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martedì 27 luglio 2010

ROSARNO. L'operazione "Pettirosso" contro il clan Bellocco

ROSARNO. I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale reggino Domenico Santoro su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo, nei confronti di 10 affiliati alla cosca “Bellocco”. Le ordinanze sono state notificate a: Marco Arcuri, 39 anni, di Rosarno; Giuseppe Barbatano, 66 anni, di Melicucco; Gregorio Bellocco, 55 anni, di Rosarno (già detenuto); Michele Bellocco, 49 anni, di Melicucco; Nicola Ciricosta, 56 anni, di Rosarno; Saverio Corigliano, 40 anni, di Mileto in provincia di Vibo Valentia; Giuseppe Fazzari, 30 anni, di Galatro; Rocco Fazzari, 60 anni, di Melicucco. L’accusa è associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale, porto e detenzione illegale d’arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso. Contestualmente è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni, consistenti in 13 fabbricati e 67 appezzamenti di terreno agricolo e edificabile, dell’estensione di circa 14 ettari, del valore complessivo di 10 milioni di euro, riconducibili agli indagati. La prolungata ricerca dei latitanti Gregorio e Giuseppe Bellocco che aveva consentito l’arresto nel febbraio 2005 e luglio 2007 dei due massimi esponenti dell’omonimo sodalizio rosarnese, inseriti nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi in ambito nazionale, nonché la cattura di altri latitanti di spicco gravitanti nell’orbita criminale dei Bellocco, tra cui Carmelo Lamari e Giuseppe D’Agostino, al vertice della federata cosca "Lamari-Chindamo-D'Agostino", attiva nel comprensorio di Galatro e Laureana di Borrello, ha consentito di ricostruire anche il circuito di sostegno della latitanza dei due esponenti di vertice della cosca. Dall’indagine, i carabinieri avrebbero accertato che il gruppo di favoreggiatori era costituito da una ristretta cerchia di affiliati, preposti ad assicurare i contatti dei ricercati con i familiari ed i principali associati, alla loro assistenza, alla predisposizione dei numerosi bunker sotterranei utilizzati quali rifugio. In particolare, gli interventi operati nell’area circostante il comune di Rosarno hanno fatto individuare ben 14 rifugi abilmente celati all’interno di abitazioni, ovvero interrati in fondi agricoli, ai quali si accedeva attraverso botole attivate da sofisticati congegni idraulici. Proprio all’interno di uno di questi ricoveri, perfettamente attrezzati, è stato catturato il boss Gregorio Bellocco, sulla cui latitanza era stata costruita una vera e propria leggenda, che aveva ispirato un componimento in dialetto calabrese rinvenuto al momento dell’arresto. Intitolato “Circondatu” (Circondato), il testo descrive con dovizia di particolari la rocambolesca fuga di Bellocco in occasione dell’irruzione dei carabinieri in un bunker sotterraneo nell’agro di Anoia, che aveva comunque fruttato, nel dicembre 2003, l’arresto del cugino Carmelo Bellocco, anch’egli latitante. L’odierno intervento, depotenzia ulteriormente la ‘ndrangheta dell’area di Rosarno, già oggetto di ripetuti interventi, ultimo dei quali l’operazione “Il Crimine”, che hanno profondamente colpito l’organizzazione mafiosa. I dettagli dell’operazione, chiamata convenzionalmente “Pettirosso”, sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il comandante provinciale dell’Arma, colonnello Pasquale Angelosanto, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, il comandante del Reparto analisi del Ros, colonnello Roberto Pugnetti e il comandante del Nucleo operativo, maggiore Gianluca Vitagliano.

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