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lunedì 17 maggio 2010

Per la Polstato, Iaria ha ucciso la moglie nel corso di una colluttazione

REGGIO CALABRIA. Ha ucciso la moglie al termine di una colluttazione avvenuta sul bordo della strada, poi ha incendiato l'auto con il cadavere della donna all'interno e l'ha gettata in un dirupo. E’ questa la ricostruzione fatta dalla polizia che nelle prime ore di ieri ha arrestato Giovanni Antonio Iaria (nella foto), 48 anni, originario di Roccaforte del Greco, capo squadra dell’Afor, accusato dell'omicidio della moglie, Francesca Gattuso, 38 anni, collaboratrice scolastica e di avere poi simulato un incidente stradale per coprire le proprie responsabilità. Le indagini condotte dalla Squadra mobile e dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura hanno portato all’arresto in flagranza di reato di omicidio volontario aggravato, in danno della proprie moglie, di Giovanni Antonio Iaria, 48 anni. Le prime attività svolte da personale del Nucleo volanti e della Squadra mobile, coadiuvati dalla importante azione investigativa del Gabinetto regionale di polizia scientifica, hanno consentito acquisire i necessari e sufficienti elementi indiziari e probatori a carico dell’arrestato. A seguito del tardivo allarme lanciato dall’operaio forestale alle forze di polizia circa il presunto incidente avvenuto tre chilometri a monte di contrada Arcoleo, segnalando che la propria autovettura era finita in un dirupo a causa di un pirata della strada che lo aveva violentemente tamponato, il personale del Nucleo volanti si è recato sul posto e non senza qualche difficoltà è riuscito ad individuare il luogo dove l’autovettura era precipitata. I due attenti operatori della polizia di Stato, però, già dalle prime indagini effettuate nell’immediatezza, hanno accertato alcune gravi incongruenze tra gli elementi emergenti dal primo sopralluogo e le prime dichiarazioni rese in ospedale da Iaria. Gli uomini del vice questore aggiunto Gerlando Costa, infatti, al centro della curva hanno notato alcune tracce di sostanza ematica a terra, un orologio da donna sporco di sangue e altri segni che hanno indotto gli operatori delle volanti a ritenere che in quel luogo era avvenuta una colluttazione tra due persone. Sul ciglio della strada, oltretutto, sono stati notati evidenti segni di annerimento dell’asfalto a causa di un incendio, cosa incompatibile questa con un incidente che avrebbe spinto subito l’autovettura nel burrone. A questo punto, è stato richiesto l’intervento del personale della Squadra mobile che, giunto sul posto insieme al magistrato ed agli specialisti della scientifica, hanno iniziato una serie di certosini accertamenti tecnici. Accertamenti ripetuti anche ieri mattina con la luce del giorno. Dai racconti di alcuni testimoni che hanno soccorso Iaria a seguito alla sua richiesta di aiuto, sono state evidenziate ulteriori incongruenze andate a sommarsi a quanto emerso dall’analisi delle ferite superficiali riportate dall’arrestato. Proprio l’accertamento medico legale su tali lesioni ha indotto il medico della polizia di Stato, a ritenere che, presumibilmente le ferite siano compatibili con una azione difensiva da parte della donna. La minuziosa opera di raccolta degli elementi di prova e dei gravi indizi a carico di Giovanni Antonio Iaria ha portato gli investigatori della Squadra mobile e dell’Upgsp a procedere all’arresto in flagranza di reato di omicidio volontario aggravato a carico del capo squadra dell’Afor. Quest’ultimo è ora trattenuto presso il reparto penitenziario degli Ospedali Riuniti a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Le indagini della Squadra mobile proseguono per individuare eventuali complici dell'uomo e per stabilire con esattezza il movente del delitto.

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