REGGIO CALABRIA. Domani, con inizio alle ore 9.30, presso la caserma “Fava-Garofalo”, avrà luogo la cerimonia del Giuramento solenne e consegna degli Alamari agli allievi carabinieri del 127° corso, provenienti dai volontari in ferma breve delle altre Forze Armate. Il corso, formalmente iniziato il 6 novembre 2009, è frequentato da 70 allievi ed è intitolato alla memoria del carabiniere Alfredo Gregori, medaglia d’oro al valor militare ucciso nei Balcani il 7 novembre 1941 ad opera di un gruppo di ribelli sovversivi ai quali, il militare, non si è voluto assoggettare. Gli allievi carabinieri presteranno Giuramento alla presenza del comandante della Legione allievi carabinieri di Roma, generale di brigata Enzo Bernardini e del comandante della Scuola reggina, tenente colonnello Fabio Coppolino. E’ prevista, inoltre, la presenza del comandante interregionale carabinieri “Culquabert”, generale di corpo d’armata Lucio Nobili e del comandante della Legione carabinieri Calabria, generale di brigata Marcello Mazzuca e delle massime cariche civili, religiose e militari.
Come tradizione affluiranno in città parenti ed amici degli allievi che avranno modo di ammirare le bellezze della Città. Il corso formativo per gli allievi carabinieri si sviluppa su 11 mesi. L’iter addestrativo verte sulla preparazione militare, professionale e morale e si sviluppa in due fasi, a ciascuna delle quali corrisponde un peculiare indirizzo didattico. Le materie d’insegnamento sono di carattere giuridico e tecnico interdisciplinare. Durante il periodo di permanenza nella Scuola agli allievi inoltre, sono impartiti insegnamenti di informatica e di lingue straniere. Nell’ambito dell’anno accademico sono previsti due mesi di tirocinio pratico presso le Stazioni territoriali, finalizzato a completare la preparazione per l’assolvimento dei compiti d’istituto. Al termine del corso, gli allievi saranno destinati ad altrettante Stazioni in tutto il territorio nazionale.LA STORIA DI ALFREDO GREGORI
Nel dicembre 1940 fu mobilitato per la guerra e trasferito da Verona a Lonigo dove venne costituita la” 3° Compagnia Carabinieri Reali Mobilitata”, che fu poi trasferita in Croazia. Il 7 novembre 1941, assieme ad un altro carabiniere ( Guglielmo Bonetto di Vicenza) e a quattro soldati di fanteria, venne comandato in un servizio esterno, con il compito di censire ed avvertire la popolazione di alcuni paesi isolati e di montagna, sulle precauzioni da prendere a causa della guerra in atto. Gregori, giunto a Veli Dolac, verso le ore 21, entrò in una osteria assieme a due soldati per chiedere informazioni, mentre l’altro carabiniere e gli altri due soldati restarono fuori. Visto poi che i tre non facevano rientro, il carabiniere Bonetto entrò nell’osteria alla ricerca del collega e dei due soldati.
Gli ospiti della taverna affermarono che non capivano la lingua italiana e, comunque, fecero capire che erano stati disarmati e portati via da alcuni uomini ( ribelli). Il carabiniere Bonetto ed i due soldati rientrano quindi in caserma, dando l’allarme. Il comandante della compagnia dispose un servizio di rastrellamento con tutto il suo personale disponibile, oltre a diverse unità dell’esercito e della guardia alla frontiera. Verso le due di notte vennero rintracciati i due soldati, piuttosto malridotti per le sevizie subite, ma del carabiniere Gregori nessuna traccia. I due soldati erano stati liberati poco prima del loro ritrovamento e riferiscono che il Gregori era stato seviziato alla loro presenza perché non aveva voluto rivelare l’entità delle truppe italiane e la dislocazione delle armi e si era rifiutato di unirsi al coro di inni sovversivi. Gregori, ridotto in condizioni pietose, era stato portato altrove dai ribelli, i quali, erano anche in preda ai fumi dell’alcool. Il mattino dopo, mentre il rastrellamento era ancora in atto, i carabinieri notarono tracce di sangue sul terreno innevato e seguendole trovarono, sotto cumuli di neve, il corpo letteralmente in pezzi, del carabiniere Gregori. Le indagini condotte portarono poi all’arresto dei due responsabili della barbara uccisione. Terminata la guerra, il 29 agosto 1946 con decreto del capo provvisorio dello Stato, venne concessa al carabiniere Gregori, la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “ Incaricato del servizio di censimento informativo sulla popolazione di un centro occupato da un gruppo di ribelli in una casa ove era entrato per eseguire un suo compito, trasportato nella notte in un accampamento avversario, rifiutava energicamente di unirsi al coro dei ribelli che cantavano inni sovversivi nonostante gli fosse stato assicurato che, ciò facendo, avrebbe avuta salva la vita. Il mattino seguente a testa alta e con fierezza riconfermava il suo credo e persisteva nel suo diniego, dopo di che veniva barbaramente ucciso. Espressione purissima di fedeltà, di disciplina e di eroismo”. Il 9 ottobre 1963, la salma venne rimpatriata e dopo una cerimonia funebre solenne, al tempio di San Lorenzo di Vicenza, venne tumulata al cimitero maggiore nella parte monumentale dedicata agli eroi della Patria.
Gli ospiti della taverna affermarono che non capivano la lingua italiana e, comunque, fecero capire che erano stati disarmati e portati via da alcuni uomini ( ribelli). Il carabiniere Bonetto ed i due soldati rientrano quindi in caserma, dando l’allarme. Il comandante della compagnia dispose un servizio di rastrellamento con tutto il suo personale disponibile, oltre a diverse unità dell’esercito e della guardia alla frontiera. Verso le due di notte vennero rintracciati i due soldati, piuttosto malridotti per le sevizie subite, ma del carabiniere Gregori nessuna traccia. I due soldati erano stati liberati poco prima del loro ritrovamento e riferiscono che il Gregori era stato seviziato alla loro presenza perché non aveva voluto rivelare l’entità delle truppe italiane e la dislocazione delle armi e si era rifiutato di unirsi al coro di inni sovversivi. Gregori, ridotto in condizioni pietose, era stato portato altrove dai ribelli, i quali, erano anche in preda ai fumi dell’alcool. Il mattino dopo, mentre il rastrellamento era ancora in atto, i carabinieri notarono tracce di sangue sul terreno innevato e seguendole trovarono, sotto cumuli di neve, il corpo letteralmente in pezzi, del carabiniere Gregori. Le indagini condotte portarono poi all’arresto dei due responsabili della barbara uccisione. Terminata la guerra, il 29 agosto 1946 con decreto del capo provvisorio dello Stato, venne concessa al carabiniere Gregori, la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “ Incaricato del servizio di censimento informativo sulla popolazione di un centro occupato da un gruppo di ribelli in una casa ove era entrato per eseguire un suo compito, trasportato nella notte in un accampamento avversario, rifiutava energicamente di unirsi al coro dei ribelli che cantavano inni sovversivi nonostante gli fosse stato assicurato che, ciò facendo, avrebbe avuta salva la vita. Il mattino seguente a testa alta e con fierezza riconfermava il suo credo e persisteva nel suo diniego, dopo di che veniva barbaramente ucciso. Espressione purissima di fedeltà, di disciplina e di eroismo”. Il 9 ottobre 1963, la salma venne rimpatriata e dopo una cerimonia funebre solenne, al tempio di San Lorenzo di Vicenza, venne tumulata al cimitero maggiore nella parte monumentale dedicata agli eroi della Patria.

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