SCILLA. E’ divenuto un vero e proprio caso: il caso porto. La vicenda, ha oramai superato le barriere comunali, tanto da invadere i social network e interessare anche chi scillese non è. E se la protesta naviga sulle ali della tecnologia certamente le prese di posizione, vecchia maniera, non mancano. Così anche la chiesa, parte integrante del tessuto sociale, interviene sul “caso porto”. L’attivissimo parroco don Francesco Cuzzocrea, si rivolge direttamente a prefetto, sindaco, presidente della Provincia, presidente della regione Calabria, questore e Direzione marittima. Don Francesco sintetizza il contenuto della propria missiva con il titolo calzante: “Tensione sociale rione Chianalea”.Questo il testo integrale.
La grave situazione – insostenibile ulteriormente dai cittadini scillesi e particolarmente dalle famiglie del quartiere Chianalea – che si sta creando da punto di vista sociale e sotto il profilo dell’ordine pubblico attorno all’uso (mancato) delle aree portuali preoccupa non poco questa parrocchia e viene ad aggiungersi alla già precaria situazione sociale di questa comunità oggetto, tra l’altro, di pubbliche denunzie e recenti manifestazioni di piazza a tutela della legalità e della pacifica convivenza.
La grave situazione – insostenibile ulteriormente dai cittadini scillesi e particolarmente dalle famiglie del quartiere Chianalea – che si sta creando da punto di vista sociale e sotto il profilo dell’ordine pubblico attorno all’uso (mancato) delle aree portuali preoccupa non poco questa parrocchia e viene ad aggiungersi alla già precaria situazione sociale di questa comunità oggetto, tra l’altro, di pubbliche denunzie e recenti manifestazioni di piazza a tutela della legalità e della pacifica convivenza.
Come parroco quindi non posso non essere sensibile alle sofferenze di quanti, in ragione delle naturali esigenze di sopravvivenza, mal sopportano una vera e propria situazione di “stritolamento” sull’altare delle pur legittime esigenze di sicurezza che risulterebbero, nella sostanza, soddisfatte – a quanto è dato sapere – sia dai lavori di consolidamento della roccia eseguiti ai primi degli anni ’80 dal Genio Civile Regionale sia da quelli più recenti con la messa in opera di rete di protezione sulla porzione di roccia allora non consolidata. Non coperta da intervento risulterebbe la porzione di terreno sottostante i locali della canonica ma riteniamo non pericolosamente incombente sulla porzione di banchina interessata al divieto. Vanno rimossi, pertanto, e senza ulteriore indugio ogni e qualsivoglia causa ostativa alla fruizione e all’uso delle banchine e dell’area portuale sia alla popolazione quanto alle pur lodevoli attività commerciali estive colà da anni esercitate. Questo scritto si propone di trasferire tutta la personale preoccupazione per possibili atti sconsiderati che nell’esercizio del mio ministero – e attraverso un’intensa opera educativa e pastorale – con ogni forza si sta cercando di prevenire e scongiurare.

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