REGGIO CALABRIA. Eccellenza Reverendissima, Capitolo metropolitano, presbiteri, religiosi e religiose, fratelli in Cristo, concittadini, da quasi cinque secoli questa città suole rivolgersi alla sua Patrona, Maria Santissima della Consolazione, implorandole sostegno nei momenti di difficoltà. Ci ritroviamo ai piedi dell’altare della nostra Basilica Cattedrale per rinnovare un atto di fede, un impegno solenne assunto dai nostri avi e sempre garantito da quanti, nel corso del tempo, hanno governato la Città. Oggi, come cristiano, come capo della Civica amministrazione e come cittadino mi sento particolarmente orgoglioso di donare il cero votivo alla Madonna, che consideriamo guida illuminata in questo nostro cammino terreno. Siamo qui, per offrire il rinnovato impegno, le speranze dei nostri giovani, la fatica del nostro cammino, l'urgenza di portare a termine il compito affidatoci, la necessità di individuare nuovi percorsi e il coraggio di intraprenderli. Reggio vive una fase controversa della sua storia, segnata da vicende complesse e da contraddizioni che caratterizzano la vita politico – amministrativa, la realtà sociale, il tessuto economico e produttivo. In questo nostro gesto, formulato nel momento in cui la comunità cattolica reggina si rivolge alla Vergine, avvertiamo il peso delle responsabilità. E proprio per questo, con spirito di rinnovata carità cristiana e fiducia nelle capacità dell’uomo, riponiamo in Maria la nostra fede e le nostre speranze. Proprio a Reggio, crocevia delle civiltà greca e romana, duemila anni fa Paolo di Tarso accese la fiaccola del cristianesimo che poi illuminò il processo di evangelizzazione di tutta la Calabria. In quelle radici ed in quei valori dobbiamo riconoscerci caratterizzando le nostre quotidiane azioni di amministratori e di cittadini. La società post moderna, che sotto gli effetti della globalizzazione continua a perdere valori autentici che prima aggregavano e che sembra riportarci alle antiche divisioni tra popoli e culture, trova il suo collante nel sentimento della paura alimentata da fondamentalismi, dalle logiche disumane del capitalismo finanziario, dal terrorismo, da fenomeni degenerativi prodotti dalla criminalità organizzata. Di fronte a vecchie e nuove paure, nel cittadino globale incomincia a venir meno la convinzione che l’antidoto contro gli effetti devastanti della società amorfa sia l’individualismo. Cresce dunque la voglia di stare insieme, di una nuova rigenerazione sociale in cui pubblico e privato ritrovino finalmente l’impegno collettivo per condividere i problemi della gente. Dall’inizio di questo 2010, Reggio è tornata alla ribalta nazionale per episodi che, nei decenni precedenti, l’avevano caratterizzata in negativo. Ci domandiamo il perché di questo ritorno al passato, di questo attacco frontale alle istituzioni democratiche ed ai suoi uomini più rappresentativi. Dall’analisi dei fatti, credo che noi tutti abbiamo il dovere di un approfondito esame di coscienza. Iniziando dalla politica, da chi, ottenendo il consenso popolare, è stato chiamato al governo della cosa pubblica. Le forze dell’antistato approfittano delle divisioni per destabilizzare, per insediarsi nei centri decisionali della vita socio – economica ed amministrativa della città. “Solo il dissenso produce la divisione”, scriveva Sant’Agostino quasi a ricordarci che ,lo scopo della politica dovrebbe essere quello di realizzare un modello sociale in cui la giustizia e l’eguaglianza ispirino le azioni di tutti gli uomini. Le precipitazioni atmosferiche dei giorni scorsi ci hanno posto davanti ai drammi della gente, vittima non solo della natura, ma anche delle omissioni di chi è deputato a governare il territorio. Nella vita di Reggio c’è un lungo elenco di priorità, nel quale, tra l’altro, troviamo nuove povertà, un diffuso disagio sociale, la potenza economia e militare della ‘ndrangheta, le scarse possibilità di lavoro per i giovani, il precariato che produce nuove sacche di disoccupazione, la difficile integrazione di quanti appartengono ad altre culture e di chi, invece, per sua scelta o per emarginazione è costretto a vivere da disadattato. Sono tutti temi che dobbiamo affrontare con coraggio e senza subdole promesse. Per aggredirli, però, la sola politica non basta. Così come non può bastare l’encomiabile attività della magistratura e delle forze dell’ordine, ai quali va tutta la nostra gratitudine, impegnati nella lotta a qualsiasi forma di criminalità, nell’efficace aggressione ai patrimoni accumulati illecitamente e nell’assicurare la sicurezza del territorio e dei cittadini. Penso che, insieme al “comitato di sicurezza” della nostra prefettura,abilmente coordinata da S.E. Luigi Varratta, dovremmo creare il “comitato dell’educazione”: una task force che analizzi i fatti e che proponga e realizzi interventi mirati alla “costruzione” del cittadino, a partire dai bambini, fino agli anziani. Un processo di formazione integrale ed integrata che non può essere appannaggio esclusivo di una singola agenzia educativa. Solo così vinceremo quella cultura mafiosa che, come epidemia letale, ci infetta fin dalla tenera età. Qualche giorno fa, mi è stato chiesto il tema di fondo per questa festa. Alla domanda ho risposto senza titubanze: la speranza! Deponendo il cero votivo è quanto mi sento di chiedere alla nostra Patrona: quella speranza che muove i nostri passi, nonostante la fatica dell’ incomprensione e della solitudine. Quella speranza che ci apre ad un discernimento creativo, chiamandoci a cooperare tra lavoro e festa -come si diceva al convegno pastorale diocesano - all’armonica creazione del Dio che ama facendo, e che per amore e con amore fa. Quella speranza che riempie tempi e spazi del nostro vivere comune e ci sospinge a “riprendere a crescere”, come si legge nel documento preparatorio alla 46a Settimana Sociale dei Cattolici, che avremo l’onore di ospitare dal 14 al 17 ottobre. Grazie alla significativa scelta della CEI di dedicare il decennio al tema dell’educazione avremo modo infatti di tradurre questa speranza, anche a livello locale, in atti di solidarietà, convinti che ogni azione educativa nasca anche dall’esercizio autentico ed intelligente della carità, perché come la dottrina della Chiesa ci insegna e Lei Eccellenza più volte ci ha ripetuto: “non si può crescere, vivere, esercitare la speranza se non si vivono la fede e la carità”. Il politico cristiano deve operare con spirito di servizio, evitando l’uso strumentale e personale del mandato popolare. Benedetto XVI, nel settembre dello scorso anno, in un viaggio pastorale all’estero, ricordando San Venceslao, patrono della Repubblica Ceca, ha sostenuto che “servono politici credenti e credibili. Dediti non al proprio interesse, ma al bene comune”. Noi cristiani, noi cattolici impegnati in politica non possiamo rimanere impantanati nell’egoismo personale o nella logica partitica che mira a demonizzare l’avversario, a neutralizzarlo anziché tentare di percorrere tratti di strada assieme per realizzare quel bene comune che tutti, ahinoi a parole, affermiamo di perseguire. Nel Vangelo dell’apostolo Luca troviamo una parabola di Gesù destinata “ad alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri”. E’ con questo anelito che con fede rinnovata invochiamo, nel difficile oggi del nostro mandato , Maria, madre di Dio, Maria Madre del popolo reggino, prega per noi. Informazioni personali
- Pino d'Amico
- SCILLA, Reggio Calabria, Italy
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martedì 14 settembre 2010
FESTA MADONNA. Il discorso del sindaco Giuseppe Raffa
REGGIO CALABRIA. Eccellenza Reverendissima, Capitolo metropolitano, presbiteri, religiosi e religiose, fratelli in Cristo, concittadini, da quasi cinque secoli questa città suole rivolgersi alla sua Patrona, Maria Santissima della Consolazione, implorandole sostegno nei momenti di difficoltà. Ci ritroviamo ai piedi dell’altare della nostra Basilica Cattedrale per rinnovare un atto di fede, un impegno solenne assunto dai nostri avi e sempre garantito da quanti, nel corso del tempo, hanno governato la Città. Oggi, come cristiano, come capo della Civica amministrazione e come cittadino mi sento particolarmente orgoglioso di donare il cero votivo alla Madonna, che consideriamo guida illuminata in questo nostro cammino terreno. Siamo qui, per offrire il rinnovato impegno, le speranze dei nostri giovani, la fatica del nostro cammino, l'urgenza di portare a termine il compito affidatoci, la necessità di individuare nuovi percorsi e il coraggio di intraprenderli. Reggio vive una fase controversa della sua storia, segnata da vicende complesse e da contraddizioni che caratterizzano la vita politico – amministrativa, la realtà sociale, il tessuto economico e produttivo. In questo nostro gesto, formulato nel momento in cui la comunità cattolica reggina si rivolge alla Vergine, avvertiamo il peso delle responsabilità. E proprio per questo, con spirito di rinnovata carità cristiana e fiducia nelle capacità dell’uomo, riponiamo in Maria la nostra fede e le nostre speranze. Proprio a Reggio, crocevia delle civiltà greca e romana, duemila anni fa Paolo di Tarso accese la fiaccola del cristianesimo che poi illuminò il processo di evangelizzazione di tutta la Calabria. In quelle radici ed in quei valori dobbiamo riconoscerci caratterizzando le nostre quotidiane azioni di amministratori e di cittadini. La società post moderna, che sotto gli effetti della globalizzazione continua a perdere valori autentici che prima aggregavano e che sembra riportarci alle antiche divisioni tra popoli e culture, trova il suo collante nel sentimento della paura alimentata da fondamentalismi, dalle logiche disumane del capitalismo finanziario, dal terrorismo, da fenomeni degenerativi prodotti dalla criminalità organizzata. Di fronte a vecchie e nuove paure, nel cittadino globale incomincia a venir meno la convinzione che l’antidoto contro gli effetti devastanti della società amorfa sia l’individualismo. Cresce dunque la voglia di stare insieme, di una nuova rigenerazione sociale in cui pubblico e privato ritrovino finalmente l’impegno collettivo per condividere i problemi della gente. Dall’inizio di questo 2010, Reggio è tornata alla ribalta nazionale per episodi che, nei decenni precedenti, l’avevano caratterizzata in negativo. Ci domandiamo il perché di questo ritorno al passato, di questo attacco frontale alle istituzioni democratiche ed ai suoi uomini più rappresentativi. Dall’analisi dei fatti, credo che noi tutti abbiamo il dovere di un approfondito esame di coscienza. Iniziando dalla politica, da chi, ottenendo il consenso popolare, è stato chiamato al governo della cosa pubblica. Le forze dell’antistato approfittano delle divisioni per destabilizzare, per insediarsi nei centri decisionali della vita socio – economica ed amministrativa della città. “Solo il dissenso produce la divisione”, scriveva Sant’Agostino quasi a ricordarci che ,lo scopo della politica dovrebbe essere quello di realizzare un modello sociale in cui la giustizia e l’eguaglianza ispirino le azioni di tutti gli uomini. Le precipitazioni atmosferiche dei giorni scorsi ci hanno posto davanti ai drammi della gente, vittima non solo della natura, ma anche delle omissioni di chi è deputato a governare il territorio. Nella vita di Reggio c’è un lungo elenco di priorità, nel quale, tra l’altro, troviamo nuove povertà, un diffuso disagio sociale, la potenza economia e militare della ‘ndrangheta, le scarse possibilità di lavoro per i giovani, il precariato che produce nuove sacche di disoccupazione, la difficile integrazione di quanti appartengono ad altre culture e di chi, invece, per sua scelta o per emarginazione è costretto a vivere da disadattato. Sono tutti temi che dobbiamo affrontare con coraggio e senza subdole promesse. Per aggredirli, però, la sola politica non basta. Così come non può bastare l’encomiabile attività della magistratura e delle forze dell’ordine, ai quali va tutta la nostra gratitudine, impegnati nella lotta a qualsiasi forma di criminalità, nell’efficace aggressione ai patrimoni accumulati illecitamente e nell’assicurare la sicurezza del territorio e dei cittadini. Penso che, insieme al “comitato di sicurezza” della nostra prefettura,abilmente coordinata da S.E. Luigi Varratta, dovremmo creare il “comitato dell’educazione”: una task force che analizzi i fatti e che proponga e realizzi interventi mirati alla “costruzione” del cittadino, a partire dai bambini, fino agli anziani. Un processo di formazione integrale ed integrata che non può essere appannaggio esclusivo di una singola agenzia educativa. Solo così vinceremo quella cultura mafiosa che, come epidemia letale, ci infetta fin dalla tenera età. Qualche giorno fa, mi è stato chiesto il tema di fondo per questa festa. Alla domanda ho risposto senza titubanze: la speranza! Deponendo il cero votivo è quanto mi sento di chiedere alla nostra Patrona: quella speranza che muove i nostri passi, nonostante la fatica dell’ incomprensione e della solitudine. Quella speranza che ci apre ad un discernimento creativo, chiamandoci a cooperare tra lavoro e festa -come si diceva al convegno pastorale diocesano - all’armonica creazione del Dio che ama facendo, e che per amore e con amore fa. Quella speranza che riempie tempi e spazi del nostro vivere comune e ci sospinge a “riprendere a crescere”, come si legge nel documento preparatorio alla 46a Settimana Sociale dei Cattolici, che avremo l’onore di ospitare dal 14 al 17 ottobre. Grazie alla significativa scelta della CEI di dedicare il decennio al tema dell’educazione avremo modo infatti di tradurre questa speranza, anche a livello locale, in atti di solidarietà, convinti che ogni azione educativa nasca anche dall’esercizio autentico ed intelligente della carità, perché come la dottrina della Chiesa ci insegna e Lei Eccellenza più volte ci ha ripetuto: “non si può crescere, vivere, esercitare la speranza se non si vivono la fede e la carità”. Il politico cristiano deve operare con spirito di servizio, evitando l’uso strumentale e personale del mandato popolare. Benedetto XVI, nel settembre dello scorso anno, in un viaggio pastorale all’estero, ricordando San Venceslao, patrono della Repubblica Ceca, ha sostenuto che “servono politici credenti e credibili. Dediti non al proprio interesse, ma al bene comune”. Noi cristiani, noi cattolici impegnati in politica non possiamo rimanere impantanati nell’egoismo personale o nella logica partitica che mira a demonizzare l’avversario, a neutralizzarlo anziché tentare di percorrere tratti di strada assieme per realizzare quel bene comune che tutti, ahinoi a parole, affermiamo di perseguire. Nel Vangelo dell’apostolo Luca troviamo una parabola di Gesù destinata “ad alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri”. E’ con questo anelito che con fede rinnovata invochiamo, nel difficile oggi del nostro mandato , Maria, madre di Dio, Maria Madre del popolo reggino, prega per noi.
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