERDINANDO. Nel corso di servizi di controllo del territorio, i militari dell’Arma della locale Stazione, hanno arrestato S. E., 31 anni originario del Marocco, ritenuto responsabile di non avere ottemperato al decreto di espulsione e all’ordine di lasciare il territorio nazionale, emessi da prefetto e questore di Frosinone.

Nuove attestazioni alla Polstato reggina per l’impegno contro le ‘ndrine

REGGIO CALABRIA. Oltre 100 persone, alle ore 12 di oggi, si sono ritrovate davanti la Questura per ringraziare la Polizia di Stato per il servizio reso quotidianamente alla collettività nella lotta contro la mafia. Accanto ai giovani di “Ammazzateci tutti”, Azione Giovani, Italia dei Valori e Fiamma Tricolore, molti studenti degli istituti scolastici della città hanno espresso la loro vicinanza alle istituzioni. Presente il vice sindaco, Giuseppe Raffa accompagnato da alcuni assessori comunali. Il vice questore vicario, Salvatore La Porta, ha ringraziato i manifestanti sottolineando l’importanza della loro presenza che testimonia la sensibilità di tutta la parte civile della popolazione reggina. Numerose manifestazioni di apprezzamento al lavoro della Polizia di Stato sono giunte in Questura, da cittadini di tutta l’Italia, anche tramite l’e-mail istituzionale.

Polstato. Brevi di cronaca

REGGIO CALABRIA. Ieri sera, in via Maria Ausiliatrice, ignoti hanno danneggiato mediante incendio l’autovettura Lancia, di proprietà di P. C., 61 anni.
REGGIO CALABRIA. Ieri sera, in contrada Cafari, ignoti hanno danneggiato mediante incendio l’autovettura Toyota di proprietà di A. P., 53 anni, insegnante.
REGGIO CALABRIA. Il personale dell’Upgsp ha denunciato in stato di libertà la cittadina georgiana G. K., 37 anni, per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale ed inoltre M. P., 54 anni, per interruzione di pubblico servizio e minaccia.

Due arresti della Polstrada per furto con frode ai danni dell’Anas

REGGIO CALABRIA. Furto con frode nei confronti dell’Anas. E’ questo il reato contestato a due autisti, Filippo Spagnolo e Massimo Spanò, impegnati nei lavori di ristrutturazione dell’autostrada, tratti in arresto dal personale della polizia stradale. Dalle indagini, infatti, sarebbe emerso che parte del materiale ricavato dalle trivellazioni effettuate nella costruenda galleria “San Giovanni” sarebbe stato rubato per essere rivenduto. Gli agenti della Polstrada, infatti, hanno accertato che la roccia ricavata dalla galleria San Giovanni non veniva tutta trasportata nel deposito Anas di località Piani della Corona che ricade nella contrada Barritteri di Seminara. Predisposto un servizio di polizia giudiziaria, alcune unità operative della Polstrada hanno constatato che alcuni veicoli transitati sul varco posto sotto controllo non sono mai arrivati a destinazione per effettuare lo scarico del materiale. A questo punto, gli agenti operanti, hanno compiuto un pedinamento. Così è stato scoperto che i camion condotti da Spagnolo e Spanò avevano raggiunto il cantiere della società Edimont Spa, ubicato in località Vermeni di Bagnara Calabra. Nel momento in cui Filippo Spagnolo ha iniziato a scaricare il mezzo, è giunto anche l’autocarro Mercedes condotto da Spanò che ha eseguito analoga manovra. Il personale operante, ha provveduto ad identificare i due autisti e, dopo aver controllato sui documenti di trasporto che la destinazione era il deposito di Piani della Corona, ha rilevato la commissione del reato di furto con frode nei confronti dell’Anas, quale ente proprietario. La Polstrada ha inoltre denunciato in stato di libertà altre quattro persone per concorso di reato e ricettazione. «Sicuramente la quantità di materiale dirottato è superiore alla quantità rilevata nel cantiere Edimont e non si esclude il coinvolgimento di terzi cantieri per i quali faranno seguito ulteriori indagini al riguardo. – ha affermato il dirigente della Sezione reggina della Polstrada, dottoressa Giuseppa Pirrello – Per questi come per gli altri reati che vengono consumati sull’autostrada e soprattutto sui cantieri stradali, è sempre alta l’attenzione della polizia stradale che intensificherà i servizi di vigilanza e le indagini volte ad identificare gli autori».

Operazione All Inside. Le persone coinvolte

ELENCO FERMI DELEGATI ALL’ARMA DEI CARABINIERI
1. PESCE Francesco, nato a Gioia Tauro il 21.01.1978, detto “testuni” irreperibile, attualmente ricercato;
2. PESCE Giuseppe, nato a Rosarno il 19.09.1954, detto “pecora” arrestato;
3. PESCE Vincenzo, nato a Rosarno il 27.05.1959, detto “u paccio” e/o “u mbriacune” arrestato;
4. PESCE Marcello, nato a Rosarno il 12.03.1964, detto “ballerino”, irreperibile, attualmente ricercato;
5. FERRARO Angela, nata a Taurianova il 14.09.1963, arrestato;
6. PESCE Giuseppina, nata a Gioia Tauro il 24.09.1979 arrestato;
7. PESCE Marina, nata a Cinquefrondi il 13.10.1982, arrestato;
8. MESSINA Maria Grazia, nata a Rosarno il 29.07.1942 arrestato;
9. PESCE Maria Grazia, nata a Cinquefrondi il 10.03.1982 arrestato;
10. STANGANELLI Maria, nata a Cinquefrondi il 23.03.1987 arrestato;
11. MATALONE Roberto, nato a Rosarno il 25.06.1977, irreperibile, attualmente ricercato;
12. PESCE Francesco, nato a Taurianova il 23.09.1979, arrestato;
13. PESCE Giuseppe, nato a Cinquefrondi il 07.12.1980 irreperibile, attualmente ricercato;
14. PESCE Rocco, nato a Gioia Tauro il 01.08.1984 arrestato;
15. PESCE Francesco, nato a Cinquefrondi il 02.06.1987 arrestato;
16. PALAIA Rocco, nato a Rosarno il 02.02.1972 arrestato;
17. FILARDO Giuseppe, nato a Rosarno il 21.05.1968, detto “fifio” arrestato;
18. TIRINTINO Antonino, nato a Rosarno il 16.07.1959 arrestato;
19. DI MARTE Giuseppe, nato a Filandari il 10.12.1956 arrestato;
20. DI MARTE Francesco, nato a Rosarno il 07.11.1963 irreperibile, localizzato all’estero;
21. GIOVINAZZO Francesco, nato a Gioia Tauro il 20.11.1980 arrestato;
22. ZANGARI Antonio, nato a Cinquefrondi il 12.04.1981 arrestato;
23. MOUBARAKCHINA Elvira, nata a Sverdlosk (Russia) il 13.12.1976 arrestato;
24. PETULLA’ Alberto, nato a Rosarno il 04.11.1960, arrestato;
25. LUCIA Claudio, nato a Como il 14.12.1965, irreperibile, attualmente ricercato;
26. ODIERNA Yuri, nato a Milano il 23.12.1978, arrestato;
27. BASSOLAMENTO Marco, nato a Milano il 01.06.1969 arrestato;
28. CARBONE Rocco, nato a Cinquefrondi il 25.09.1985 arrestato;
29. ROMANO Giovanni, nato a Bari il 30.04.1970 irreperibile, attualmente ricercato;
30. D’AGOSTINO Claudio, nato a Cinquefrondi il 28.09.1985 arrestato;
31. RAO Franco nato a Taurianova il 19.06.1964, detto “u puffu” arrestato;
32. RAO Rocco nato a Rosarno il 16.01.1961 arrestato.
ELENCO FERMI DELEGATI ALLA POLIZIA DI STATO
33. GIOVINAZZO Rocco, nato a Rosarno il 04.07.1946 arrestato;
34. ARENA Antonio, nato a Rosarno il 16.12.1965, arrestato;
35. VARRA’ Domenico, nato a Rosarno il 24.04.1954 arrestato;
36. FORTUGNO Domenico, nato a Cinquefrondi il 20.07.1981 arrestato;
37. FERRARO Mario, nato a Rosarno il 21.07.1949 arrestato;
38. SIBIO Domenico, nato a Taurianova il 14.05.1978, irreperibile, attualmente ricercato;
39. ARENA Domenico, nato a Rosarno il 15.04.1954 irreperibile, attualmente ricercato;
40. LEOTTA Domenico, nato a Rosarno il 11.09.1960 irreperibile, attualmente ricercato.

Rosarno. Scatta l'operazione interforze All Inside contro il clan Pesce

ROSARNO. Nuova operazione interforze contro le ‘ndrine della Piana. Questa volta l’attenzione investigativa degli inquirenti si è concentrata sul clan Pesce. I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, della Sezione del Ros, insieme al personale della polizia di Stato, della Guardie di finanza e della Polizia penitenziaria nelle indagini dell’operazione “Inside” che ha portato all’emissione di 40 provvedimenti di fermo, da parte dei magistrati della Procura Distrettuale antimafia di Reggio Calabria. L’indagine, coordinata dai sostituti procuratore Roberto Di Palma, Adriana Fimiani, Giuseppe Bontempo, Alessandra Cerreti e Stefano Musolino, ha fornito uno spaccato degli assetti criminali esistenti a Rosarno, nonché degli equilibri e dei legami tra i soggetti appartenenti alle diverse famiglie, desunto proprio dalla dinamica degli eventi. In particolare le acquisizioni investigative hanno delineato i contorni di una delle più importanti cosche mafiose imperanti sul territorio rosarnese, e con ramificazioni sul territorio nazionale: i “Pesce”. L’attività, condotta dai carabinieri, nasce a seguito all’omicidio di Domenico Sabatino (8.10.2006), soggetto organicamente inserito all’interno del sodalizio criminale facente capo alla cosca “Pesce”. In quest’ambito sono stati controllati gli esponenti della famiglia, alcuni dei quali detenuti, al fine di penetrare all’interno dell’ambiente criminale nel quale era inserito lo stesso Sabatino. Nello stesso contesto, le indagini hanno fornito altri spunti investigativi che hanno consentito di introdursi nelle dinamiche criminali, comprenderne le logiche e gli equilibri, ed ascoltare in diretta, per voce dei principali protagonisti, il contenuto delle relazioni e degli accordi, nonché registrare le modalità di esecuzione di progetti criminosi alla base dell’associazione di tipo mafioso. Le attività della polizia di Stato scaturiscono dall’azione che ha portato all’omicidio di Domenico Ascone e del tentato omicidio di Francesco Ascone (cugini di Vincenzo Ascone), avvenuti il 14 agosto del 2007. I “Pesce”, con l’altra cosca rosarnese dei “Bellocco”, nei cui confronti sono già stati eseguiti diversi provvedimenti cautelari a partire dal luglio 2009, costituiscono due poli intorno ai quali gravitavano altre “famiglie” ad esse legate, oltre che da legami di parentela (a volte opportunamente creati con fidanzamenti e/o matrimoni), anche da cointeressenze affaristiche. Chiaramente non si tratta di poli contrapposti, ma ognuna delle due cosche costituisce baricentro di interessi di tipo economico, ed in alcuni campi le rispettive sfere di influenza si intrecciano, stando bene attenti a non creare fratture, intervenendo per ricomporre gli attriti eventualmente creatisi tra le “famiglie” satelliti. E’ il caso delle vicende che riguardano le “famiglie” Ascone e Sabatino, rispettivamente legate ai Bellocco ed ai Pesce. Il quadro delineato intorno alla famiglia “Pesce” emerge dalle indagini svolte proprio nei confronti dei principali esponenti del sodalizio, che tratteggiano le linee guida dell'intera organizzazione. Le frasi registrate durante un colloquio avuto da Antonino Pesce con il figlio Francesco all’intero della Casa circondariale di Napoli Secondigliano rappresentano evidentemente un’esortazione fatta dal padre a seguire le regole sulle quali è imperniata l’organizzazione criminale.
Colloquio tra Antonino Pesce con il figlio Francesco a proposito di ‘ndrangheta:
“vedi che queste parole non devi scordarle: quel vecchio una volta li ha chiamati, a tutti al bosco. E ve lo ha detto mio padre, vi ha avvertito che quello che se ne è andato ha lasciato dignità, onestà e ammirazione di tutti e noi la dobbiamo portare a vanti.…”;
Tali regole sono state tramandate a Antonino Pesce (capo indiscusso della cosca) dai suoi predecessori ed in particolare dal defunto zio Giuseppe Pesce classe 1923.
Colloquio tra Antonino Pesce, il figlio Francesco e il nipote Francesco Pesce classe 1979:
PESCE Antonino dice: “ Ciccio tu la devi smettere …tu pensa che io ho la possibilità di fare venire la fine del mondo….io in ogni paese ho fatto un favore…(inc)…ogni paese…uno a paese ce l’ho sai che faccio venire …la fine del mondo …non c’è niente per nessuno”;
Colloquio tra Antonino Pesce e il figlio Francesco:
Antonio dice al figlio Francesco: “Quello la sai cos’è per me …quello …(inc…. insieme …quello per me è , no lui per me, io per lui, no lui per me, io sono come Gesù Cristo per lui …”mancu ai cani signori”, quello può avere tanta fiducia di me…”;
Le parole riferite ai suoi visitatori da Antonino Pesce durante i colloqui, costituiscono un’importante testimonianza della storia del sodalizio che porta il suo nome. Il detenuto infatti racconta la sua “carriera” criminale in seno alla cosca, partendo dalle sue origini a fianco dello zio Giuseppe, fino a descrivere inequivocabilmente il prestigio ed il potere acquistato dopo la morte dello zio, nonché le ingenti somme di denaro accumulate. Il quadro investigativo che si ricava è molto chiaro. La “cosca Pesce”, che affonda le sue radici nel territorio di Rosarno, è pienamente operativa, ed ha raggiunto una potenza, anche economica, tale che i rampolli della famiglia devono solo preoccuparsi di mantenere il livello raggiunto. Il contenuto delle conversazioni avute da un “boss” come Antonino Pesce con gli affiliati al gruppo mafioso costituiscono un’importante testimonianza degli attuali interessi nonché il coinvolgimento in affari illeciti della stessa organizzazione: trattano di attività di riciclaggio e reinvestimento (anche attraverso intestazione fittizia di beni) degli ingenti capitali accumulati negli anni dal clan; si occupano della risoluzione dei contrasti nati all’interno della famiglia, con particolare riferimento ad un attrito venutosi a creare tra il figlio ed il fratello del boss (Francesco e Vincenzo Pesce). L'attrito tra Francesco e i suoi zii, che a prima vista sembrerebbe far trasparire una sorta di debolezza del sodalizio, di fatto dimostra la compattezza verso l'esterno dell'organizzazione mafiosa, che - ripercorrendo le parole di Antonio Pesce - si basa sull'elemento più importante della tradizione ‘ndranghetistica: la famiglia. Nell’indagine 7 sono le donne arrestate: le loro condotte non sono più paragonabili alla cosiddetta “sorella d’omertà” incaricata secondo tradizione di fornire mera assistenza agli “uomini d’onore”. Queste hanno assunto parte attiva nella gestione degli affari illeciti, in particolare nella gestione del patrimonio della cosca. Le indagini della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in collaborazione con lo Scico di Roma che ha impiegato, il sistema informativo Molecola, hanno consentito di accertare una forte sproporzione tra l’ingente patrimonio individuato ed i modesti redditi dichiarati dai destinatari del provvedimento e dai componenti dei rispettivi nuclei familiari, tale da non giustificarne la legittima provenienza. Il valore dei beni mobili, società commerciali e conti correnti (bancari e postali), sequestrati dalle Fiamme gialle ammonta a circa 7,5 milioni di euro.
I beni raggiunti dal provvedimento ablativo sono:
a) Ditta Individuale Mazzuoccolo Teresa, esercente l’attività di “commercio all’ingrosso di altri prodotti alimentari”, con luogo di esercizio a Rosarno;
b) Emittente radio abusiva, denominata “Radio Olimpia”, con sede in Rosarno, via Ospizio n. 14;
c) Ditta Individuale Pesce Marcello, esercente l’attività di “Commercio di autovetture”, con luogo d’esercizio a Rosarno.
La società è risultata titolare di numerose autovetture (tra cui molte di lusso e di rilevante valore economico);
d) Ditta Individuale Filda distribuzione di Palaia Rocco, con sede a Rosarno ed esercente l’attività di “Commercio all’ingrosso di cioccolato e dolciumi”;
e) Ditta Individuale Rao Franco, con luogo d’esercizio a Rosarno ed esercente l’attività di “vendita al dettaglio di carburanti per autotrazione” (distributore);
f) Numerosi conti correnti ed autovetture intestati ai familiari degli arrestati.

Trasportavano rifiuti pericolosi, due persone arrestate dalla Finanza

REGGIO CALABRIA. Nell'ambito dei servizi predisposti dai reparti dipendenti dal Comando provinciale, nel settore della prevenzione e repressione dei reati in materia di tutela ambientale, il Gruppo della Guardia di Finanza ha tratto in arresto R. B., 53 anni e M. G., 40 anni, perché sorpresi in flagranza di reato alla guida del loro camion che trasportava rifiuti pericolosi. I Finanzieri, insospettiti dal procedere a rilento del mezzo ed alla vista del carico trasportato (televisori rotti, frigoriferi, parti metalliche di auto, pneumatici usurati) hanno proceduto in località Ciccarello al fermo del mezzo ed all’identificazione del conducente. I riscontri effettuati hanno permesso di accertare che R. B. era al momento in libertà vigilata su ordine del Tribunale di Reggio Calabria e che entrambi erano sprovvisti delle autorizzazioni previste per il trasporto di rifiuti pericolosi. I due responsabili sono stati condotti nella caserma di via Enotria dove, avvisato il magistrato di turno, dottoressa Carmela Squicciarini sono stati tratti in arresto ed associati alla Casa circondariale di via San Pietro. Sono in corso indagini per chiarire se dietro alla vicenda vi sia la longa manus di una organizzazione criminale che gestisce il commercio dei rifiuti nella zona ed i siti dove tali rifiuti dovevano essere stoccati o abbandonati in totale dispregio non solo della normativa vigente ma soprattutto del rispetto dell’ambiente e della natura.

Manti uccise l’ex moglie senza premeditazione

REGGIO CALABRIA. Ridotta in appello la pena nei confronti di Francesco Manti, 55 anni, l’autista dell’Atam che uccise l’ex moglie davanti l’abitazione di Montebello Jonico. I giudici della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello (Bruno Finocchiaro presidente, Rosalia Gaeta consigliere) hanno escluso l’aggravante della premeditazione rideterminando la pena in 14 anni e 8 mesi di reclusione. Proprio sulla questione della premeditazione si sono fondate le precise argomentazioni difensive proposte nei motivi d’appello dagli avvocati Nico D’Ascola e Francesco Azzarà. La tesi della difesa è stata condivisa anche dalla pubblica accusa. L’avvocato generale Francesco Scuderi (nella foto), a conclusione della requisitoria ha infatti chiesto alla Corte di escludere l’aggravante della premeditazione e “rideterminare la pena nella misura che l’organo giudicante riterrà di giustizia”. Francesco Manti, che aveva deciso di farsi giudicare con il rito abbreviato, era stato condannato dal Gup a 15 anni e 4 mesi di carcere. Manti, seppur ammettendo le proprie responsabilità, aveva sempre escluso di avere agito seguendo un disegno programmato. Il delitto fu consumato il 19 settembre del 2008 in contrada Tegani di Motebello Jonico, quando l’autista dell’Atam, al culmine di una discussione esplose nove colpi di pistola, legalmente detenuta, all’indirizzo dell’ex moglie Orsola Nicolò, colpendola al torace. Alcuni colpi, ferirono la donna, ma secondo il medico legale, uno soltanto fu quello mortale, cioè quello che lacerò l’arco aortico.

martedì 27 aprile 2010

Striscioni e slogan in favore delle forze ordine al sit-in davanti la Questura

REGGIO CALABRIA. ''Reggio non tace'' e ''Siamo con voi''. Sono questi alcuni degli slogan pronunciati nel corso della manifestazione tenutasi questa sera davanti alla questura per esprimere solidarietà alle forze dell'ordine dopo che stamani il boss Giovanni Tegano è stato salutato con un applauso da alcuni suoi familiari ed amici. Il sit-in organizzato questa sera è un'iniziativa spontanea dei cittadini di Reggio che si sono riuniti nel Movimento ''Reggio non tace''. All'iniziativa hanno partecipando numerose persone che hanno esposti striscioni sui quali sono scritti slogan come ad esempio: ''Solo la libertà dai soprusi e dalla violenza potrà essere segno di pace'', ''Reggio non tace'', ''Anche noi qui come a Caltanissetta per essere la vostra scorta civica'', e poi ''Tutti uomini di pace''. Un portavoce del movimento ha detto che ''niente più accadrà in questa città senza che abbia una risposta della società civile. Quanto successo stamattina però non è stato l'applauso della città di Reggio al boss ma di parenti del boss e di affiliati al clan''. Il capo di gabinetto del questura, Antonino Romeo, è sceso dal suo ufficio ed ha incontrato le persone che si sono radunate per ringraziarli a nome del questore Carmelo Casabona. Alla manifestazione erano tra gli altri presenti esponenti politici come Giuseppe Agliano, Beniamino Scarfone, Nuccio Barillà, Michelangelo Tripodi, Canale, Girolamo Tripodi, Massimo Canale, Michele Marcianò. Davanti il palazzo della questura, l’Atam (azienda trasporti area metropolitana) ha fatto sostare un bus “antidrangheta”.

Operazione Luna piena. “Ecco come abbiamo preso il fiancheggiatore Giancarlo Siciliano”

REGGIO CALABRIA. «Lo indicavamo come “l'accompagnatore muto” perchè durante gli incontri con i familiari più intimi di Giovanni Tegano non pronunciava mai il nome del boss». Uno degli investigatori racconta come si è giunti all'arresto di Giovanni Tegano ed il ruolo strategico ricoperto da Giancarlo Siciliano (nella foto), arrestato con il boss e con altre quattro persone. «Un personaggio scaltro, attento - prosegue nel racconto l'inquirente - mai una sbavatura comportamentale. Siciliano è il vero perno della latitanza di Giovanni Tegano. Incensurato, possiamo definirlo di buona famiglia, era il contatto del boss con il resto della famiglia. Lo avevamo sorpreso più volte negli ultimi mesi dinanzi ad un negozio di frutta e verdura gestito dai generi di Tegano al parco Pentimele, accanto al Palazzetto dello Sport, ma da quegli incontri sulle autovetture non emergeva mai con chiarezza una indicazione utile per acciuffare “don Giovannino”. Avevamo persino collocato dispositivi di intercettazione ambientale in tutto il perimetro di quel negozio, ma la cautela con cui Giovanni Tegano veniva protetto era riuscita ad avere la meglio sulle investigazioni. Successivamente, qualche mese addietro, abbiamo deciso - prosegue il detective - di cambiare sistema investigativo, ponendo in essere quelle tecniche sperimentate con successo nel corso della cattura di Bernardo Provenzano: sorveglianza dei luoghi sospetti a distanza con teleobiettivi, telecamere lungo i probabili percorsi stradali, tenendo sempre d'occhio Giancarlo Siciliano, che cambiava spesso autovettura o viaggiava in motorino. Scremando ulteriormente la mole degli indizi, abbiamo concentrato le attenzioni sui generi di Giovanni Tegano, come Carmine Polimeni, non mollando mai Giancarlo Siciliano. Abbiamo così notato che le opzioni dei fiancheggiatori del latitante si andavano restringendo e che tutte le strade portavano a Terreti. Quella frazione aspromontana era dunque diventato uno dei rifugi di Giovanni Tegano. Abbiamo quindi spostato molte energie in quel centro, valutando i rischi con attenzione poichè la stradina che portava alla casa dei Morabito era letteralmente costellata da microtelecamere collegate ad un monitor impiantato nella stanza dove Giovanni Tegano aveva trovato rifugio al momento dell'irruzione. Quando ieri sera siamo entrati nella villetta - conclude - pensavamo di trovarci dinanzi una persona segnata dalla sofferenza fisica per la lunga latitanza e invece ci siamo trovati di fronte un arzillo settantenne, curato nel vestire e dai modi gentili».

Domani sollevazione spontanea di AG davanti la Questura

REGGIO CALABRIA. Reggio è una città Viva! Reggio non dorme, e non si nasconde dietro i vetri delle finestre. La vergogna per la calca rumorosa di coloro che si ostinano a vivere nel puzzo e nell’odio della ‘ndrangheta ci ha lasciato di sasso, quasi inebetiti. L’umiliazione subita oggi dalla nostra comunità, da parte di persone che non osiamo definire più nostri concittadini, sebbene purtroppo lo siano, è stata troppo grave. Urge un risveglio delle coscienze, non banale e scontato. Un risveglio che passi dalla presenza fisica nel luogo dove l’anti Stato ha voluto sfidare i cittadini di Reggio. Per questo motivo la comunità militante di Azione Giovani – Giovane Italia ha deciso di recarsi di fronte la Questura di Reggio Calabria per un sit-in di incoraggiamento nei confronti delle forze dell’ordine, un chiaro e netto sostegno a favore dello Stato e di tutte quelle persone che lo rappresentano sul nostro territorio, svolgendo con sacrificio il proprio lavoro. Le parole del questore sono risuonate amare e sconfortanti alle nostre orecchie; non è il caso di lasciarle cadere nel vuoto. Per questo chiediamo a tutte le forze positive di questa città di prendere parte alla nostra sollevazione spontanea. Lo chiediamo a gran voce ai giovani, agli studenti delle scuole e delle università, ai politici e alle istituzioni tutte. Domani mattina dalle ore 12 saremo di fronte la Questura. E’ necessario riconoscerci e farci riconoscere. Non siamo anonimi e ci siamo. Vogliamo difendere la nostra terra.

Legambiente: «Sbagliato accostare familiari e compari del boss alla maggioranza dei calabresi»

REGGIO CALABRIA. "Leggere la semplice equazione che alcune decine di persone, tra familiari e compari del boss e dei suoi fiancheggiatori, siano rappresentati come 'la folla che applaude il boss' facendo un tutt'uno con la città di Reggio Calabria ed i calabresi è sbagliato ed offensivo. Totale è l'apprezzamento arrivato all'ottimo lavoro delle Forze di Polizia da parte di tutte le Istituzioni, nazionali, regionali e locali, in perfetta sintonia con il sentimento della larghissima maggioranza dei calabresi onesti e silenziosi che mai unirebbero la parola pace ad un pluriomicida. Ringraziamo di cuore la Polizia di Stato e la Magistratura per aver catturato uno dei principali "uomini del disonore" calabrese. Da troppi decenni questa gente senza scrupoli, con i soldi e la violenza, impedisce alla Calabria di costruirsi un futuro compiuto e dignitoso e ne distrugge il territorio. Se una richiesta parte oggi dai calabresi è che, insieme a Tegano e ai suoi fiancheggiatori, paghino al più presto il loro salatissimo conto con la società, tutti quei collusi e corrotti, siano essi 'ndranghetisti o falsi uomini delle istituzioni, che hanno avvelenato e avvelenano la Calabria e la vita quotidiana dei calabresi". Questa la dichiarazione di Antonino Morabito, presidente di Legambiente Calabria, commentando il come è rimbalzata sulle agenzie di stampa la notizia del boss Giovanni Tegano che, mentre lasciava gli uffici della Polizia per essere tradotto in carcere insieme ai suoi fiancheggiatori, riceveva da decine di sostenitori del criminale prima timidi applausi, poi la frase pronunciata da una donna: "Tegano uomo di pace" a cui il boss ha risposto con un cenno di saluto.

Carabinieri. Brevi di cronaca

BENESTARE. I carabinieri della Stazione di Careri sono intervenuti in località Varacagli, dove poco prima A. P., 32 anni, agricoltore, in un fondo di sua proprietà, durante l’espianto della radice di un albero ha rinvenuto un proiettile di artiglieria contraerea da 47 mm, inesploso, completamente ossidato e in pessimo stato di conservazione, presumibilmente risalente alla seconda guerra mondiale. Il proiettile è stato posto in sicurezza dall’ artificiere per la successiva distruzione.
CITTANOVA. Durante servizi di controllo del territorio, i carabinieri della locale Stazione hanno arrestato, in flagranza del reato, G. S., 30 anni, disoccupato, con precedenti di polizia. I militari dell’Arma hanno fermato ad un posto di controllo l’autovettura Renault Twingo condotta da F. P., 26 anni, e, nel corso della perquisizione personale, hanno rinvenuto occultate all’interno della fodera del giubbetto di G. S., quattro dosi di cocaina, per un peso complessivo di 3 grammi.
CITTANOVA. Ignoti ladri, dopo avere forzato una finestra, si sono introdotti all’interno dell’ufficio riscossione ticket del locale presidio ospedaliero ed hanno asportato la somma contante di circa 1.110 euro. Indagano i carabinieri della locale Stazione.
ROSARNO. I carabinieri della locale Tenenza sono intervenuti in via Mattia Preti, dove poco prima S. B., ucraino di 33 anni, ha tentato di togliersi la vita lanciandosi dal balcone della propria abitazione sita al primo piano. Fortunatamente, il volo del giovane si è concluso all’interno del cassone dell’autocarro per la raccolta dei rifiuti solidi in transito proprio in quel momento. S. B. non ha riportato alcuna lesione, tuttavia il personale del servizio 118 nel corso della visita ha accertato che l’ucraino era in stato di ebbrezza alcolica.
ROSARNO. Intorno alla mezzanotte, ignoti hanno danneggiato mediante la rottura di vetri e parabrezze, due autovetture con targa bulgara: l’Opel Astra di proprietà di M. T., 32 anni, nato in Bulgaria, bracciante agricolo; la Renault Espace, di proprietà di A. S. K., 30 anni, nato in Bulgaria, bracciante agricolo. Indagano i carabinieri della locale Tenenza.

Giovanna D’Agostino: «Domani davanti la Questura per urlare la nostra voglia di riscatto»

REGGIO CALABRIA: Vorrei congratularmi con gli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria diretta dal dottor Renato Cortese che nella serata di ieri hanno consegnato alla giustizia il boss Giovanni Tegano, latitante dal ‘93 ed incluso nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Sono fiera e felice che giovani ed uomini con sacrificio, coraggio e dedizione abbiano lavorato affinchè simili criminali venissero catturati e la giustizia ripristinata e sanata. Son questi i nostri eroi, coloro che per amore della divisa che indossano e del senso di lealtà e stato che possiedono lavorano per la nostra sicurezza e per la nostra libertà. Son questi gli eroi a cui dobbiamo guardare con ammirazione e a cui dobbiamo dire Grazie. Son questi gli eroi da applaudire ed incoraggiare. Ho provato inquietudine e sdegno per le 5oo persone, seppur parenti ed amici, che hanno accolto con parole di affetto il boss in manette all'uscita della Questura. E' questa la mentalità che ci caratterizza? E' questa la cultura della Calabria? Come si può definire "Uomo di Pace" qualcuno che ha fatto della violenza, del sopruso,dell'ingiustizia il suo potere ed il suo regno? Cosa insegniamo ai piccini e ai giovani che si affacciano curiosi a quel mondo che si chiama "vita"? Hanno offeso non solo il lavoro dei nostri poliziotti ma hanno offeso noi e le nostre dignità. Da calabrese io dissento totalmente da tale infimo e viscido comportamento e mi schiero maggiormente dalla parte della legalità invitando tutti i giovani e i cittadini come me, con un cuore ed un animo puro e alieno da brutture e corruzioni, di trovarsi alle 12 dinanzi la Questura per urlare, lontani dalle logiche partitiche, la nostra voglia di riscatto, dal tagliare le catene che ci legano a condizioni di umiliazioni ed arretratezza ed applaudire chi lavora per noi e con noi affichè la Calabria divenga terra di gente libera e migliore capace di dire di No a chi la vuol tenere sottomessa, povera ed impaurita. Falcone diceva che il silenzio e l'omertà ci rendono complici e mafiosi. Dimostriamo a lui,a Borsellino e a tutti quegli uomini di legge morti per la nostra libertà che il loro sacrificio non è stato vano.
Giovanna D'Agostino
Idv Reggio Calabria

La ‘ndrangheta può essere sconfitta

REGGIO CALABRIA. Le operazioni di questi ultimi giorni confermano ciò che Azione Giovani – Giovane Italia Reggio Calabria dice da anni : il cancro della ‘ndrangheta può essere estirpato dalla nostra terra. La decapitazione quasi contemporanea delle cosche Tegano, Ficara, Latella, Pelle e Morabito è l’ennesimo invito al coraggio e alla speranza che le Forze dell’Ordine e la Magistratura lanciano al nostro popolo. Per questo e per la loro abnegazione senza soste alla causa dello Stato e della libertà li ringraziamo ancora una volta. In queste liete occasioni è, tuttavia, ai partiti e ai cittadini che Azione Giovani rivolge, ancora una volta, il proprio appello. Ai primi, affinchè facciano la loro parte sino in fondo. Approvando in Parlamento le leggi necessarie a punire i mafiosi più in fretta e con pene ancora più severe. Non facendo mancare a chi combatte in trincea risorse e strumenti adeguati a garantire la sicurezza degli uomini in campo e la vittoria nella lotta alla ‘ndrangheta. Espellendo, a livello locale, i troppi dirigenti ed eletti che puzzano di voto mafioso e di sottomissione alle cosche. Che ammutoliscono solo quando c’è da schierarsi contro le ‘ndrine. Che si dileguano quando occorre varare provvedimenti che le colpiscano davvero. Ai cittadini chiediamo, invece, di cogliere i segni del cambiamento in atto. Senza aspettare la politica e i politicanti. Di ribellarsi alle prepotenze mafiose, unendosi a chi, in città come in provincia, si è già organizzato per farlo. Denunciando estorsori ed usurai, sensali e colletti bianchi asserviti alle cosche. Dalla loro definitiva sconfitta passa l’unica possibilità, per i giovani, di avere un futuro, prospero e libero, in questa terra.
Azione Giovani
Giovane Italia
Reggio Calabria

Operazione "Luna piena". La cattura del super latitante Giovanni Tegano

REGGIO CALABRIA. Sono stati gli agenti della Polizia di Stato facenti parte di un “gruppo di lavoro integrato” composto dalla Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile della Questura e dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, a coronamento di impegnative investigazioni supportate da sofisticati presidi tecnologici e coordinate dalla locale Procura Distrettuale Antimafia a localizzare ed arrestare, in località “Batìa” della frazione “Terreti”, il super-latitante della ‘ndrangheta Giovanni Tegano, 70 anni, inserito nell’elenco dei “30” latitanti di massima pericolosità facenti parte del “Programma Speciale di ricerca” stilato dal ministero dell’Interno. Tegano è destinatario di svariate misure coercitive in carcere tutte emesse dal Giudice per Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria. A tali provvedimenti restrittivi cautelari occorre aggiungere una sentenza definitiva passata in giudicato in data 28.06.2003 che ha condannato Tegano alla pena detentiva dell’ergastolo per omicidio doloso, associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione e traffico di armi ed altri gravi reati. Giovanni Tegano, è stato localizzato nel corso di una brillante operazione che ha preso avvio nella tarda mattinata di ieri, attraverso riservati servizi di osservazione e sorveglianza svolti a carico dei suoi fiancheggiatori ed è culminata, nella tarda serata, in un’irruzione effettuata su un gruppo di abitazioni facenti parte di un insediamento abitativo ubicato in località “Batìa” ed, infine, in una perquisizione locale eseguita all’interno di un’abitazione posta al piano terra del civico 11. La frazione “Terreti”, benché facente parte del Comune di Reggio Calabria, è ubicata in una zona pedemontana, alle falde dell’Aspromonte, particolarmente impervia ed insidiosa sul piano operativo. All’atto dell’arresto, il super-latitante è stato trovato in possesso di un marsupio al cui interno era custodita una pistola semiautomatica marca Pietro Beretta modello 950B, calibro 6.35 con matricola abrasa, in perfetto stato d’efficienza, fornita del relativo serbatoio contenente 4 cartucce ed un’ulteriore pallottola inserita nella camera di scoppio. All’interno del marsupio sono stati rinvenuti, inoltre, altri 2 caricatori, ciascuno contenente 7 cartucce dello stesso calibro ed altre 27 cartucce, tutte di calibro 6.35. A seguito di accurata perquisizione personale, infine, il Tegano è stato anche trovato in possesso di un coltello a serramanico di genere vietato occultato sulla persona. Nel corso dell’operazione “Luna piena”, gli agenti della Polstato con in testa il vice questore aggiunto Diego Trotta, hanno tratto in arresto per il reato di procurata inosservanza di pena, poiché trovati all’interno della medesima unità immobiliare, anche Carmine Polimeni, 30 anni, genero di Tegano, Giancarlo Siciliano, 31 anni, Vincenzo Serafino, 45 anni, Giuseppe Morabito, 47 anni, Antonino Morabito, 28 anni, rivelatisi tutti, a vario titolo e con contributi causali diversificati, fiancheggiatori del super latitante. Vincenzo Serafino è stato tratto in arresto anche per violazione della legge sulle armi. Nella sua abitazione sono stati rinvenuti occultati 13 coltelli a serramanico di grandi dimensioni e di genere vietato. L’intero stabile, composto da 2 appartamenti su due piani, nel quale è stato localizzato e catturato Tegano è stato sottoposto a sequestro. In esso è stata rinvenuta una sofisticata attrezzatura di video-sorveglianza collegata a ben 5 microtelecamere abilmente occultate ed installate nei punti d’accesso dell’insediamento abitativo ubicato in località “Batìa”. L’attrezzatura di video-sorveglianza e le 5 microtelecamere sono state rimosse e poste anch’esse sotto sequestro. Tegano è certamente collocabile al vertice dell’omonima consorteria mafiosa operante nel “locale” di ‘ndrangheta di Archi - tristemente noto quartiere ad altissima densità criminale ubicato nella zona nord del capoluogo reggino. Consorteria mafiosa federata a quella, altrettanto nota, “De Stefano”, che prese parte alla seconda guerra di mafia scatenatasi, a seguito dell’uccisione del boss Paolo De Stefano, nell’ottobre del 1985. Nell’ambito di tale conflitto di 'ndrangheta la cosca Tegano si schierò con i De Stefano, dando vita ad un cartello criminale contrapposto a quello dei Condello-Imerti-Serraino, nel corso del quale vennero trucidati numerosi capi storici di entrambi i cartelli mafiosi. I cosiddetti “Teganiani”, profittando di questo vuoto di vertice, assunsero il ruolo di mediatori nella divisione degli interessi economici illegali nel Capoluogo tra i due principali schieramenti, sino a divenire una delle più potenti, temute ed autorevoli ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria. Dopo la notifica dei numerosi provvedimenti restrittivi emessi a suo carico sin dal 1995, Giovanni Tegano è stato associato presso la Casa circondariale di via San Pietro in attesa di essere interrogato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Polstato. Brevi di cronaca

VILLA SAN GIOVANNI. Stamani, in località Acciarello, per cause in corso di accertamento, un incendio ha danneggiato l’autovettura Fiat intestata ad una ditta reggina ed in uso ad un suo dipendente F. C., 33 anni.
REGGIO CALABRIA. Ieri, a Gallico, per cause in corso di accertamento, un incendio ha interessato un capannone di circa 1.000 mq di proprietà di una ditta di autotrasporti di cui è titolare L. G., 27 anni.
REGGIO CALABRIA. Il personale dell’Upgsp ha denunciato il reggino M. C., 70 anni, responsabile di atti osceni in luogo pubblico e porto abusivo di strumenti a punta e taglio e la cittadina nigeriana J. A., 22 anni, per inosservanza all’ordinanza del Sindaco relativa al contrasto alla prostituzione.

Bova Marina. La Dia sequestra beni per circa 8 milioni di euro a Terenzio Antonio D’Aguì

BOVA MARINA. Il personale del Centro operativo Dia di Reggio Calabria, diretto dal colonnello Francesco Falbo, ha sottoposto a sequestro beni ammontanti a circa 8 milioni di euro. Su proposta del procuratore capo Giuseppe Pignatone, il Tribunale ha disposto il sequestro di una impresa operante nel settore della produzione di calcestruzzo, 11 unità immobiliari (fabbricati e terreni), 2 autoveicoli e rapporti bancari, beni tutti riconducibili a Terenzio Antonio D’Aguì (nella foto). Il sequestro scaturisce da complessa attività d’indagine della Dia nell’ambito dell’operazione denominata “Bellu Lavuru”, con la quale, secondo le risultanze del procedimento penale incardinato presso la locale Procura, le cosche denominate “Talia-Vadalà”, operando unitariamente attraverso un organismo comune denominato “base” hanno attivamente partecipato alla gestione ed al controllo, con metodo mafioso, di opere pubbliche afferenti una quota d’appalto per rifacimento della vetusta SS 106 jonica - in particolare della cosiddetta “Variante di Palazzi” - e di lavori per la realizzazione dell’Istituto scolastico “Euclide” di Bova Marina. Tra i soggetti coinvolti nella gestione monopolistica degli appalti pubblici spicca la figura dell’imprenditore Terenzio Antonio D’Aguì - attualmente detenuto presso la Casa circondariale di Catanzaro - che, attraverso la società “D’Aguì Beton srl” di Bova Marina, operante nel settore della produzione di calcestruzzo preconfezionato ed inerti, quale appendice – in un primo momento – delle cosche “Talia-Vadalà” e, successivamente, della cosca “Morabito” di Africo, è riuscita ad accaparrarsi consistenti appalti di forniture di calcestruzzo. I beni riconducibili a Terenzio Antonio D’Aguì, quale “dominus” dell’impresa mafiosa “D’Aguì Beton srl”, sono stati sottoposti a sequestro con procedura d’urgenza con provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, in quanto frutto di attività delittuose nonché di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Le risultanze delle indagini eseguite dalla Dia permettono di evidenziare l’evoluzione storica della ‘ndrangheta che da struttura prettamente rurale diventa, attraverso la costituzione di organismi societari apparentemente leciti, sempre più imprenditrice. L’aspetto che emerge con forza nel quadro indiziario è l’intervento delle organizzazioni ‘ndranghetistiche in grandi opere pubbliche tanto nella fase del movimento terra, del trasporto e fornitura di inerti, che della fornitura di mezzi e manodopera. La misura eseguita dalla Dia ha interessato le quote sociali, l’intero patrimonio aziendale della “D’Aguì Beton srl”, immobili siti anche nei Comuni di Roma e di Crotone, un’autovettura Porsche 911 Carrera, un suv Toyota Rav 4.

Melito Porto Salvo. Arrestato Rocco Morabito, coinvolto nell’operazione “Reale”

MELITO PORTO SALVO. «Finalmente mi avete preso!», ha esclamato Rocco Morabito, 49 anni, commerciate di Bovalino rivolgendosi ai carabinieri che lo hanno sorpreso in via Stadio mentre era in macchina. Morabito, che non era armato e si è lasciato ammanettare senza opporre alcuna resistenza, è stato arrestato intorno alle ore 20 di ieri dai militari dell’Arma del Comando provinciale di Reggio Calabria e della Sezione reggina del Ros. Rocco Morabito, titolare di un negozio di abbigliamento, è figlio del boss Giuseppe, detto ''u tiradrittu'', arrestato nel 2004 dopo una latitanza protrattasi per 12 anni. Giovedì scorso, i carabinieri non avevano potuto eseguire il provvedimento di fermo di indiziato nell’ambito dell’operazione “Reale”, perché il commerciate era da tempo irreperibile.

La Consulta delle professioni sanitarie si rivolge al governatore Scopelliti

IL COORDINATORE regionale della Consulta delle professioni sanitarie della Calabria, Carmelo Laganà si è rivolto al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti chiedendo un incontro “per poter riavviare azioni concrete nel segno di un auspicato rinnovamento e delle aspettative che la Sua ascesa alla massima carica regionale ha generato”. Le 15 professioni sanitarie rappresentate nella Consulta Regionale hanno ben presenti le difficoltà in cui versa il sistema sanitario calabrese, che tuttavia, con la collaborazione di tutti gli attori interessati, dovrà trovare percorsi utili per un tempestivo risanamento. «A tal proposito, - scrive Laganà - rimettiamo alla Sua attenzione, la nostra immediata disponibilità a collaborare per far fronte alle emergenze del settore, fornendoLe ogni elemento utile di nostra competenza. Saremmo ben lieti di incontrarLa per un fattivo confronto sull’analisi dello stato dell’arte e le possibili soluzioni che questa Consulta regionale ipotizza». Il coordinatore regionale, a nome della Consulta, ha formulato al governatore calabrese le più fervide congratulazioni per l’importante successo elettorale ottenuto e gli auguri di buon lavoro a tutti i componenti del nuovo esecutivo regionale.

Catturato dopo 17 anni il boss Giovanni Tegano

REGGIO CALABRIA. Giovanni Tegano, reggino di 70 anni, considerato uno dei boss più blasonati della ‘ndrangheta, è stato catturato ieri sera dagli agenti della squadra mobile. Tegano, inserito nell’elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità del "Programma speciale di ricerca" stilato dal Gruppo integrato interforze, si era dato alla macchia nel 1993. Dal 13 luglio del 1995 le ricerche erano state diramate in campo internazionale. Con l'arresto del boss del quartiere Archi, i poliziotti diretti da Renato Cortese hanno inferto un ulteriore duro colpo alle cosche della ‘ndrangheta. Nella tarda serata gli investigatori hanno fatto irruzione in una abitazione della frazione collinare di Terreti. Nell'appartamento è stato trovato Giovanni Tegano in compagnia di altre persone che non hanno opposto resistenza. I poliziotti hanno provveduto all'identificazione di tutti i presenti e successivamente li hanno arrestati. Tegano deve scontare una condanna all'ergastolo per omicidio ma è destinatario anche di una serie di provvedimenti restrittivi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di armi ed altro. Dopo la notizia dell'arresto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il Capo della polizia Antonio Manganelli. La cattura di Tegano, ha sottolineato Maroni «è il colpo più duro che si potesse infliggere oggi alla ‘ndrangheta essendo il numero uno dei ricercati calabresi».