REGGIO CALABRIA. «
Andate a vedere davanti alla Procura. C'è una sorpresa per il procuratore Pignatone». E' questo il tenore della telefonata giunta la notte scorsa alla centrale operativa della Questura. Subito dopo la telefonata, la polizia ha fatto un controllo ed ha trovato il bazooka. Il lanciarazzi monouso era nascosto sotto un vecchio materasso lasciato nei pressi del Centro direzionale, complesso che ospita anche gli uffici della Dda. L'arma, era innocua perché già utilizzata. Si tratta di un bazooka di fabbricazione slava calibro 64 con una gittata di circa 250 metri. L’arma è molto leggere perché alcune sue parti sono in vetroresina. Una volta inserito il razzo raggiunge un peso di circa 3,7 chilogrammi. Il bazooka è stato rimosso dagli artificieri del Nucleo antisabotaggio della polizia di Stato, i quali hanno avviato l’attività di analisi tecnica sull’arma.

Tra l’altro, sarà oggetto di esami balistici per accertare quando e dove è stato utilizzato. La segnalazione della presenza dell’arma da guerra è partita da un telefono pubblico di via Cardinale Portanova. La colonnina della Telecom è stata posta sotto sequestro. I rilievi sono stati compiuti dagli specialisti del Gabinetto regionale di polizia scientifica. Sul posto è giunto il dirigente della scientifica dottor Antonio Borelli e il funzionario biologo Stefano Loddo. E’ stato deciso di prelevare la colonnina per sottoporla a più approfonditi esami di laboratorio. «
Un messaggio grave ed altamente significativo sul piano criminale». Così gli investigatori definiscono il ritrovamento del bazooka.

Il messaggio, hanno riferito ancora gli investigatori, è chiaro: possiamo colpire il procuratore Pignatone quando e dove vogliamo. Ed il fatto, si aggiunge, che il bazooka, in quanto già usato, non potesse più sparare, non attenua la pericolosità del gesto. La nuova minaccia ad un magistrato reggino, dopo quelle rivolte al procuratore generale Salvatore Di Landro, e ad altri sostituti, è giunta nel giorno in cui polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito una vasta operazione per l'esecuzione di 250 perquisizioni. Un'operazione disposta proprio nell'ambito delle indagini sulle intimidazioni. A ricevere la visita delle forze dell'ordine sono stati i boss della 'ndrangheta, capi delle più importanti cosche del capoluogo e della provincia.




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