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sabato 21 agosto 2010

LOCRI. Ravanese: «Ecco perché mantenere in vita il polo universitario»

LOCRI. Nei giorni scorsi, è apparso sul settimanale d’informazione “La Riviera”, un articolo nel quale un docente universitario di Firenze, in vacanza nel comprensorio locrideo, sosteneva l’inutilità di una sede universitaria a Locri. In merito a questo articolo, in qualità di rappresentante, mi sento in dovere di esprimere le ragioni di “utilità” che una sede universitaria, ha avuto, e potrebbe avere per la Locride. Speriamo inoltre, che la stessa possa essere strutturata come ulteriore invito ai politici regionali e locali, sul PERCHE’ mantenere in vita il polo universitario di Locri. Mi preme sottolineare innanzi tutto, che anche comprendendo le motivazioni enunciate dal Docente, non mi sento di condividerle. La cultura, rimane infatti per me, giovane di un territorio bistrattato dall’opinione pubblica nazionale, l’unica ancora di salvezza per il baratro sociale in cui versa il nostro futuro. Sicuramente la sede di Locri, non gode di un’attrattiva preminente rispetto ad altre sedi universitarie, tuttavia va ricordato, come la stessa sede, per un solo Corso di Laurea triennale in Servizio Sociale, ha al suo attivo 400 iscritti. Nell’ultima annualità ha persino raggiunto 160 pre-immatricolazioni risultando uno dei corsi percentualmente più attrattivi dell’Ateneo Messinese. Va anche ricordato, come troppo superficialmente detto, che la preparazione fornita dai docenti nella sede di Locri, non può essere classificata di serie C. I docenti che hanno prestato servizio, oltre che ad essere incardinati nella Facoltà di Scienze Politiche di Messina, (essendo quindi docenti di ruolo a contratto, e non prettamente ricercatori), risultano essere allo stato attuale, docenti di alto livello nazionale ed internazionale. Docenti che svolgono la propria opera formativa non solo a Locri o a Messina, bensì anche in varie Università italiane ed estere. Tuttavia, ciò potrebbe bastare per dare una valida base curriculare alla sede Locrese, ma non a giustificarne i motivi di una sua esistenza. Detti motivi infatti, ricadono particolarmente su un investimento sociale, di sviluppo culturale che solo una sede Universitaria potrebbe innescare. Sono infatti 300 i giovani che finora si sono laureati a Locri, la maggior parte di essi lavora, alcuni anche al Nord, ed alcuni ricoprono anche ruoli dirigenziali, proprio a smentire la tesi per la quale, “un prodotto pagato poco vale poco”. Più che altro, perché il docente in questione mi insegnerà, non sono tanto i professori a “riempire le menti” quanto gli studenti “ad aprirle impegnandosi nello studio”. Sicuramente la sede di Locri, per strutture, per humus sociale, per attrattiva, non sarà tra le primi in Italia. Però a mio giudizio, lo è per gli studenti che decidono di intraprendere un cammino universitario, in un ramo sociale, in casa propria. Locri ha degli studenti di serie A. Studenti che lavorano, studenti con figli, famiglia, pendolari. Studenti che sono stati presi in giro per anni dai politici, ma hanno lottato, continuando a studiare e a lavorare, per mantenere in vita una risorsa culturale non solo per loro stessi ma anche per i loro figli. Studenti, giovani, che amano la cultura, che amano la propria terra, e che grazie all’Università, hanno capito quanto possa essere importante, garantire una formazione culturale a chi altrimenti non potrebbe permettersela. Si parla tanto di costi, ma intanto nella Locride, continuano a sorgere Università private mentre l’unica pubblica – statale viene chiusa, nel silenzio quasi generale di tutti. Ricordiamo, che in un territorio dove chiunque, può parlare di tutto, nel 2005 molti politici, su un palco a Locri, promisero sviluppo, lavoro, cultura. A cinque anni da allora, noi studenti siamo scesi in piazza, per chiedere le stesse cose. Ma senza passerelle, senza interventi straordinari. Senza chiedere l’intervento dell’esercito. Chiedendo solo di rispettare un diritto fondamentale quale è quello allo studio. Abbiamo chiesto di mantenere in vita un polo universitario. Di darci la possibilità di crearci un avvenire per noi e per le nostre famiglie nel territorio che amiamo. Invece no, questo non è possibile. Tante promesse incompiute. E proprio qualcuno di quei politici disse: “studiano a Locri, perché è un’università facile”. Eppure mi sento orgoglio di dire, che tutti i docenti di Messina, che hanno avuto la possibilità di interrogare gli studenti di Locri, hanno avuto solo parole di elogio per la nostra sede. I nostri studenti, sballottati a Messina per la chiusura della sede di Locri, hanno raggiunto risultati eccezionali per un semplice motivo: “chi si iscrive a Locri, lo fa non per tentare la fortuna di laurearsi, ma perché vuole veramente studiare”. Sicuramente Totti e Ronaldinho non verranno mai a giocare nel Locri, ma ricordo che proprio gli stessi giocatori, come anche Ronaldo, Maradona e Pelè, prima di diventare dei fenomeni, giocavano senza scarpe e con una palla fatta di pezza. Caro professore, non importa tanto dove si studia, bensì atre tre cose: la voglia di studiare, come si studia, e l’amore per il posto in cui si studia. Ed io, potendo tornare indietro, per la mia crescita culturale e personale, sceglierei nuovamente Locri.
Livio Ravanese
rappresentante degli studenti universitari della Locride

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