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martedì 10 agosto 2010

‘NDRANGHETA. La Dia sequestra beni per 1,5 milioni di euro a Francesco Stilo

AFRICO NUOVO. A seguito dell’emissione di un provvedimento emesso dal Tribunale – sezione misure di prevenzione di Reggio Calabria, previa richiesta del procuratore distrettuale Giuseppe Pignatone, personale del Centro operativo Dia di Reggio Calabria ha sottoposto a sequestro due società e numerosi fondi agricoli nella disponibilità di Francesco Stilo, 55 anni, nato a Bova Marina, in atto detenuto in carcere. Stilo è ritenuto essere un elemento di spicco della consorteria criminale, operante nella fascia ionica della provincia reggina, denominata cosca “Morabito – Bruzzaniti – Palamara”, capeggiata dal ben più noto Giuseppe Morabito, alias “Tiraddritto”, attualmente detenuto e legato a Francesco Stilo da vincoli di sangue in quanto quest’ultimo ne ha sposato una figlia. Stilo risulta essere stato condannato lo scorso mese di giugno a nove anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafiosa per aver fatto parte delle cosche “Morabito – Bruzzaniti – Palamara”, cosca “Maisano” – cosca ”Vadala’”, cosca “Talia” (queste ultime due tra loro federate mediante apposito organismo direttivo denominato “Base”), operanti nella zona ionica della provincia di Reggio Calabria, ma anche in altre località del territorio nazionale dall’aprile 2006 al 9 giugno 2008. Risulta inoltre destinatario di Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Reggio Calabria il 20.6.2008 per il reato di associazione mafiosa per il quale è stato condannato. Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria con ordinanza del 7 agosto 2008 ha confermato l’Ordinanza del giugno 2008 mentre con successivo provvedimento del 16 luglio 2008 ha confermato il decreto di sequestro probatorio, emesso nell’ambito del procedimento penale scaturito dall’operazione “Bellu lavuru”, condotta dai militari dell’Arma dei carabinieri, riguardo infiltrazione mafiose sui lavori ed appalti pubblici relativi alla Statale 106, cosiddetta “variante di Palizzi”. A seguito di una lunga e complessa serie di accertamenti patrimoniali svolti dalla Dia reggina, su delega della locale Dda e compendiati in una esaustiva proposta di misura di prevenzione – è stato ricostruito in modo certosino il complesso dei beni riconducibile a Stilo, sulla scorta dei quali il locale Tribunale ha emesso il provvedimento ablativo. In particolare gli accertamenti avrebbero comprovato che la società “Imc di Costantino Stilo & C. snc” con sede in Africo era gestita di fatto da Francesco Stilo (che non figurava nella compagine societaria dove risultavano due prestanome) definito nel provvedimento del Tribunale come il dominus assoluto della medesima, qualificata come “impresa mafiosa” in quanto rappresentante una “articolazione imprenditoriale della cosca Morabito – Bruzzaniti – Palamara, attraverso la quale la predetta cosca aveva ottenuto dalla società Condotte d’Acqua spa, il subappalto, per un importo di 7.400.000 euro, relativo alla fornitura di calcestruzzo necessario per realizzare la variante dell’abitato di Palizzi della Statale 106 ionica.” Lo stesso organo giudicante ha ravvisato, inoltre, l’esistenza di una notevole sperequazione tra i beni nella disponibilità del proposto, le sue attività svolte ed i redditi ufficialmente dichiarati. In dettaglio il provvedimento di sequestro ha interessato:
· capitale sociale e patrimonio aziendale dell’ impresa “Imc di Costantino Stilo & C. snc” con sede in contrada Maglie di Africo Nuovo, operante nel settore produzione calcestruzzo;
· un’azienda agricola con sede a Bianco;
· terreni per un’estensione di circa 10 ettari, coltivati ad agrumeto ed uliveto.
Il tutto per un valore quantificabile complessivamente in circa 1,5 milioni di euro. Nell’ambito degli accertamenti patrimoniali delegati dalla locale Dda relativamente a tutti i soggetti coinvolti nell’operazione “Bellu lavuru”, il Centro operativo Dia di Reggio Calabria ha sottoposto a sequestro sinora complessivamente aziende, beni mobili ed immobili nonché disponibilità finanziarie per un valore di circa 11 milioni di euro (oltre a Francesco Stilo sono stati colpiti da analoghi provvedimenti ablativi Mario Domenico Mauro cl. ‘59, Giuseppe Maisano cl. ‘55, Terenzio D’Aguì cl. ‘61 e Domenico Morabito cl. ‘75).

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