REGGIO CALABRIA. «
Quell’auto con all’interno armi, esplosivo e passamontagna, fatta ritrovare nelle adiacenze del percorso presidenziale era solo una messa in scena». Lo ha riferito il procuratore capo Giuseppe Pignatone nel corso della conferenza stampa relativa all’operazione “Piccolo Carro” che ha portato al fermo di Demetrio Domenico Praticò. Il tutto sarebbe servito a Giovanni Ficara per creare un canale informativo con l’Arma contro il cugino Pino Ficara. La fonte confidenziale, infatti, aveva riferito che quell’auto e soprattutto il suo contenuto sarebbero serviti a Pino Ficara per delle spedizioni estorsive. Le indagini, condotte dai carabinieri del Comando provinciale e dal Ros, coordinate dalla Dda reggina, hanno smascherato il progetto della cosca “Ficara-Latella”, dopo la ‘spaccatura’ interna alla ‘ndrina, con la conseguente contrapposizione di due figure di vertice quali, secondo gli inquirenti, risultano essere i due cugini Giovanni e Pino Ficara. Gli accertamenti tecnici, compiuti dai carabinieri del Sis di Reggio Calabria e del Ris di Messina, hanno provato che il materiale ritrovato all’interno della Fiat Marea era inefficiente.

Le armi erano scarsamente efficaci, l’esplosivo di basso potenziale, i passamontagna mai utilizzati ed, inoltre, l’autovettura era stata accuratamente ripulita da mani esperte, tanto che gli specialisti dell’Arma non hanno rilevato impronte digitali e tracce organiche. Gli investigatori hanno svelato che a riferire ai carabinieri della presenza dell’auto era stato Giovanni Zumbo. Dall’attività investigativa è emerso che quest’ultimo era in grado di fornire ai clan informazioni dettagliate sui contenuti delle informative dell’Arma. Proprio su questo sconcertate punto le indagini sono ancora in corso. «
Non sappiamo per conto di chi agiva Zumbo e chi era il suo informatore. – ha detto il procuratore Pignatone –
Un fatto gravissimo perché quel tipo di notizie riservate possono essere stata riferite da appartenenti ad apparati dello Stato». E’ questo l’inquietante interrogativo a cui si cerca di dare risposte. I servizi segreti e altre forze di polizia hanno escluso di avere avuto rapporti con Zumbo. Sventato il disegno il disegno criminale di accreditarsi quali informatori dei carabinieri, le indagini proseguono per dare un nome e un volto alla “confidente” della ‘ndrangheta.
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