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mercoledì 29 settembre 2010

SAN LUCA. Celebrata a Polsi la festa del patrono della polizia di Stato

SAN LUCA. Sommerso dal lussureggiante e incontaminato verde dell’Aspromonte più selvaggio, silente e affascinate sorge il Santuario di Polsi. Qui, il culto mariano non ha tempo e si intreccia con liturgie folcloriche senza età. In questo incomparabile scenario di fede si è svolta quest’oggi la cerimonia in onore di San Michele Arcangelo, patrono della polizia di Stato, organizzata dalla Questura di Reggio Calabria. Alla cerimonia ha partecipato il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, secondo il quale ''anche l'iniziativa organizzata a Polsi è la conferma di quanto il Governo sta producendo per il rispetto della legalità, che è precondizione per qualsiasi ipotesi di sviluppo. La prima cosa da fare, naturalmente, è estirpare sicuramente le infiltrazioni della malavita organizzata. Deve finire, in particolare, la profanazione da parte della 'ndrangheta di questi territori. La scommessa è alta e per vincerla lo Stato utilizzerà al massimo beni mobili e immobili confiscati che rappresentano il momento fondamentale per sconfiggere definitivamente la mafia''. Secondo il questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, ''il messaggio che scaturisce dalla celebrazione di Polsi è rivolto soprattutto ai giovani, che vogliono sicuramente fare una vita nuova. Siamo qui insieme alla Chiesa per fare quadrato attorno ad un luogo sacro che tale deve rimanere''. La messa è stata celebrata dal vescovo di Locri, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini e concelebrata dal rettore del Santuario don Pino Stragio e dal cappellano della Polstato, don Nuccio Cannizzaro. Secondo monsignor Morosini ''San Michele Arcangelo è il portabandiera di coloro i quali restano fedeli al Signore ed hanno la possibilità di vincere il drago del male e renderlo inoffensivo. Il credente che si sforza di fare una lettura di fede della storia sa che tutto ciò che si vive oggi deve essere ancora iscritto nell'ambito della stessa lotta tra il bene e il male. Una lotta segna anche la nostra storia. Nello scegliere San Michele come patrono della polizia di Stato certamente hanno influito i valori che questo nome richiama. Sono i valori da tutti accettabili dell'assolutezza e del primato del bene e della lealtà nei confronti delle istituzioni che tale bene promuovono. Una verità questa, totalmente e radicalmente contraria a chi giura su questa immagine nei riti di iniziazione di alcune associazioni criminali. Un uso distorto e vergognoso della religione che non ci stancheremo mai di condannare e dal quale vogliamo si allontanino i nostri giovani. La vostra missione è servizio ai cittadini che si riconoscono nello Stato, ne riconoscono l'autorità ed hanno fiducia nelle sue istituzioni. A noi non interessa se oggi qui avvengono altri raduni. Io non bloccherò mai l'attività religiosa che si svolge nel Santuario di Polsi per paura che qui avvengano tali incontri o per protestare contro di essi. Ne' impronterò mai la condanna del crimine allo stile delle piazze e spesso dei media''. Alla celebrazione hanno partecipato anche il vice capo vicario della polizia Nicola Izzo, il prefetto Mario Marcone direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, il procuratore aggiunto della Dda reggina Ottavio Sferlazza, i procuratori capo di Locri e Palmi, Giuseppe Carbone e Giuseppe Creazzo, il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Guido Leone, il rettore dell’Università Mediterranea, Massimo Giovannini e dell’Università per Stranieri, Salvatore Berlingò, il presidente di Riferimenti, Adriana Musella e le più alte autorità civili e militari della provincia. Presenti anche rappresentanze studentesche della Locride e molti sindaci dei Comuni della provincia, tra cui i primi cittadini di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa e San Luca, Sebastiano Giorgi.

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