REGGIO CALABRIA. Si è concluso con la lettura di una articolata sentenza il processo di secondo grado scaturito dall’operazione “Paper mill”. Il verdetto dei giudici della prima sezione penale della Corte di Appello (Natina Pratticò presidente, Giuseppe Lombardo e Massimo Gullino consiglieri), che riforma la sentenza di condanna del Gup Concettina Garreffa, è giunto dopo una lunga camera di consiglio protrattasi per cinque ore. La Corte, non avendo ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa, ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti degli imputati Pietro Calipa, Domenico Helenio Marasco, Giuseppe Mazzaferro e Antonio Crea in ordine al reato di truffa per sopravvenuta prescrizione. I giudici hanno assolto per non aver commesso il fatto Taodoro Crea (imputazione di truffa) e Giuseppe Mazzaferro (imputazione di associazione). L’organo giudicante ha poi dichiarato la nullità della sentenza di primo grado in relazione all’accusa di associazione nei confronti degli imputati Teodoro Crea, Antonio Crea, Domenico Helenio Marvaso e ha disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica. La sentenza, infine, revoca i procedimenti di confisca. In primo grado, il giudice per l’udienza preliminare Concettina Garreffa aveva condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso il boss di Rizzoconi Teodoro Crea (otto anni di carcere), il fratello Antonio Crea (sei anni di carcere), Domenico Helenio Marvaso (cinque anni e quattro mesi di reclusione), Pietro Calipa (tre anni e quattro mesi di reclusione) e Giuseppe Mazzaferro (cinque anni e quattro mesi di carcere). Al centro delle indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia finì il progetto “Cartech srl” che si sarebbe dovuto concludere con la realizzazione di un’impresa nel settore dellecartiere e, invece, si rivelò praticamente una sorta di scatola vuota. Secondo quanto accertato dalle indagini, infatti, il capannone che doveva ospitare la fabbrica non venne mai costruito, così come il macchinario mai comprato, mentre in denaro, attraverso giri di versamenti bancari, sarebbe finito nel nulla. Il tutto con la volontà di truffare la legge 488 che solitamente viene utilizzata per fornire aiuti economici agli imprenditori privati, in parte a fondo perduto ed in parte a tasso agevolato.Informazioni personali
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lunedì 31 maggio 2010
Processo “Paper mill”: assoluzioni e processo da rifare
REGGIO CALABRIA. Si è concluso con la lettura di una articolata sentenza il processo di secondo grado scaturito dall’operazione “Paper mill”. Il verdetto dei giudici della prima sezione penale della Corte di Appello (Natina Pratticò presidente, Giuseppe Lombardo e Massimo Gullino consiglieri), che riforma la sentenza di condanna del Gup Concettina Garreffa, è giunto dopo una lunga camera di consiglio protrattasi per cinque ore. La Corte, non avendo ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa, ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti degli imputati Pietro Calipa, Domenico Helenio Marasco, Giuseppe Mazzaferro e Antonio Crea in ordine al reato di truffa per sopravvenuta prescrizione. I giudici hanno assolto per non aver commesso il fatto Taodoro Crea (imputazione di truffa) e Giuseppe Mazzaferro (imputazione di associazione). L’organo giudicante ha poi dichiarato la nullità della sentenza di primo grado in relazione all’accusa di associazione nei confronti degli imputati Teodoro Crea, Antonio Crea, Domenico Helenio Marvaso e ha disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica. La sentenza, infine, revoca i procedimenti di confisca. In primo grado, il giudice per l’udienza preliminare Concettina Garreffa aveva condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso il boss di Rizzoconi Teodoro Crea (otto anni di carcere), il fratello Antonio Crea (sei anni di carcere), Domenico Helenio Marvaso (cinque anni e quattro mesi di reclusione), Pietro Calipa (tre anni e quattro mesi di reclusione) e Giuseppe Mazzaferro (cinque anni e quattro mesi di carcere). Al centro delle indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia finì il progetto “Cartech srl” che si sarebbe dovuto concludere con la realizzazione di un’impresa nel settore dellecartiere e, invece, si rivelò praticamente una sorta di scatola vuota. Secondo quanto accertato dalle indagini, infatti, il capannone che doveva ospitare la fabbrica non venne mai costruito, così come il macchinario mai comprato, mentre in denaro, attraverso giri di versamenti bancari, sarebbe finito nel nulla. Il tutto con la volontà di truffare la legge 488 che solitamente viene utilizzata per fornire aiuti economici agli imprenditori privati, in parte a fondo perduto ed in parte a tasso agevolato.
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