REGGIO CALABRIA. Il Sistema sanitario calabrese e reggino in particolare come tutti sanno fa acqua da tutte le parti. Ciò che è veramente insensato sono i provvedimenti assunti in tale materia dalle classi politiche dirigenti .Queste invece di agire con oculatezza creando un sistema di taglio alle plurime e notevoli sacche di sprechi o definiamole in modo più appropriato veri e propri sistemi di arricchimento illecito, invece di proporre un servizio rapido e qualitativo da offrire alla cittadinanza, sono più preoccupate nell'assestare a tale sistema un ulteriore colpo di mannaia. Costoro si sentono impegnati principalmente in ottica di mantenimento degli equilibri di bilancio a discapito di tutto e di tutti ed a discapito della salute pubblica, in particolare degli anziani e delle classi meno abbienti. Tutto il premesso calza a pennello su ciò che avverrà da lunedi 20/09/2010 ai poveri reggini che recandosi in ospedale dovranno sobbarcarsi ad una prenotazione per poter eseguire un qualsiasi esame ematologico (le semplici analisi), per decisione del nuovo commissario dell'Azienda ospedaliera territoriale dottor Bellinvia, che invece di incentivare il numero delle prestazioni eseguibili dalla struttura pubblica, specialmente in ordine alle difficoltà derivanti dal blocco delle prestazioni in regime di convenzione da parte delle strutture private convenzionate, applica decisioni a dir poco strampalate, che obbligheranno il povero cittadino utente, in caso di malattia a doversi sobbarcare un notevole onere economico finanziario, per effettuare gli esami a pagamento, almeno chi sarà in grado di farlo. Chi invece, non in grado di fronteggiare tali spese, sarà costretto a rischiare la propria pelle, alla faccia di un sistema salute rapido, qualitativo, funzionale ed uguale per tutti come con sole parole il governo regionale ci sta propinando con continue operazioni di marketing. Quello che lascia perplessi e sbigottiti è il fatto che le malattie non procedono a prenotazioni, anche se questo importa poco ai tanti giullari della politica calabrese, impantanati più in situazioni folcloristiche che non ad effettuare veri e propri tagli su spese esorbitanti sanitarie e non, comprese quelle derivanti da nomine a direttori generali, a dirigenti di 1° livello, a quelle derivanti dai propri lauti stipendi. Da un lato si applica il budget per le strutture private, quasi fosse colpa delle stesse strutture tale sforamento e non a libere scelte della cittadinanza, dall'altro invece di incentivare il pubblico si riduce l'offerta, sembra la situazione della gonna troppo corta. Amministrare dovrebbe essere sinonimo di oculatezza e di responsabilità, non di pressapochismo a danno della salute dei poveri ammalati. I responsabili di tali decisioni dovrebbero fare mente locale garantendo il diritto alla salute per ogni cittadino, come riportato nella nostra Costituzione. Non si può creare una sanità a doppio scomparto, di 1° livello per chi è in grado di affrontare spese onerose, a scartamento ridotto per anziani disabili e classi meno abbienti spesso e volentieri non in grado di poter far fronte economicamente a costi di qualsiasi tipo. Queste determinazioni insulse ed inconsulte figlie di un sistema verticistico, non fanno altro che ampliare lo scontro e le differenze sociali, penalizzando ancor di più chi è costretto a richiedere sostegno a causa del proprio stato di sofferenza e di malattia. Spero che la ragionevolezza e l'amore per il prossimo alla fine possano prevalere portando a recedere da tali decisioni assurde ed incomprensibili chi di dovere, pur con tutta la disponibilità alla primaria ragion di stato derivante dall'equilibrio di bilancio e dal piano di rientro.Informazioni personali
- Pino d'Amico
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sabato 18 settembre 2010
ZIMBALATTI (Pd): «Sanità sempre più in ambasce, di male in peggio»
REGGIO CALABRIA. Il Sistema sanitario calabrese e reggino in particolare come tutti sanno fa acqua da tutte le parti. Ciò che è veramente insensato sono i provvedimenti assunti in tale materia dalle classi politiche dirigenti .Queste invece di agire con oculatezza creando un sistema di taglio alle plurime e notevoli sacche di sprechi o definiamole in modo più appropriato veri e propri sistemi di arricchimento illecito, invece di proporre un servizio rapido e qualitativo da offrire alla cittadinanza, sono più preoccupate nell'assestare a tale sistema un ulteriore colpo di mannaia. Costoro si sentono impegnati principalmente in ottica di mantenimento degli equilibri di bilancio a discapito di tutto e di tutti ed a discapito della salute pubblica, in particolare degli anziani e delle classi meno abbienti. Tutto il premesso calza a pennello su ciò che avverrà da lunedi 20/09/2010 ai poveri reggini che recandosi in ospedale dovranno sobbarcarsi ad una prenotazione per poter eseguire un qualsiasi esame ematologico (le semplici analisi), per decisione del nuovo commissario dell'Azienda ospedaliera territoriale dottor Bellinvia, che invece di incentivare il numero delle prestazioni eseguibili dalla struttura pubblica, specialmente in ordine alle difficoltà derivanti dal blocco delle prestazioni in regime di convenzione da parte delle strutture private convenzionate, applica decisioni a dir poco strampalate, che obbligheranno il povero cittadino utente, in caso di malattia a doversi sobbarcare un notevole onere economico finanziario, per effettuare gli esami a pagamento, almeno chi sarà in grado di farlo. Chi invece, non in grado di fronteggiare tali spese, sarà costretto a rischiare la propria pelle, alla faccia di un sistema salute rapido, qualitativo, funzionale ed uguale per tutti come con sole parole il governo regionale ci sta propinando con continue operazioni di marketing. Quello che lascia perplessi e sbigottiti è il fatto che le malattie non procedono a prenotazioni, anche se questo importa poco ai tanti giullari della politica calabrese, impantanati più in situazioni folcloristiche che non ad effettuare veri e propri tagli su spese esorbitanti sanitarie e non, comprese quelle derivanti da nomine a direttori generali, a dirigenti di 1° livello, a quelle derivanti dai propri lauti stipendi. Da un lato si applica il budget per le strutture private, quasi fosse colpa delle stesse strutture tale sforamento e non a libere scelte della cittadinanza, dall'altro invece di incentivare il pubblico si riduce l'offerta, sembra la situazione della gonna troppo corta. Amministrare dovrebbe essere sinonimo di oculatezza e di responsabilità, non di pressapochismo a danno della salute dei poveri ammalati. I responsabili di tali decisioni dovrebbero fare mente locale garantendo il diritto alla salute per ogni cittadino, come riportato nella nostra Costituzione. Non si può creare una sanità a doppio scomparto, di 1° livello per chi è in grado di affrontare spese onerose, a scartamento ridotto per anziani disabili e classi meno abbienti spesso e volentieri non in grado di poter far fronte economicamente a costi di qualsiasi tipo. Queste determinazioni insulse ed inconsulte figlie di un sistema verticistico, non fanno altro che ampliare lo scontro e le differenze sociali, penalizzando ancor di più chi è costretto a richiedere sostegno a causa del proprio stato di sofferenza e di malattia. Spero che la ragionevolezza e l'amore per il prossimo alla fine possano prevalere portando a recedere da tali decisioni assurde ed incomprensibili chi di dovere, pur con tutta la disponibilità alla primaria ragion di stato derivante dall'equilibrio di bilancio e dal piano di rientro.
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