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lunedì 3 maggio 2010

Taurianova. Scatta l’operazione “Larosa” e in nove finiscono in manette

TAURIANOVA. Nelle prime ore di oggi i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a nove misure cautelari nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, di danneggiamento e concorso in estorsioni reiterate ed aggravate, perché commesse con metodi mafiosi. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, si sono protratte dal settembre del 2008 fino alla fine del 2009, ma hanno consentito di far luce su fatti estorsivi risalenti finanche al 1994. I militari dell’Arma hanno infatti accertato svariate estorsioni commesse nei confronti di diverse ditte che si erano aggiudicate degli appalti pubblici nel comprensorio di Giffone, delineando un quadro nel quale, per gli imprenditori che intendevano effettuare lavori di urbanistica ed edilizia pubblica, era una consuetudine dover cedere una parte sostanziale dei loro profitti alla criminalità organizzata. Dal 1994 al 2009 le estorsioni ed i taglieggiamenti si sono ripetuti senza soluzione di continuità con le medesime modalità, matrici e richieste. L’elemento che ha caratterizzato questi crimini è stato lo strumento di persuasione che, come accade spesso nelle terre permeate da forti indici di criminalità organizzata, è consistito in reiterati danneggiamenti a mezzi di cantiere, attrezzature e materiali. Gli imprenditori sono stati stretti per anni in una morsa che li ha indotti a ritenere che il male minore fosse quello di sottostare alle pretese antigiuridiche di persone prive di scrupoli. Proprio queste modalità hanno indotto la magistratura inquirente a contestare l’aggravante ad effetto speciale dell’aver commesso il fatto con metodi mafiosi. Le prove sono state raccolte grazie ad una serie di complessi accertamenti, tra cui intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, servizi di osservazione a distanza e vari riscontri, necessari per definire il quadro probatorio che ha fatto luce sul preoccupante fenomeno estorsivo, che nel centro abitato di Giffone era diventato una consuetudine per tutte le imprese che si aggiudicavano appalti pubblici.
L’attività investigativa, convenzionalmente denominata “Larosa”, trae le sue origini dall’arresto, nell’agosto del 2008, di Francesco Larosa(classe 1951), che venne colto nella flagranza del reato di coltivazione di una piantagione di canapa indiana, nella fascia aspromontana compresa tra i comuni di Cinquefrondi e Giffone. In quella circostanza, una seconda persona riuscì ad eludere l’intervento dei carabinieri, fuggendo tra la vegetazione e gli anfratti, che in quella zona sono particolarmente impervi. I successivi approfondimenti hanno rivelato da subito che le attività criminose in cui Francesco Larosa era direttamente impegnato non erano esclusivamente riconducibili alla coltivazione ed all’eventuale commercializzazione di sostanze stupefacenti, ma riguardavano anche un ambito criminale completamente diverso, quello appunto delle estorsioni. L’indagine, avviata inizialmente con lo scopo di identificare il secondo responsabile della coltivazione illecita e di fare luce sui canali di distribuzione dello stupefacente, è stata progressivamente rimodulata di pari passo con l’emergere di nuovi elementi di considerevole valore investigativo e probatorio, relativi ai fenomeni estorsivi in danno di ditte che si erano aggiudicate gare d’appalto indette dal comune. I lavori commissionati dall’amministrazione locale spaziavano dalla posa delle tubazioni per la distribuzione del metano, alla costruzione del campo sportivo o della scuola media, agli interventi di consolidamento su di un costone roccioso, alle attività nel settore boschivo e forestale. Il metodo per indurre gli impresari a pagare era sempre lo stesso, quello di vincere la loro resistenza effettuando dei danneggiamenti ai mezzi d’opera ed alle strutture in fase di realizzazione, che aumentavano in maniera graduale sino a quando i responsabili, non riuscivano ad ottenere il pagamento della tangente. Le cifre richieste, nella maggior parte dei casi, erano molto consistenti, tanto da raggiungere cifre che oscillavano tra i 30 ed i 40 milioni di vecchie lire. Gli elementi probatori raccolti hanno indotto la Procura della Repubblica di Reggio Calabria a contestare l’associazione per delinquere di tipo mafioso. Chi adotta i metodi mafiosi, infatti, si avvale della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Pertanto, con l’aggravante si intende che le persone indagate hanno commesso i delitti loro attribuiti esercitando una particolare coartazione psicologica non necessariamente su una o più persone determinate, ma all’occorrenza anche su un gruppo indeterminato di persone. La coartazione si realizza attraverso una condotta che è tale da evocare nelle vittime l’esistenza di consorterie e sodalizi in grado di esercitare ed amplificare la violenza a scopo intimidatorio e persuasivo. A riscontro dell’attività d’indagine sono stati conseguiti i seguenti risultati:
- 1 persona arrestata in flagranza;
- 15 persone deferite in stato di libertà;
- 1 piantagione di oltre 400 piante di cannabis indica sequestrata;
- nel luglio 2009, è stata sequestrata parte di un rituale di affiliazione alla ‘ndrangheta, di cui uno degli indagati, all’atto della perquisizione, aveva cercato di disfarsi, gettandolo nello scarico dei servizi igienici
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Il Gip di Reggio Calabria, su richiesta della Ddas reggina, che ha concordato con gli esiti investigativi dei carabinieri della Compagnia di Taurianova, ha emesso le seguenti misure cautelari, riconoscendo la sussistenza dell’aggravante dell’impiego di metodi mafiosi.
Custodia cautelare in carcere per: Francesco Larosa, 59 anni, residente a Sant Pierre (AO), boscaiolo; Lidia Sanzone, 54 anni, residente a Sant Pierre (AO), casalinga; Ferdinando Larosa, 28 anni, di Giffone, boscaiolo; Giuseppe Larosa, 32 anni, residente a Monteroni D’Arbia (SI), autista; Giuseppe Larosa, 45 anni, ristretto presso la Casa circondariale di Reggio Calabria, disoccupato; Graziano Bartolomeo Larosa, 39 anni, di Giffone, disoccupato; Joseph Bruzzese, 43 anni, di Anoia, marmista; Giovanni Ierace, 40 anni, di Polistena, commerciante.

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